Longevità, Osservatorio invecchiamento

Roberto Pili, il 2018 si chiude con bilancio più che positivo

di Maria Grazia Marilotti

Partono le attività dell'Osservatorio internazionale su invecchiamento e disabilità. È una delle novità per il 2019 della Comunità Mondiale della Longevità guidata da Roberto Pili. "Sarà un focus sulle barriere fisiche e mentali, palesi e occulte che impediscono a sempre più ampie fasce della popolazione che invecchia di costruire una vita indipendente e svolgere in autonomia il proprio progetto di vita", spiega all'ANSA Pili.

Contrasto alla disabilità, benessere, centralità nel proprio progetto di vita, stili alimentari salubri e lotta contro i fattori di rischio ambientale che favoriscono l'obesità. Sono il fulcro delle azioni del nuovo anno della Cmdl che chiude il 2018 con un bilancio superiore alle aspettative. E che per il 2019 punta sulla valorizzazione di stili di vita sani. "Su questo fronte manterremo un forte impegno divulgativo soprattutto nei paesi ad economia emergente affinché si possa disaccoppiare il binomio benessere economico malattie dismetaboliche, obesità diabete, valorizzando il ruolo di una sana alimentazione", prosegue l'esperto.

Nel 2018 la Comunità ha scritto pagine importanti: missioni all'estero, protocolli di intesa con Enti, Università, Associazioni, diffusione di programmi sui progetti di educazione alla salute, attraverso attività di ricerca, convegni internazionali, conferenze, seminari e interventi capillari nel territorio. La consapevolezza che sia possibile promuovere il benessere in tutto il ciclo di vita e l'importanza delle variabili comportamentali e psicologiche, ovvero, stile di vita, stile alimentare, attività fisica e movimento, centralità nella propria vita, progettualità, senso di continuità, resilienza, strategie di coping, per citarne alcune, è stata la cifra degli interventi, sia nei paesi maggiormente industrializzati sia in quelli in via di sviluppo.

"Il nostro destino biologico e il nostro modo di invecchiare dipendono solo per un 30 per cento da fattori genetici. Tutto il resto dipende da quanto ci muoviamo, come ci alimentiamo, in quale ambiente viviamo, come ci comportiamo, a quali stress ci sottoponiamo, che stile di vita inseguiamo - afferma ancora Roberto Pili - col progetto Casa Campidanese, ad esempio, abbiamo dimostrato quanto a costo zero e senza grandi mezzi tecnologici si possa modificare la quotidianità delle persone col risultato di minimizzare il processo di involuzione fisica e cerebrale e contenendo il carico di malattie cosiddette 'non trasmissibili' che influiscono negativamente sulle autonomie, sulla salute, sulla qualità della vita".

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