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Roberto, estratto dalle macerie e coperto col tricolore: "Non voglio dimenticare nulla"

Roberto, estratto dalle macerie e coperto col tricolore: "Non voglio dimenticare nulla"

E' rimasto quattro ore accanto alla moglie prima di essere salvato. La madre non ce l'ha fatta

AMATRICE (RIETI), 21 settembre 2016, 22:23

Redazione ANSA

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Roberto fotografato mentre viene estratto dalle macerie di Amatrice il 24 agosto e un mese dopo davanti alle macerie della sua casa/FOTO MASSIMO PERCOSSI - RIPRODUZIONE RISERVATA

Roberto fotografato mentre viene estratto dalle macerie di Amatrice il 24 agosto e un mese  dopo davanti alle macerie della sua casa/FOTO MASSIMO PERCOSSI - RIPRODUZIONE RISERVATA
Roberto fotografato mentre viene estratto dalle macerie di Amatrice il 24 agosto e un mese dopo davanti alle macerie della sua casa/FOTO MASSIMO PERCOSSI - RIPRODUZIONE RISERVATA

E' diventato suo malgrado uno dei simboli del terremoto: la foto che lo ritrae appena estratto dalle macerie di Amatrice coperto da una bandiera italiana, ha fatto il giro del mondo. "Stavo morendo di freddo - dice Roberto riguardando quello scatto - ma siccome sono alto, la coperta che avevano i vigili del fuoco era troppo corta. Così un signore che conosco è andato a cercare qualcosa e ha trovato quella bandiera, nella sede degli Alpini".

Ad Amatrice Roberto lavorava come manovale, viveva con la moglie e la madre, a due passi dall'ospedale e dal convento delle suore. Sua moglie è ancora accanto a lui, sua madre no.

"Mi hanno tirato fuori alle 7.40 del mattino e mi hanno portato in ospedale. La sera stessa - racconta - sono scappato, perché per tutto il tempo che sono rimasto sotto le macerie non ho mai sentito la voce di mia madre e volevo trovarla. Quando sono arrivato dove era il mio palazzo, ho visto che non scavavano più. Ho chiesto perché ma nessuno mi rispondeva. Poi qualcuno della Croce Rossa mi ha detto di provare all'obitorio, per vedere se fosse lì. Mi hanno fatto vedere decine di foto di persone morte, molti li conoscevo. E poi ho visto anche la sua".

Quella notte Roberto era tonato a casa mezzora prima del terremoto. "Mi ricordo perfettamente quando mi sono messo a letto, perché ho guardato il cellulare. Erano le 3.30". Sei minuti dopo, l'inferno. "E' crollato il pavimento e il soffitto ma non so come non ci è finito niente addosso. Sembrava come se scendessimo tra tanta sabbia, scorreva tutto in modo lentissimo".

Roberto è rimasto 4 ore sotto le macerie, con la moglie accanto. "Il freddo mi stava ammazzando, il corpo era tutto teso, la schiena mi si stava spezzando dal dolore. Sentivo la coinquilina chiedere aiuto disperatamente. Il suo compagno l'ha protetta e gli è finito sopra, colpito da una trave. L'ho sentito urlare per un'ora e mezzo, poi non ho sentito più nulla.

Roberto andrà via da Amatrice per qualche tempo: deve riportare la madre in Salvador, il loro paese d'origine. Ma poi, giura, tornerà tra i monti della Laga. "Io non voglio dimenticare nulla, non voglio cancellare niente. La cosa che ricorderò per sempre è il grande cuore che tutta la gente di Amatrice e i soccorritori hanno messo in quei giorni per salvare più gente possibile. Io non credo che Amatrice risorgerà, ma se rinascerà non sarà per merito della politica ma di questa gente". Con la moglie, Roberto andrà in uno degli alberghi sulla costa. "Vivere con 400 euro è dura. In hotel è più facile e poi con mia moglie speriamo di trovare un lavoretto e un po' di tranquillità".
   

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