Asia Argento e il #MeToo, tra battaglie e polemiche

Simbolo campagne anti-molestie divide opinione pubblica

Da simbolo del #MeToo a sospetta predatrice. "Siamo eroine, ma non in Italia, solo nel resto del mondo", aveva detto Asia Argento lo scorso aprile a New York intervenendo in un panel moderato da Ronan Farrow del New Yorker che aveva raccolto pochi mesi prima la sua denuncia contro Harvey Weinstein. La 42enne attrice e regista italiana protagonista delle campagne contro le molestie sessuali oggi si e' ritrovata nel ruolo dell'accusata. Asia, tra battaglie e polemiche: non una novità per la figlia di Dario Argento, descritta alternativamente negli ultimi mesi come vittima e eroina, ma soprattutto come cinica carrierista.

Protagonista di una quarantina di film, da Palombella Rossa di Nanni Moretti a Marie Antoinette di Sofia Coppola, due volte David di Donatello, mentre il suo film da regista Incompresa era andato a Cannes, lo scorso autunno la Argento era stata una delle prime a dare a Farrow il permesso di usare il suo nome inducendo altre accusatrici di Weinstein a uscire allo scoperto.

La sua denuncia aveva polarizzato l'opinione pubblica: da un lato l'hashtag #ForzaAsia, dall'altro una galassia di contrari: aveva fatto storcere il naso il fatto che saltuariamente avesse continuato a far sesso con Weinstein dopo lo stupro a Cannes, cosi' come il fatto che sia lei che le altre donne avessero aspettato tanto (vent'anni nel suo caso) permettere in piazza le malefatte del potente "re" della Miramax.

Con il suo stile abrasivo e sempre sulle barricate, ("Le coscienze si stanno risvegliando, ogni maiale che cade é un titolo d'onore", aveva detto al Guardian in novembre), Asia aveva fatto da parafulmine in una campagna di odio che andava dal "se l'è andato a cercare" al "sennò non avrebbe mai lavorato" all'ambiguo "ma poi ha scelto di starci insieme". La solidarietà era arrivata da donne come Gianna Nannini: "Ha aperto la strada alla voglia di raccontare gli abusi subiti", l'aveva difesa in ottobre la cantante da sempre simbolo della liberazione femminile. Gli ultimi attacchi erano arrivati in giugno dopo il suicidio del compagno Anthony Bourdain che, si scopre oggi, l'aveva aiutata a "gestire" le minacce del giovane Jimmy Bennett mentre stava al suo fianco nella campagna anti molestie: "Cara @AsiaArgento quelli che ti scaricano addosso la loro violenza mentre tu stai vivendo questo difficile momento, li conosco. Io sto con te, siamo in tante e tanti", aveva detto l'ex presidente della Camera Laura Boldrini schierandosi su Twitter dopo le critiche ricevute dall'attrice sui social dopo il suicidio.

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