Da Jovanotti a Fiorello, il ricordo di Marco Trani

Il dj fu idolo di una generazione. Ad un anno dalla sua scomparsa, esce docu 'sTrani ritmi'

(di Giorgiana Cristalli)

Jovanotti, Fiorello, Boy George, Gazebo, Claudio Coccoluto, Carlo Verdone, Albertino e tanti altri raccontano il leggendario dj Marco Trani, morto un anno fa, il 21 settembre, all'età di 53 anni.

Il suo collega e amico fraterno Corrado Rizza ha deciso di raccontare la storia di Marco, che per gli addetti ai lavori (e non solo) è stato il dj più rappresentativo degli anni 80/90 in Italia. Ma l'eco del suo talento e della sua tecnica straordinaria ha varcato i confini, anche perchè Marco, oltre ad aver lavorato in centinaia di locali italiani, ha esportato le sue serate al “Pacha” di Ibiza, al “Les Bains” di Parigi, al “Ministry of Sound” di Londra ed in tantissimi altri prestigiosi club.

Tra i primi dj/remixer e produttori di musica Dance italiana, ha collaborato, tra gli altri, con Mike Francis, Amii Stewart, Talk Talk , F.P.I. Project, Jovanotti e Renato Zero.

Con Corrado Rizza, Marco Trani aveva pubblicato il libro “I Love the Nightlife”, edito da Wax Production, e aveva prodotto un documentario, ancora inedito, con il medesimo titolo, che raccontava la storia del clubbing italiano ed internazionale. Corrado ha deciso di estrapolare le interviste più importanti di tanti colleghi nonché amici di Marco e realizzare STRANI RITMI inserendo anche un'intervista integrale ed inedita allo stesso Trani in cui il dj si racconta dagli inizi della sua carriera.

Tutte le interviste, oltre ad essere inedite, sono state fatte quando Trani era ancora in vita e questo le rende forse ancora più sincere.

Tante le testimonianze di suoi i amici e colleghi, molti dei quali oggi diventati famosi: da Jovanotti a Fiorello, da Roberto D'agostino ad Albertino, da Claudio Coccoluto a Paolo Micioni, e tante le partecipazioni speciali di grande prestigio come quella di Carlo Verdone, Boy George, Frankie Knuckles, David Morales, Joey Negro, Hector Romero, Marco Fullone, Massimino Lippoli, Mauro Ferrucci, Gazebo, Luca de Gennaro, Claudio Casalini, Dr. Felix e tanti altri.

Nel documentario di oltre 45 minuti ci sono filmati di repertorio e foto di Marco degli anni 80/90, filmati rari e inediti girati in un periodo in cui si viveva senza smartphone. Il booklet contiene racconti e foto ed il CD una raccolta di “classici” selezionata da Corrado Rizza: dal funky ai primi dischi house, musica condivisa dai due nelle notti nei club e nelle giornate di profonda amicizia.

 

IL POST DI JOVANOTTI SU FB - Un anno fa se ne andava Marco Trani, "il più grande DJ del mondo". STRANI RITMI è il film in DVD dedicato a lui. Tutto il ricavato andrà in beneficenza. Esce il 30 settembre.
Come dice il promo di questo DVD del quale vi scrivo oggi "Marco Trani è stato il più grande DJ del mondo!". A dirlo è Paul Micioni, uno dei grandi della dance italiana degli inizii, uno di quelli che hanno inventato il mestiere di DJ-Producer, che oggi ha quasi sostituito quello di rockstar. Erano gli anni in cui io mi sono innamorato di quel mondo, ero un bambino, ma avevo già deciso quello che volevo fare: il Disc Jockey. Ero a Roma e a Roma c'erano grandi DJs, io li mangiavo con gli occhi quando li incontravo nei negozi di dischi import. Per me erano più leggendari dei Rolling Stones, ed erano lì davanti a me, si svegliavano all'ora di pranzo quando io tornavo da scuola, facevano quello che io sognavo di fare. Uno di loro aveva un carisma diverso, più notturno degli altri, le cassette con le sue selezioni di pezzi giravano come oggetti preziosi, introvabili. Lavorava in locali dove io ero troppo piccolo per entrare e andarlo a sentire.
Un commesso di uno di questi negozi di dischi a cui ero simpatico mi faceva vedere sottobanco le buste con i vinili 12pollici messi da parte per i grossi nomi della capitale. Le due buste che mi interessavano di più erano qualla di Faber Cucchetti, perchè lui individuava i grandi successi prima di tutti, e quella di Marco Trani , perchè lui andava a cercare musica che io consideravo d'avanguardia. Marco Trani mixava la disco con il jazz la fusion il funk e l'elettronica, non metteva mai cose che tutti avevano nelle orecchie. Suonava i dischi come fosse un musicista vero e proprio. Anche se non avevo ancora gli strumenti di conoscenza per dare un nome a quella cosa (che ha un nome molto semplice: arte) ne ero attratto come un ape verso un enorme fiore notturno.
Marco Trani è stato il maestro di moltissimi DJs italiani, me compreso. Poi siamo diventati colleghi e poi amici, io ho iniziato a fare il DJ di notte e lui mi guardava come si guarda un ragazzino che promette bene. Gli chiedevo consigli e me li dava volentieri. Uscivo verso le 3 o le 4 di notte dal Veleno, il locale vicino a Via Veneto dove lavoravo io e lo andavo a sentire a Le Stelle dove lavorava lui fino all'alba, o all'Hysteria, dove c'era lui con Corrado Rizza.

L'anno scorso Marco Trani è morto, all'improvviso, troppo presto, e proprio Corrado Rizza, storico DJ di quella generazione e buon amico mio e di molti altri di noi, ha raccolto in un bel film in DVD la storia del "più grande DJ del mondo". Tutti i proventi dalla vendita del DVD saranno devoluti all'orfanotrofio dove Corrado ha conosciuto il bimbo che poi lui e sua moglie hanno adottato. Una storia di amici che se ne vanno e di vite che si salvano, con la musica al centro, come passione condivisa e irrinunciabile. Ognuno di noi di quella Roma ha avuto una storia diversa. Chi ha smesso, chi ha fatto altro, chi ha continuato, chi ha fatto il cantante, chi l'imprenditore e chi ha continuato a fare il DJ come se il tempo si fosse fermato, ma resta il ricordo di quegli inizi pazzeschi, di quegli anni incredibili in cui nasceva un mestiere, un'arte, una moda, una passione che ha trasformato noi e il mondo della musica e per la quale Marco Trani è una della figure più importanti. Anche se il suo nome è poco conosciuto dal pubblico del pop mainstream lui è stato il Miles Davis dei Disc Jockeys, quello che pensava che alla pista non gli va dato quello che chiede ma quello di cui ha bisogno, che è una bella affermazione di amore per il proprio mestiere e anche per la pista da ballo.

 
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