• Leggere Dante in staffetta video e in smartworking al tempo del coronavirus

Leggere Dante in staffetta video e in smartworking al tempo del coronavirus

L'idea di un professore che insegna italiano e latino a Roma GUARDA IL VIDEO

Leggere insieme il sommo poeta in tempi di smarworking producendo una video-staffetta per la fruizione comune sui Social network. È stata questa l'idea poi diventata un progetto reale del professor Pierluigi Di Clemente: abruzzese, classe ’79, docente di italiano e latino presso il Liceo Scientifico e Musicale 'Farnesina' di Roma. Il professor Di Clemente insegna da dodici anni e organizza anche eventi culturali. È un grecista, un attore e appassionato di teatro antico. I suoi poeti preferiti sono Dante Alighieri e Gabriele d’Annunzio

Professore, come ha pensato di unire Dante con lo smartworking ed arrivare ad una staffetta video? L’idea parte da un verso dantesco: “diverse voci fanno dolci note”. In questi giorni atipici, la cultura può mantenerci uniti. Ed ecco il nostro messaggio per celebrare il Dantedì: pur lontani, recitare un unico canto, in continuità, come se fossimo una sola voce. E lo schermo dello smartphone, non più semplice strumento di isolamento o evasione, è divenuto mezzo di condivisione.

Come giudica quest’esperienza costretta dall'emergenza di insegnare ini smartworking e qual è sinora la reazione degli studenti? E’ indubbiamente un grande cambiamento, sia per i docenti che per i ragazzi e le loro famiglie: abbiamo tutti dovuto riorganizzare il nostro lavoro e i nostri tempi. Di positivo c’è che, pur nella distanza, la collaborazione tra le parti si è rafforzata, così come la cooperazione all’interno del corpo docente. Tutti gli insegnanti hanno messo a disposizione le loro competenze, anche al di là del proprio istituto di appartenenza. La scuola, apparentemente trasferitasi nelle mura casalinghe, si è, invece, tuffata nella rete e si è aperta alla condivisione.

Infine, pensa che lo smartworking rappresenti il futuro dell’educazione? Non lo credo possibile. Lo sarebbe se l’educazione fosse una mera tra-smissione di informazioni. Nonostante questa esperienza sia utile per ri-pensare alcuni approcci metodologici e favorire la diffusione delle nuove tecnologie nella scuola, sono convinto che la didattica in presenza, il contatto visivo, la condivisione dell’apprendimento sono insostituibili. L’insegnamento è fatto di sguardi rassicuranti, di risate assordanti, di relazioni umane e interazione costante. Ed è proprio ciò che manca maggiormente ai ragazzi in questi giorni: il dialogo continuo, il diritto di alzare la mano e chiedere a voce “Non ho capito”, l’empatia dell’insegnamento, la scintilla che nessuno schermo, da lontano, potrà mai accendere.

(martino.iannone@ansa.it)

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