'Albergo diffuso' salva un antico borgo diroccato in Calabria

Rintracciati eredi in mezzo mondo, le case cedute e ristrutturate hanno fatto rivivere il paese

UN ESEMPIO STRAORDINARIO

C'è uno straordinario progetto che, nella vituperata Calabria, ha cambiato il destino di un borgo coniugando associazionismo, edilizia e turismo come nelle più moderne ed efficienti realtà del Nord Europa. Si tratta dell'ospitalità diffusa che fa di Belmonte Calabro (Cosenza) - piccola e antica realtà cittadina arroccata su uno sperone roccioso a pochi chilometri dal blu del Tirreno - un esempio di sostenibilità ambientale e di preservazione di tradizioni culturali e sociali.

Quello che è successo, in pochi anni, a Belmonte, è presto detto. Il paesino, 2.500 anime che vivono a quattro chilometri nell'entroterra su una collina panoramica che domina il mare, e che rappresenta, come molti borghi dell'Alto Cosentino, un pezzo di storia che affonda nell'antica Bellimontum, fondata dagli Angioini nella seconda metà del Duecento, stava andando in rovina. Imperversavano spopolamento, calo demografico, pendolarismo lavorativo, fenomeni purtroppo ormai abituali per molte realtà di provincia, specialmente al sud, e nonostante le attenzioni dell'amministrazione locale, attenta a bilanci e territorio. Il centro, in particolare, uno di quelli che lasciano il turista a bocca aperta, e che ti fanno respirare un'atmosfera fuori dal tempo, stava letteralmente cadendo a pezzi. Ecco quindi l'idea: due fratelli, prima da soli e poi con altri amici 'paesani', decidono che bisogna intervenire. Hanno delle disponibilità economiche, cominciano a comprare un paio di case semidiroccate, le ristrutturano secondo le migliori pratiche di bioedilizia, con l'idea di far arrivare qualche turista. Il progetto cresce, altri cittadini lo sostengono. Alcuni sono i proprietari delle case del borgo, e le mettono a disposizione per gli affitti in modo da vederle ristrutturare, altri le cedono. Il borgo rinasce.

IL BORGO RINATO

Oggi è una realtà da cartolina, con muri colorati, scalinate che portano su e giù in una sorta di labirinto da percorrere lentamente per annullare i pensieri, vasi di fiori, lampioni dalle luci calde, terrazze sui tetti, giardini, che si intersecano, quasi si compenetrano, con muri e cancelli che si incastonano l'uno sull'altro. Tutto perfettamente ristrutturato e accessibile tramite un paio di parcheggi, alle due estremità (dentro ci si muove solo a piedi) di una piazzetta che funge da baricentro e dove si trovano un luogo di ritrovo e un bar-trattoria vocata a una cucina tradizionale che è essa stessa patrimonio culturale di questa gente che ancora sa vivere nel benessere, forse quello vero, fatto di rapporti umani, tempi adeguati, qualità. "Questa idea è venuta a me e a mio fratello nel 2006 ed ora è quasi una missione", racconta il fondatore della 'Impresa sociale A' Praca ('La Roccia', ndR), Giuseppe Suriano, 48 anni, Belmontese 'di ritorno' dato che dopo gli studi economici ha avviato uno studio di commercialista nella città in cui vive, Perugia, anche se ormai vi passa solo la metà del suo tempo. Perché il progetto di albergo diffuso 'Ecovacanze belmonte' (e c'è stato spazio anche per una seconda associazione, 'Belmonte viva') ha avuto successo, portando nel borgo e nel paese decine di turisti per ogni stagione dell'anno. La collocazione in collina ma sopra il mare rende infatti Belmonte ideale sia nelle mezze stagioni sia in estate. E lui, per tutti 'Pino', sovrintende a ogni cosa, dal menù della cucina alle piccole riparazioni, ai proverbi calabresi dipinti sui muri, all'illuminazione. 

“Chi viene in vacanza in Calabria – racconta Sergio Zanardi, patron di Terrebrutie tour operator - un po’ per la scarsa informazione che viene data sui beni del territorio, un po’ perché si è sempre erroneamente creduto che l’unica risorsa turistica di questa regione sia il mare, viene soprattutto per fare vacanze balneari e, quasi mai questo tipo di turista si allontana dalla spiaggia”. E la Calabria per decenni si è, per così dire, adattata a questo utente mordi e fuggi, che arriva d’estate si ferma un mese e poi toglie il disturbo senza chiedere niente altro se non quello che trova: prezzi bassi e mare bello. Ora da quattro anni il network Terrebruzie, che propone solo viaggi culturali e di gruppo, è diventato un punto stabile di riferimento per chi, vinti i soliti pregiudizi su questa regione, decide di conoscere questa terra frequentandone con un accompagnatore preparato i luoghi più belli, la natura incontaminata, le persone e i prodotti del territorio, le tradizioni millenarie. 

