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Terzopoulos, Dionisio ispira mio teatro

Terzopoulos, Dionisio ispira mio teatro

Regista greco a Cagliari a 20 anni da piece "Paska Devaddis"

CAGLIARI, 30 maggio 2019, 20:22

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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"Paska Devaddis", la pièce su una sanguinosa faida di un secolo fa ad Orgosolo, rivive al Teatro Massimo di Cagliari nel ricordo dei protagonisti. E alla presenza di un ospite d'eccezione: il regista e drammaturgo greco Theodoros Terzopoulos, fondatore di Attis Theatre e tra i grandi maestri della scena teatrale contemporanea, che 20 anni fa firmò lo spettacolo tratto dal radiodramma di Michelangelo Pira. Ospite di Sardegna Teatro è stato protagonista questo pomeriggio di un incontro, aperto al pubblico, coordinato dal giornalista e critico Andrea Porcheddu.

Terzopoulos parla del suo teatro come di un rendez vou con Dioniso. "Dioniso è un animale, un uomo, una donna, un folle e soprattutto un diverso - spiega - attraverso il mio teatro riconosco l'altro, un profugo, un naufrago, un omosessuale. Dioniso ti conduce alla tua parte buia, all'incubo, rivela quell'oscurità che l'arte può e deve illuminare". Soffermandosi sull'esperienza di Paska Devaddis l'artista sottolinea come i sardi abbiano "un pathos e una profondità che li differenzia dal resto d'Italia". Terzopoulos ha tratto dal radiodramma una versione di forte impatto visivo e emozionale, in una concentrazione di gesti e segni tipici di una sua cifra peculiare, folgorante sintesi tra arcaico e contemporaneo.

Un flashback per gli attori coinvolti. "Lavorare con Terzopoulos è stata una rivoluzione fisica e mentale, in particolare per il suo approccio ai testi e ai personaggi", racconta Lia Careddu. Altri ricordi da Maria Grazia Sughi: "Durante il lavoro il mio corpo ha tirato fuori una memoria, si è come aperto e ha fatto scaturire una grande gioia dalla mia anima". Luigi Tontoranelli parla invece della "feroce" energia impressa dal regista, di cui ha fatto tesoro anche per trovare la chiave del suo personaggio in Il Giardino dei Ciliegi. "Un sacerdote del teatro", lo definisce Gisella Vacca, con una grande "capacità di dare un senso e un respiro all'ombra".
   

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