Decalogo in 4 lingue per tutela spiagge

Iniziativa Regione. Spano, "conoscere comportamenti corretti"

(ANSA) - CAGLIARI, 25 LUG - Un decalogo per la tutela delle spiagge della Sardegna in quattro lingue da diffondere sui social e rendere disponibili negli Infopoint delle località turistiche e degli aeroporti, negli stabilimenti balneari, nelle strutture ricettive e in generale in tutti i comuni costieri oltre che nei parchi e nelle aree marine protette: è l'iniziativa di informazione al pubblico voluta dall'Assessorato della Difesa dell'ambiente per la tutela delle aree costiere che rafforza le altre azioni di educazione ambientale.
    "Rispettare il territorio è più facile se si conoscono i comportamenti corretti - spiega l'assessora Donatella Spano - abbiamo quindi pensato a una campagna di comunicazione in italiano, inglese, francese e tedesco in grado di divulgare tra residenti e turisti dieci buone pratiche generali per salvaguardare le spiagge della Sardegna".
    Nel decalogo, che si presenta come un agevole strumento informativo facilmente scaricabile dal sito della Regione, vengono indicati i comportamenti più idonei per garantire i delicati equilibri della spiaggia e del mare. Viene formulato l'invito a non portare via sabbia, ciottoli e conchiglie, a non calpestare le dune, a non rimuovere la poseidonia, a non raccogliere piante e fiori presenti sulle spiaggia e sulle dune, a utilizzare le passerelle e i sentieri tracciati, a portare via i rifiuti, a gettare l'ancora negli spazi consentiti. Il decalogo inoltre ricorda che tutti i comportamenti illeciti devono essere segnalati al numero 1515 del Corpo Forestale e di vigilanza ambientale.
    Scopo dell'iniziativa è non solo stampare manifesti da diffondere nelle spiagge o nei campeggi, ma rendere i materiali riproducibili online. Come si è fatto con i dépliant e i poster per la tutela della Caretta caretta, si vuole portare sul web, come in riva al mare, l'informazione sui comportamenti corretti. Per questa ragione sono stati coinvolti i Comuni sardi tramite l'Anci e le associazioni di categoria del turismo, oltre che gli aeroporti o i porti, i parchi e le aree marine protette.(ANSA).
   

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