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Caso camici: pm, frode per tutelare immagine politica Fontana

Caso camici: pm, frode per tutelare immagine politica Fontana

Il caso dell'affidamento, nell'aprile 2020, della fornitura da oltre mezzo milione di euro di camici, a Dama, società di Andrea Dini, cognato del presidente. I difensori del governatore lombardo: "Ricostruzione non veritiera"

MILANO, 27 luglio 2021, 13:51

Redazione ANSA

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Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana - RIPRODUZIONE RISERVATA

Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana - RIPRODUZIONE RISERVATA
Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana - RIPRODUZIONE RISERVATA

La Procura di Milano chiude l'inchiesta, in vista della richiesta di rinvio a giudizio, per il governatore lombardo Attilio Fontana e altre 4 persone sull'affidamento, il 16 aprile 2020, della fornitura da oltre mezzo milione di euro di camici, a Dama, società di Andrea Dini, cognato del presidente. Fontana, Dini, Filippo Bongiovanni, ex dg di Aria, e una dirigente della centrale acquisti regionale rispondono di frode in pubbliche forniture, come Pier Attilio Superti, vicesegretario generale della Regione, nuovo indagato.

Nell'avviso di conclusione delle indagini, notificato oggi dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf, la Procura scrive che ci fu un "accordo collusivo intervenuto" tra Andrea Dini, patron di Dama spa, "e Fontana", suo cognato, "con il quale si anteponevano all'interesse pubblico, l'interesse e la convenienza personali del Presidente di Regione Lombardia", il quale da "soggetto attuatore per l'emergenza Covid" si "inseriva nella fase esecutiva del contratto in conflitto di interessi" sull'ormai nota fornitura di camici e altri dpi trasformata in donazione. La "frode" nella pubblica fornitura di camici e altri dpi, scrivono ancora i pm di Milano, venne messa in atto "allo scopo di tutelare l'immagine politica del Presidente della Regione Lombardia Fontana, una volta emerso il conflitto di interessi derivante dai rapporti di parentela" con Andrea Dini, titolare di Dama spa, società di cui la moglie di Fontana, Roberta Dini, aveva una quota del 10%. 

"La notifica di oggi consentirà di assumere le iniziative previste dalla legge per dare un contributo di chiarezza allo sviluppo dei fatti che così come descritti non corrispondono al vissuto del Presidente". Lo spiegano i legali di Attilio Fontana, gli avvocati Jacopo Pensa e Federico Papa, commentando la chiusura delle indagini sul cosiddetto 'caso camici'. Il governatore lombardo, chiariscono, "non si riconosce" nell'"articolato capo di imputazione" per "come è stata ricostruita la vicenda".

   

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