LA SFIDA DEL COMMERCIALISTA TORNATO AI LUOGHI D'ORIGINE

"Questa città è antichissima - racconta - alcune tombe dimostrerebbero che sarebbe stato un insediamento della Magna Grecia. Ha fatto poi anche parte di un califfato, quello della vicina, e bellissima, Amantea (Cosenza)". Sorride soddisfatto, Pino: deve essere piacevole aver fatto qualcosa per il proprio paese d'origine. "Al'inizio eravamo 10 associati - racconta - oggi siamo 63, e abbiamo ricevuto il riconoscimento di albergo diffuso nazionale, il primo della Calabria, con le nostre 30 stanze. Il progetto l'abbiamo chiamato "a' praca", perché il paese sorge, appunto, su una roccia. E piace così tanto ai nostri ospiti che molti vogliono associarsi, alcuni tornano perfino per mettersi a disposizione per lavorare, o ci danno una mano per organizzare le iniziative. Come quando abbiamo creato una mostra con i dipinti e le foto con cui i turisti hanno immortalato Belmonte". A questo gruppo di persone, c'è da dire, una volta tanto hanno creduto perfino le banche. complice, forse, anche la professionalità di un commercialista nel presentare un progetto irresistibile. "Fatto stà che Banca Proxima e altri investitori ci hanno sostenuto dopo aver prersentato un 'social plan' e non un 'business plan', perchè oltre alla conservazione del borgo, alla tutela culturale e dell'ambiente, l'albergo diffuso serve anche a mantenere viva una piccola economia locale e alcune professionalità artigianali che altrimenti sarebbero destinate a sparire, come quelle di chi fa piccoli lavori in legno, all'uso di materiali d'epoca, di lavorazioni ormai obsolete ma che nessuno dei moderni operai saprebbe più fare".

LA 'CACCIA' AI VECCHI BELMONTESI

Il vero capolavoro del pool che ha dato vita al borgo, però, è stato quello di ricostruzione catastale e individuazione degli eredi. "Questo è un paese d'emigrazione - racconta un anziano - molti di noi sono partiti da giovani e hanno fatto famiglia al Nord quando non all'estero. Ci sono figli e decine di nipoti e pronipoti. Capire di chi è oggi una casa, legalmente, non è per niente facile. Noi siamo stati determinanti, e lo dico con orgoglio. La memoria dei vecchi belmontesi è servita a instradare le ricerche catastali e anagrafiche, permettendo di acquisire molte delle case che oggi vedete tornate al loro antico splendore". "In alcuni casi abbiamo trovato 10, 15, fino a 27 proprietari per 100 metri quadrati di casa - ricorda Pino - ancora adesso stiamo cercando di rintracciare all'estero gli ultimi due eredi di uno stabile che altrimenti non possiamo toccare, in quanto i proprietari o i loro successori devono essere tutti d'accordo". Quanto agli ospiti, il profilo è presto fatto: 9 su 10 sono stranieri, la metà dal Nord Europa, Germania e Olanda su tutti, realtà dove l'ecoturismo è ormai un'abitudine consolidata. "Sono arrivati anche i primi orientali - racconta Suriano - ma per noi è difficile accettare pacchetti turistici dove spesso si prevedono 50-100 persone. Ecco perché è vitale, ora, cercare di creare una rete con i bellissimi paesi vicini, Fiumefreddo e Amantea in testa. "Come si può ben immaginare - spiega il sindaco di Belmonte, Francesco Bruno - l'idea delle ecovacanze, della cementificazione zero, non è esattamente in linea con la vecchia mentalità di queste terre. Ma il futuro è sicuramente in questa direzione, ed è necessario fare sistema con le altre amministrazioni". 

CAPPERI SELVATICI E UN ANTICO POMODORO GIGANTE

Belmonte calabro, per l'eccezionalità dei suoi prodotti, potrebbe valere da sola la visita anche senza gli splendidi scorci sul mare e l'aria tersa, la gente schietta, il silenzio e la natura incontaminata appena sopra il paese, sulle pendici delle colline retrostanti, dove ancora si possono incontrare agricoltori che vivono come 100 anni fa. Anzi, la visita guidata a chi utilizza ancora questi sistemi arcaici e naturali per fare il formaggio di capra, la ricotta, per stagionare salumi e capocolli, soppressate e salsicce piccanti, per cucinare mantenendo i vecchi metodi di cottura, fa parte delle attività 'etnologiche' organizzate da Terrebrutie, in cui si inquadra il progetto di Ecovacanze di Belmonte. Tra i prodotti che si possono assaggiare qui ci sono sicuramente il pomodoro di Belmonte, gigante, autoctono, unico al mondo, vera e propria icona alimentare della Calabria; la pasta, in genere spaghettoni o bucatini al sugo di pecora; i fichi d'india, i capperi giganti e selvatici (crescono intorno al paese e perfino sulle scale e sui viali), i formaggi, l'olio, il pane cotto nel forno a legna con farine locali senza glutine. Senza dimenticare la fabbrica artigianale dolciaria Colavolpe, un po' più in basso, alla marina, una realtà famigliare che da cento anni produce un'infinità di delizie rigorosamente a mano, la cui punta di diamante sono i fichi della zona, i "dottati",  tra i migliori del mondo, farciti, messi al forno e poi glassati. Menzione a parte merita poi "il finocchietto selvatico - spiega lo chef del borgo, ma per cortesia chiamatelo 'cuoco' - una pianta usatissima in cucina perché ha un aroma inconfondibile e perché contiene delle riconosciute proprietà benefiche (diuretica, antispasmodica, anti-infiammatoria, depurativa e rinfrescante) e quindi utilizzato dalla notte dei tempi per produrre un elisir la cui ricetta viene tramandata da generazioni in generazioni".

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