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Trieste, è Liliana la donna morta, ma è mistero sulle cause

Trieste, è Liliana la donna morta, ma è mistero sulle cause

L'autopsia non scioglie i dubbi: ipotesi suicidio, si attendono altri esami

12 gennaio 2022, 11:12

Redazione ANSA

ANSACheck

Una foto tratta dal profilo Facebook di Liliana Resinovich - RIPRODUZIONE RISERVATA

Una foto tratta dal profilo Facebook di Liliana Resinovich - RIPRODUZIONE RISERVATA
Una foto tratta dal profilo Facebook di Liliana Resinovich - RIPRODUZIONE RISERVATA

Il cadavere di donna trovato lo scorso 5 gennaio nel boschetto dell'ex Ospedale psichiatrico di San Giovanni è di Liliana Resinovich, la pensionata di 63 anni scomparsa il 14 dicembre scorso. E' un risultato significativo delle indagini, ma non la soluzione del caso: l'autopsia, tanto annunciata e attesa, dalla quale si aspettava di conoscere una parola definitiva sulle cause della morte, non ha risolto il giallo. Anzi, ha spostato tutto in avanti di una trentina di giorni, il tempo che servirà a svolgere altri accertamenti.

Liliana Resinovich, infatti, è morta per "scompenso cardiaco acuto", ha stabilito il medico legale Fulvio Costantinides, e non sono stati rilevati "traumi da mano altrui atti a giustificare il decesso", si legge in uno stringato comunicato del Procuratore Antonio De Nicolo. Che precisa: per conoscere con attendibilità l'effettiva causa del decesso è necessario attendere gli esiti degli esami tossicologici.

I quali, però, non saranno disponibili prima di trenta giorni. Un punto fermo, importante, è stato comunque messo: gli accertamenti hanno escluso una morte violenta provocata da altri. Se dunque non si può dire cosa abbia provocato la morte, l'ipotesi che la donna possa essersi uccisa si sta facendo largo tra investigatori e inquirenti. Il messaggio che arriva dalla Procura, del resto, è molto chiaro: "non ci sono motivi per ritenere che il decesso sia avvenuto a causa di condotte altrui rispetto a quella del decesso avvenuto per mano propria". Intanto, proseguono a tutto campo le indagini della Squadra Mobile di Trieste e della Polizia Scientifica sugli oggetti trovato addosso al corpo. Quel cadavere che il 5 gennaio scorso, nel boschetto poco distante dall'abitazione che Liliana divideva con il marito Sebastiano Visintin, fu trovato con due sacchetti di plastica trasparente in testa, chiuso in due sacchi di quelli di uso condominiale.

Il reato ipotizzato a caldo, subito dopo la scomparsa, era sequestro di persona a carico di ignoti e tale rimane ancora oggi, precisano gli inquirenti. Con lo svolgimento dell'autopsia, intanto, il magistrato titolare del procedimento, Maddalena Chergia, potrà emetterà il nulla osta al seppellimento della salma. In mattinata si era svolto il riconoscimento del corpo: dapprima da parte del fratello della donna, Sergio, e della cugina, successivamente da parte del marito, Sebastiano.

Appena diffusa la notizia, i giornalisti si sono assiepati davanti a casa del fratello, che però ha risposto al citofono annunciando che non avrebbe rilasciato alcuna dichiarazione, e poi del marito. Non gli hanno mostrato il cadavere: "Ho visto delle foto fatte con la stampante"; "non ho visto traumi", ha riferito, sempre molto accogliente nei confronti di stampa e tv. "E' un momento troppo forte, l'ho trovata senza espressione. Sono rimasto alla Polizia a parlare con loro, mi hanno chiesto che farmaci usava. Ma non ne prendeva, solo io per il cuore. Poi siamo venuti qui a casa con le chiavi per vedere se" quelle trovate "erano le chiavi di Lilly, poi siamo andati via. Ero in giro oggi pomeriggio, sono andato a Barcola, in giro con la macchina". Visintin, 74 anni, scosso, attende di sapere e confida "nella polizia e negli inquirenti". Intanto, ha incaricato un avvocato: "E' disposto ad aiutarmi, ma non ho soldi. Se dovesse servirmi ha detto che mi aiuterà".

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