De Andrè nel docu-film Faber in Sardegna

Al cinema Odissea di Cagliari l'opera firmata da Cabiddu

di Maria Grazia Marilotti

Fabrizio De André e la Sardegna, un legame profondo. Tra i segni lasciati nell'Isola dal grande cantautore genovese scomparso 20 anni fa c'è, innanzitutto, l'Agnata, l'incantevole tenuta alle falde del Limbara, a Tempio Pausania, in Gallura, che scelse come dimora. Ma non solo. Ci sono i mille ricordi di tanti amici sardi. E un festival come Creuza de Mà, dedicato alla musica per film, diretto dal regista Gianfranco Cabiddu, autore anche del documentario musicale Faber in Sardegna che racconta l'uomo, oltre l'artista e il suo mito.

In Sardegna, poi, da 12 anni si celebra a febbraio, mese di nascita di De André, Buon compleanno Faber, "un itinerario tra persone, luoghi, temi legati a questa straordinaria figura e al suo pensiero, più che mai attuale", sottolinea Gerardo Ferrara, direttore artistico della manifestazione organizzata da Itzokor e Miele Amaro. Un grandissimo amore per l'Isola racchiuso in una frase-emblema di De Andrè: "La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi. Ventiquattromila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come paradiso".

Nemmeno la drammatica esperienza del sequestro avvenuta nel 1979 riuscì a far venire meno il legame profondo per questa terra. Perché - è storia nota - De André decise non solo di restare in Sardegna ma di perdonare i banditi che tennero in prigionia lui e la compagna Dori Ghezzi per quattro mesi. Tra i segni del passaggio di Fabrizio De André in Sardegna c'è una sala al Centro di educazione ambientale Laguna Santa Gilla, a Casa Spadaccino, a Capoterra, venti chilometri da Cagliari. Sono in mostra le foto che testimoniano il suo primo viaggio nell'Isola nel 1955, tra Natale e l'Epifania. È un prezioso reportage di immagini che consegna un giovanissimo De André, allora quindicenne, in vacanza con la madre, il padre e il fratello a Su Spantu, nel comune appunto di Capoterra.

Erano ospiti della famiglia Cardile. Lungimirante fu Elio Spadaccino, all'epoca 22enne, fidanzato con Mila, la figlia di Paolo Cardile, proprietario della tenuta. È lui l'autore dello scatto che ritrae Fabrizio in sella ad una Motom Delfino con a tracolla l'inseparabile chitarra. E ancora durante i picnic in campagna a Santa Margherita di Pula o nelle jam session improvvisate dove, accompagnato da flauto e percussioni, si esibiva con la sua inconfondibile voce. "Le foto ritraggono anche i luoghi che Fabrizio de André visitò durante quella vacanza qui da noi - racconta all'ANSA Giacomo Mallus, presidente del Consiglio comunale di Capoterra e suo grande fan - sarebbe importante ogni anno ricordare la sua visita con un evento commemorativo culturale e musicale nei luoghi che hanno ospitato Faber e la famiglia"

 

   

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