Allerta a Parigi, 4 arresti per un 'attacco imminente'

Hollande, minaccia altissima. Bruxelles, due ancora in fuga

"Preparavano un attentato a Parigi": quattro mesi dopo le stragi, e mentre a Bruxelles continua la caccia a due terroristi, vigilanza altissima nella capitale francese. E quattro persone che "discutevano" la possibilità di un attentato sono state fermate, anche se nelle loro case non sono stati trovati armi o esplosivi. Per il presidente Francois Hollande, gli arresti sono comunque la prova che "la minaccia terroristica in Francia resta altissima".
A far scattare l'operazione, la figura altamente sospetta di Youssef E., che gli inquirenti definiscono "un veterano" del jihadismo, già condannato a 5 anni. Ventotto anni, franco-marocchino, da anni adepto dell'islam radicale, Youssef - che si faceva chiamare con il nome di battaglia di Abu Sayed - è sotto torchio in queste ore negli uffici dei servizi francesi, che hanno a disposizione 96 ore di fermo prima di trasformare il provvedimento in arresto. Gli altri due uomini fermati - fra il 18/o arrondissement di Parigi e Saint-Denis - sono due fratelli, Aytac ed Ercan B, di origini turche. Con i tre uomini c'è la compagna di Youssef, il cui principale misfatto sembra per ora essere quello di aver dato con il marito il nome di "Jihad" a loro figlia.

Tutti e quattro i sospetti - schedati come a rischio terrorismo - sono stati arrestati nel corso di operazioni che la polizia ha condotto all'alba, scattate perché il rischio di una "operazione imminente" era aumentato negli ultimi giorni. Precisamente dal 29 febbraio. Quel giorno a Youssef - già arrestato nel 2012 all'aeroporto di Saint-Etienne mentre si stava imbarcando per Gaziantep (Turchia) con obiettivo Siria, poi condannato a 5 anni nel 2014 per associazione a delinquere collegata al terrorismo - era stato notificato il provvedimento degli arresti domiciliari. Dal carcere di Fresnes - nella Marna, a ovest di Parigi, uno di quelli a più forte rischio radicalizzazione - era stato liberato lo scorso ottobre, meno di un mese prima degli attentati di Parigi.

Il percorso di Youssef è tale da aver allertato le autorità: a decidere di partire per la "guerra santa" lo aveva convinto il numero 1 dei reclutatori in Francia, Omar Omsen, espertissimo di informatica. Da Nizza, Omsen - morto in Siria nel 2015 - ha convinto decine e decine di giovani francesi, attraverso il web, a trasformarsi in combattenti. Fonti dei servizi fanno sapere stasera che fra Omsen e Youssef c'è stato anche un incontro, proprio a Nizza. Ma Youssef era arrivato ad Omsen attraverso un altro "ispiratore", l'autoproclamato imam di Nantes, Mohamed Achamlane, fondatore del gruppuscolo radicale Forsane Alizza (sciolto nel 2012 per ordine del ministero dell'Interno), di cui resta un video in cui brucia in un parcheggio il codice penale francese.

Con questi precedenti, gli 007 francesi hanno deciso di non aspettare più. Nelle case degli arrestati trovata una pistola da segnalazione, qualche munizione di kalashnikov, molto materiale informatico ora all'esame e una cassaforte. Niente armi pesanti, nessun esplosivo, segno - secondo la maggior parte degli osservatori - che l'attentato era soltanto nella fase di "studio". Ciononostante, neppure Bernard Cazeneuve, il ministro dell'Interno che ha tentato di gettare acqua sul fuoco affermando che "arresti così se ne fanno tutti i giorni, per la precisione 74 dall'inizio dell'anno", ha potuto ignorare il rischio di lasciare Youssef in libertà: "Questo individuo è probabilmente in contatto con l'Isis", ha detto. Hollande, meno rassicurante, ha parlato di "rischio altissimo" della minaccia terroristica nel paese. Dimostrato dalla sparatoria di Bruxelles e dall'attentato in Costa d'Avorio. Che, ha sottolineato, "mirava alla Francia".
   

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