18enne scomparso, 4 fermati per omicidio

Ricerche corpo nel lago Omodeo ma senza esito

di Francesco Pinna

Ucciso, forse massacrato, per poche centinaia di euro. Procura della Repubblica e Carabinieri di Oristano ne sono convinti. Manuel Careddu, il diciottenne di Macomer (Nuoro) del quale non si avevano più notizie da un mese esatto, è stato ucciso perché non intendeva rinunciare a incassare dai suoi "amici" quanto gli spettava per una "fornitura" di droga. I suoi amici - tre ventenni, Cristian Fodde, Matteo Satta e Riccardo Carta, tutti di Ghilarza (Oristano) e due diciassettenni, una ragazza originaria di Macomer e un ragazzo di Ghilarza - lo hanno attirato in una trappola invitandolo a salire sulla loro auto con la promessa che gli avrebbero dato i soldi. Invece, secondo gli inquirenti, quello per Manuel Careddu è stato un viaggio di sola andata.

Come sia stato ucciso, Procura e Carabinieri ancora non lo sanno. Di sicuro non con un arma da fuoco, forse con grande efferatezza. Sul fatto che gli assassini siano proprio i tre ventenni e i due diciassettenni arrestati ieri sera gli inquirenti non hanno invece alcun dubbio. Seppure in differita, alcuni momenti che hanno preceduto e seguito l'omicidio, li hanno infatti potuti seguire quasi in tempo reale grazie ad una cimice che era stata installata da tempo sull'auto utilizzata poi per il viaggio senza ritorno di Manuel Careddu, nell'ambito dell'inchiesta per l'omicidio di un allevatore di Ghilarza ucciso a fucilate nel suo ovile nel mese di settembre del 2017. A tradire i presunti assassini sarebbero state, infatti, proprio le parole dette all'interno dell'auto dopo aver ucciso il giovane di Macomer ed essersi disfatti del suo cadavere. Che ancora non è stato ritrovato.

Le ricerche cominciate all'alba di ieri e proseguite anche oggi fino al tardo pomeriggio in un tratto del Lago Omodeo (il lago più grande della Sardegna), poco lontano da Abbasanta e Ghilarza, in provincia di Oristano, individuato proprio grazie alle intercettazioni non hanno dato finora alcun risultato. Manuel Careddu, che abitava a Macomer con la mamma, aveva qualche problema con la giustizia per spaccio di stupefacenti. L'ultimo gli era costato l'arresto, poi era tornato in libertà e aveva chiesto la messa in prova per non tornare in carcere.

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