Oscar 2016: Morricone, 'Dedico premio a Maria'

"Mia moglie ha avuto molta pazienza a sopportare la mia assenza"

Dopo la consegna dell'Oscar il Maestro Ennio Morricone è tornato in albergo. Niente feste. A 87 anni il modo migliore per celebrare è una notte di riposo stando accanto agli affetti: la moglie e il figlio Giovanni che l'ha accompagnato sul palco e ha tradotto per lui il discorso di accettazione. "Ho dedicato l'Oscar a mia moglie Maria perché ha avuto molta pazienza a sopportare la mia assenza", dice il maestro di capolavori come C'era una volta il west. Ennio Morricone ha dedicato una vita alla musica e al cinema, e questa dedizione ha comportato qualche rinuncia a livello personale.

Intervistato nella sua suite dell'Hotel Four Season di Beverly Hills Morricone ha dunque approfittato dell'occasione per lasciarsi andare ad un velo di malinconia e alla spiegazione di un dovuto ringraziamento: "Sono stato molto assorbito dalla professione e quindi la lontananza dalla famiglia c'è stata negli anni più intensi della mia carriera. Non ero del tutto assente, questo no, ma qualche momento importante in famiglia, qualche passaggio nell'educazione dei miei figli, me lo sono perso. Ho avuto una bella vita, avventurosa, ma avevo l'impressione di perdermi qualcosa. Mia moglie però c'era, c'era sempre, e per questo dedico l'Oscar a lei. Per la sua pazienza". L'Oscar per la colonna sonora di The Hateful Height di Tarantino è arrivato alla sesta nomination. La prima candidatura era arrivata nel 1979 per I giorni del cielo. Nell''86 era dato per favorito per The Mission ma perse. Successe la stessa cosa l'anno dopo per Gli intoccabili. Poi ci fu Bugsy nel '92 e Malena di Tornatore, nove anni dopo.

Nel 2007 è arrivato il premio alla carriera e ora finalmente l'Oscar per un film. "Tarantino non mi ha detto molto, mi ha chiesto di considerare il viaggio sulla neve della diligenza, non mi ha dato consigli per quanto riguarda la musica, per niente, io così mi sono sentito completamente libero. Lui pensava al suo film come un film western ma io lo vedevo lontano dagli western che avevo fatto io con Leone, erano proprio diversi". I registi però qualche volta hanno richieste più specifiche: "Ci sono dei registi che chiedono anche cose ragionevoli e in questo caso gli do retta ma poi però ci metto la mia firma, la mia attenzione creativa. Non è passiva questa accettazione delle richieste del regista. Poi ci sono anche registi come Roberto Faenza, che ti dicono solo: fa come ti pare.

Quanto ti dicono così mi devo assumere una responsabilità ancora maggiore, però alla fine le mie cose migliori sono venute proprio in quei casi, quando mi hanno dato carta bianca". D'altra parte il lavoro di un compositore di cinema è un lavoro di mediazione, due autori in uno stesso progetto."Con l'aggravante che la musica arriva sempre all'ultimo. Certe volte ho anche proposto: scrivo prima che tu inizi a girare. Non è un metodo abituale, ma per me funziona, scrivo prima i pezzi principali, poi il regista inizia a girare avendo già in mente parte della musica". Ora uscirà un libro sul grande maestro, scritto da Alessandro DeRosa dal titolo "Inseguendo quel suono". Uscira' per Mondadori il 3 maggio 2016. "Sono lunghe conversazioni che ho avuto con l'autore, lui le ha rese in forma scritta, credo che venga un buon libro. E' una sorta di biografia professionale, cosa io penso della musica del cinema, cosa si deve fare per fare buona musica, cosa non si deve fare. Il titolo deriva da una poesia che ho scritto a mia moglie, Inseguendo quel suono. Subito sul titolo non ero d'accordo, mi sembrava che non spiegasse abbastanza ma poi mi sono convinto e ora mi piace. Conversazione con Ennio Morricone certo spiegava di più. Non ho scritto molte poesie, anzi ne ho scritto una, quella dedicata a mia moglie, era un'occasione speciale".

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