L'Espresso rinasce tra Europa e verità

Dal 24/2 settimanale si rinnova, 'luogo dove confrontarsi'

(di Elisabetta Stefanelli)

   Nasce il nuovo L'Espresso e sarà come ''un luogo di carta dove confrontarsi'', nello spirito guida di due parole che davano anche il titolo alla serata di presentazione dello storico settimanale: Europa e Verità. ''Parole fuori moda'', sottolinea dal palco il direttore Marco Damilano, ma il nuovo L'Espresso - in edicola da domenica 24 febbraio con La Repubblica - non punta certo ad essere glamour quanto a indagare la sostanza dei fatti, ''raccontare sempre qualcosa che non si sapeva prima'', difendere i diritti ''che non sono mai del tutto acquisiti'', perchè ''il giornalismo è prima di tutto un lavoro di ricerca''. E allora spazio alle inchieste (questa volta in copertina quella dedicata a Matteo Salvini e al suo viaggio in Russia), ma anche ai Reportage , alle Idee nel paginone centrale, alla Parola della settimana (qui è Insieme), per concludere con le Storie, racconti lunghi, quasi sempre veri ma a volte di fantasia, dall'Italia e dal mondo. Parte così una fase nuova, che vuole percorrere nuove strade non soltanto per la testata nata nel 1955 ma per ritrovare il senso stesso del fare giornalismo oggi: ''coniugando insieme fedeltà alla tradizione e modernità, con cambiamenti importanti'', chiosa l'editore, il presidente del Gruppo Gedi Marco De Benedetti. Di questo si è parlato nell'affollato Teatro Argentina di Roma, dove in una serata intervallata dalle letture di Isabella Ragonese - a partire simbolicamente dalle pagine di Anna Politkovskaja - si sono confrontati sul palco intellettuali e giornalisti, da Marcelle Padovani a Roberto Saviano, da Javier Cercas a Massimo Cacciari, con ovviamente la parola della testata a partire dal direttore Marco Damilano e dal vicedirettore Lirio Abbate. Se Padovani snocciola i numeri negativi del suo Nouvel Observateur ad ostentare una doccia di realtà (''abbiamo adottato una linea simile e negli ultimi cinque anni siamo passati da 530 mila copie a 230 mila ma ci siamo stabilizzati'') e invoca come un miraggio ''la notizia, perchè di notizie ne vedo troppo poche'', in conclusione Cacciari spiega che a suo avviso ''la notizia non esiste più e non ha più senso''. Nel mezzo si colloca la ricerca della verità che per Saviano è travolta dal fattore dinamico della velocità, in un mondo in cui il presidente degli Stati Uniti twitta insulti contro i giornalisti senza che nessuno si scomponga, in cui ''il web ha preso il posto del quotidiano, i quotidiani quello dei settimanali e ai settimanali è affidato un ruolo tutto da definire''. C'è lo spazio di quel ''ritardo che è fondamentale per pensare'', dice lo scrittore citando un libro di Thomas Friedman, e in cui ''bisogna resistere'', per ''creare un punto di vista non istantaneo''. ''La verità è nel dire no'', sostiene invece Cercas, che cita l'esempio di Pasolini e Sciascia per l'Italia, ma non nasconde che ''oggi la menzogna ha un potere straordinario''. ''Il giornalismo oggi è impotente - aggiunge lo scrittore - non bisogna solo dire la verità ma anche smascherare la menzogna''. Un baluardo contro la menzogna certo, che però conclude Massimo Cacciari, deve avere come missione ''quella di far capire l'utilità e la necessità dell'Europa. Bisogna spiegare ai cittadini che serve per il loro benessere''.

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