Libia: Calcagno, fin dall'inizio pensavamo di fuggire

(ANSA) - PALERMO, 8 MAR - "Eccome se si parlava di fuga.  Pensavamo di trovare un'opportunità per fare questa cosa dall' inizio, perché passavano i giorni e vedevamo che non si muoveva niente. Anche perché dal principio, fino al giorno 14 di agosto, noi non avevamo nessun tipo di notizia. Loro non ci dicevano niente". Così Filippo Calcagno, dalla sua casa di Piazza Armerina (Enna), sulla sua prigionia in Libia. "Il 3 di agosto, dopo quindici giorni dal rapimento, loro entrano e ci chiedono un numero da poter contattare e noi naturalmente diamo quello della Società: era l'unico che ricordavamo, gli altri li avevamo nei cellulari ma ci avevano tolto tutto - racconta Calcagno ricordando la sua prigionia - Noi glielo dicevamo: avete i cellulari, guardate lì dentro. Il giorno 9 entrano e ci dicono di fare una registrazione per 'spingere' a fare qualcosa. Ma ci torna un po' la speranza il giorno 14, quando ci chiedono di conoscere cose che solo noi sapevamo: a me chiedevano la data del matrimonio, e queste domande ci avevano un po' alimentato la speranza che si apriva la trattativa''.    ''Poi silenzio totale - ricorda - e iniziano le ritorsioni, e ogni giorno aumentavano: non ci davano da mangiare, non ci facevano andare in bagno…". (ANSA).
   

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