Giovani uccisi: Pm chiede ergastolo

Nuoro, per magistrato colpevole oltre ogni ragionevole dubbio

di Maria Giovanna Fossati

Diciassette ore 17 di requisitoria in due e giorni e mezzo per arrivare a chiedere la massima condanna: carcere a vita. Il pm Andrea Vacca è certo "oltre ogni ragionevole dubbio" della colpevolezza di Alberto Cubeddu, il 22enne di Ozieri sotto processo in Corte d'assise a Nuoro per gli omicidi di Gianluca Monni, 19 anni di Orune, e di Stefano Masala, di 29 di Nule, avvenuti tra il 7 e l'8 maggio 2015. Per lui il magistrato ha chiesto l'ergastolo con l'isolamento diurno limitato a due anni anziché a tre, in virtù della giovane età dell'imputato.

"La prova della piena responsabilità di Cubeddu nei due omicidi è forte e certa - ha scandito il Pm - Cubeddu ha commesso entrambi gli omicidi in concorso con Paolo Enrico Pinna (il cugino di Cubeddu già condannato a 20 anni in due gradi di giudizio per i due delitti, ndr), con cui Cubeddu aveva programmato per tempo i delitti, pianificando persino di bruciare l'auto con la quale entrambi erano andati a Orune a uccidere lo studente la mattina dell'8 maggio". "E oltre al duplice omicidio c'è la premeditazione - ha chiarito il pm - Non abbiamo prova della rapina, del sequestro di persona e dell'uccisione di Stefano Masala da parte di Cubeddu, ma ha supportato in tutto il cugino, che ha sequestrato e ucciso Stefano Masala a Nule, tra le 21 e le 22.18 del 7 maggio, di cui poi è stato distrutto il cadavere. Tutto questo per portargli via la Opel Corsa con la quale andare la mattina dopo a Orune, uccidere lo studente e far ricadere le colpe su Masala".

Evidente, per la pubblica accusa, anche il perchè delle due uccisioni. "Il movente vendicativo di Paolo Enrico Pinna nei confronti di Gianluca Monni - ha spiegato - è chiaro e lampante: la rissa a Corte Apertas a Orune nel dicembre 2014, quando Pinna viene pestato da Gianluca Monni e i suoi amici, che gli portano via anche la pistola, dopo che aveva importunato la fidanzata di Monni". Il giovane di Ozieri, per il pm, ha assecondato e supportato in tutto il cugino nella programmazione dei delitti. "Cubeddu sapeva di andare a Orune con l'auto di Stefano Masala, da cui è sceso dal lato passeggero la mattina dell'8 maggio e ha esploso i tre colpi di fucile che hanno ucciso Gianluca Monni - ha ricostruito il magistrato inquirente - Non solo: aveva messo in efficienza la sua moto che serviva al cugino per rientrare a casa dopo l'omicidio".

Vacca ha ripercorso due anni di indagini e un anno di processo, in cui ha dato conto di centinaia di chat e intercettazioni, dichiarazioni e soprattutto del racconto di due super testimoni (la studentessa di Orune che ha riconosciuto Cubeddu in auto la mattina dell'omicidio e il 40enne di Ozieri Alessandro Taras, presente quando Cubeddu ha bruciato la Opel Corsa la notte del delitto). Cubeddu, ne è certo il pm, non ha un alibi. "La mattina dell'8 maggio - ha spiegato - ha lasciato a casa a Ozieri il suo cellulare per andare a Orune dove lo studente è stato freddato tra le 7.5 e le 7.10. Il suo telefono riprenderà a funzionare solo alle 8.53. Da Orune a Ozieri si arriva in circa un'ora, quella telefonata è stata fatta un'ora e tre quarti dopo l'omicidio, l'alibi non è credibile". La parola passa ora alle parti civili, dalla prossima settimana toccherà alla difesa di Cubeddu. E c'è attesa per le dichiarazioni spontanee che l'imputato ha annunciato prima che la Corte si ritiri in camera di consiglio, mercoledì 17 ottobre.

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