Dazi su Pecorino romano?"Niente per ora"

Presidente Palitta, siamo fiduciosi ma pronti a dare battaglia

(ANSA) - CAGLIARI, 3 OTT - I dazi Usa sui prodotti agroalimentari sardi? Potrebbero non rappresentare un problema per il Pecorino romano Dop, il formaggio che ancora determina il prezzo del latte ovino in Sardegna. Almeno per ora. Anche se il Consorzio di Tutela è pronto alla battaglia, anche legale, se dovessero essere imposti. A confermarlo all'ANSA è il presidente Salvatore Palitta. "Nell'elenco diffuso, ancora puramente indicativo, compaiono i codici "No for grating" e "For grating", ossia non per grattugia e per grattugia - spiega - il primo è un codice doganale che usiamo poco e nel quale compare il dazio del 25%; accanto al secondo, invece, non compare nessuna indicazione per ora. C'è anche da dire, e questo è il nostro punto di forza sul quale stiamo agendo - sostiene Palitta - che il Pecorino Romano con il codice grating non ha mai subito imposizioni daziali perché non ha nessun concorrente nel mercato nordamericano dove i formaggi, anche da grattugia, sono prodotti con il latte bovino".
    Palitta si dice quindi "fiducioso" e, oltre a seguire la vicenda da vicino con i legali del Consorzio, ha già "difeso" la posizione del Consorzio con osservazioni e memorie. In una nota ufficiale il Consorzio "preso atto della decisione del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) sul caso Airbus, confida ora che l'amministrazione Trump e l'Unione europea troveranno un accordo che possa porre fine ad una potenziale guerra commerciale, e si aspetta dunque da parte del Governo Italiano e della Commissione una posizione univoca per escludere il settore da un'eventuale ritorsione commerciale, essendo del tutto estraneo al contenzioso".
    Attualmente il mercato Usa per il Pecorino romano vale il 52% della produzione totale delle forme di questa Dop, circa 120-130 mila quintali, che, in termini di fatturato, vuol dire circa 100 milioni di euro l'anno. Le forme di formaggio partono dalla Sardegna intere e poi vengono trasformate, confezionate e commercializzate da aziende statunitensi, "creando - sottolinea Palitta - valore aggiunto e occupazione nel nord America".(ANSA).
   

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