Riparte industria auto in Iran, opportunità anche per Italia

Mercato interno post-sanzioni potrebbe arrivare a 2 milioni/anno

ROMA - Anche l'Italia potrà giocare un ruolo di rilievo nell'importante programma di rinnovo e ampliamento del parco automobilistico dell'Iran, a seguito dell'annullamento delle sanzioni e, quindi, della ripresa dei rapporti tra questo vasto mercato e i costruttori stranieri. Lo riporta l'agenzia iraniana Fars News, che ha fatto riferimento alle dichiarazioni del portavoce dell'ente governativo per le politiche sul settore automobilistico, citando i sei Paesi che sono in lizza per far ripartire il settore dell'auto in Iran: Austria, Francia, Germania, Italia, Giappone e Turchia. Viene ribadito che ''le aziende giapponesi e italiane sono quelle che potrebbero avere un ruolo più importante nel mercato futuro''.

L'obiettivo è quello di fornire ad un Paese di 80 milioni di persone, e la più importante industria automobilistica dell'area medio-orientale (il settore rappresenta il 10% del prodotto interno lordo, il secondo dopo quello petrolifero) la base di cooperazione per rinnovare il parco circolante e soddisfare la domanda che gli esperti ritengono sarà molto forte, compreso il settore dei modelli premium e luxury. L'agenzia Fars News cita alcune delle trattative in corso, come quella tra Iran Khodro - costruttore iraniano numero uno - e Mercedes Benz per la produzione in loco di modelli premium e veicoli commerciali, e quella con Volkswagen per una gamma non precisata di veicoli e per la cessione di tecnologie e impianti.

Anche PSA è in trattative con il suo storico partner Iran Khodro, da cui si era dovuta 'allontanare' nel 2012 dopo una lunga collaborazione. Già nello scorso ottobre era stato firmato un accordo per vendere in Iran i modelli premium del brand DS, ma ora i programmi di cooperazione industriale e tecnologica, soprattutto con Peugeot, potrebbero subire un'accelerazione. Già oggi Iran Khodro collabora con Suzuki e Renault, oltre che con Daimler sul fronte dei motori a gasolio.

Nei giorni scorsi lo stesso CEO di Renault e Nissan, Carlos Ghosn, era intervenuto da Detroit sul tema dell'Iran: ''E' un mercato molto promettente - ha detto - che oggi vale poco più di 1 milione di auto all'anno ma ha il potenziale di andare a 1,5 o anche 2 milioni. Siamo pronti per andarci - ha precisato Ghosn - ma vogliamo farlo in un modo che sia sostenibile''.

Intanto l'annullamento delle sanzioni ha fatto riavviare immediatamente il flusso delle importazioni: una tempestiva decisione della iraniana Trade Promotion Organization ha autorizzato da domenica la vendita in quel mercato delle auto General Motors e in particolare delle Chevrolet Trax e Aveo, prodotte nella Corea del Sud, e della Opel Insignia sedan fabbricata in Germania. Proprio il ministro iraniano dell'industria Mohsen Salehi-Niya ha ribadito che non ci sono preclusioni affinché si sviluppino programmi di ''mutua cooperazione, per la creazione e la espansione di unità industriali, per investimenti e la creazione e lo sviluppo di piattaforme attraverso la promozione delle industrie locali e l'utilizzazione delle capacità dei produttori iraniani di componentistica''. In Iran la densità automobilistica è attualmente di un veicolo ogni 100 abitanti, sei volte meno della media europea, ed è quindi più che giustificato l'interesse dell'intero comparto automotive occidentale per il riaprirsi di quel mercato.

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