Da Ascona a Venezia torna Pericle, artista dell'invisibile

Prima retrospettiva dopo il ritiro, mostra a Querini Stampalia durante la Biennale

   Mistero e creatività formano un richiamo vicendevole nell'arte, e quando entrambi si fondono in un personaggio eclettico come fu Luigi Pericle, si crea una relazione così prolifica che può influenzare un intero luogo, una città, una regione. E' questo il connubio che si è creato tra Luigi Pericle Giovannetti, pittore e fumettista, ma anche astrologo e teosofo, e Ascona, piccola perla sulla punta nord del Lago Maggiore, e che ora si riproporrà, per la prima volta dopo oltre cinquant'anni, nella cornice veneziana della Biennale d'Arte, come spiegato alla presentazione delll'evento, il 4 aprile, alla Fondazione Monte Verità di Ascona.

   Ascona tra le due guerre divenne baricentro di artisti, pensatori, filosofi, esoteristi e miliardari eccentrici, tutti inseriti in quella fortunata temperie culturale della Svizzera neutrale di cui, dopo gli Anni '60, si spense l'eco. Ma poco tempo fa, dalla passione per l'arte di due albergatori, è riemerso dal passato un tesoro: tutti i dipinti di Pericle - rimasti dimenticati nelle cantine di una casa - che all'apice del successo si ritirò in meditazione e non si concesse pubblicamente mai più. Tra pochi giorni, invece, grazie all'associazione nata per tutelare e promuovere quel fortunato ritrovamento, il maestro tornerà per i suoi estimatori nella mostra 'Luigi Pericle (1916-2001) _ Beyond the visible' che si terrà dall'11 maggio al 24 novembre 2019 alla Fondazione Querini Stampalia a Venezia.

   "Riemerso dall'oblio, oggi Luigi Pericle è al centro di un grande progetto di recupero critico e filologico - spiega Andrea Biasca-Caroni dell'associazione Archivio Luigi Pericle - che vede nella mostra veneziana la prima tappa di un articolato percorso. Accompagnata da un catalogo scientifico (Silvana Editoriale) l'esposizione allinea 50 opere, fra dipinti su tela e su masonite, oltre a chine su carta degli anni Sessanta e Settanta, frutto di un lavoro di riflessione sul linguaggio della pittura e sugli strati più reconditi della coscienza". Luigi Pericle (1916-2001), ritenuto "un protagonista della pittura europea del secondo Novecento", era marchigiano d'origine (di Monterubbiano), ed è stato apprezzato dai nomi più blasonati del sistema: dal collezionista Peter G. Staechelin a Sir Herbert Read, trustee della Tate Gallery; dal museologo Hans Hess, curatore della York Art Gallery, ai titolari della galleria Arthur Tooth&Sons di Londra dove espose accanto ad Appel, Jorn, Tàpies, Dubuffet o Mathieu.

   "Il percorso cronologico punta a ricostruire, attraverso una cinquantina di opere significative e a una selezione di documenti che testimonino i suoi versatili interessi, i diversi momenti della ricerca estetica di Luigi Pericle - commenta Chiara Gatti, uno dei curatori - I nuovi studi in corso sull'opera di Pericle mirano a dimostrare quanto le dottrine teosofiche e tutte le altre materie di studio non abbiano avuto un ruolo secondario rispetto all'arte figurativa. Lo slancio a comprendere e penetrare i misteri dell'esistenza, le oscillazioni e le vibrazioni dell'anima così come sono definite nelle concezioni mistico-teosofiche, ha un valore antropologico che, nelle speculazioni di Pericle, si traduce in una certezza assoluta: l'origine mistica dell'opera d'arte". Pericle si ritirò però improvvisamente con la moglie Orsolina Klainguti nel paradiso anarchico del Monte Verità, la famosa 'collina dell'utopia' isolata fra i boschi del Canton Ticino sopra Ascona, dove era approdato già dagli Anni '50. Un periodo caratterizzato dall'isolamento ma da una ricchissima produttività non solo artistica ma anche in campo letterario, astrologico, filosofico e teosofico.

"Luigi Pericle (1916-2001) appartiene alla composita famiglia di artisti e letterati del Novecento che hanno affidato la loro opera a quella che potremmo definire la 'spinta postuma', quando un autore non desidera o non è in grado di far sì che la sua opera venga conosciuta e apprezzata durante la sua vita - spiega uno dei curatori, Marco Pasi - Il caso paradigmatico di spinta postuma nell'arte moderna è ovviamente quello di Vincent van Gogh, mentre Pericle appartiene piuttosto a una categoria più ristretta, che è quella degli autori in cui la spinta postuma si coniuga con una ricerca di tipo spirituale ed esoterico".

   Tra le centinaia di quadri trovati da Greta e Andrea Biasca-Caroni, infatti, ci sono anche un romanzo, oroscopi, scritti di ufologia, interi quaderni fittamente riempiti di ideogrammi giapponesi, simboli astronomici e combinazioni omeopatiche. Fino alla fine, pur senza esporre, Pericle riscosse successo anche grazie al fumetto della Marmotta Max, ancora richiesto a New York e in Giappone, ma dal 1980 cesserà di dipingere e si ritirerà per sempre a vita privata. Una sorta di definitivo distacco dal mondo per tornare a essere strumento di quella spiritualità che ha indagato per tutta la vita: "L'essenziale non è ciò che viene dall'artista - amava infatti dire - ma attraverso l'artista".

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