Roma "salverà" porto canale Cagliari

Dossier Avvocatura Stato su Cagliari a Regione e Soprintendenza

di Stefano Ambu

L'intervento di Soprintendenza e Regione potrebbe non bastare: per "salvare" il porto canale di Cagliari dall'invalidità delle autorizzazioni paesaggistiche, riconosciuta dall'ultima sentenza del Consiglio di Stato, sarebbe necessario l'intervento di Roma e della presidenza del Consiglio dei ministri. La Soprintendenza di Cagliari, chiamata a co-gestire insieme alla Regione la difficile situazione, non nasconde che si tratti di caso "complesso".

Il quadro è stato delineato nei giorni scorsi dall'Autorità di sistema del mare di Sardegna: non sono in pericolo le opere già realizzate, ma c'è il rischio di bloccare gli investimenti e il rilancio dello scalo industriale. C'è un dossier dell'Avvocatura di Stato sul tavolo di Regione e Soprintendenza. La prima mossa spetta all'Authority con la richiesta di autorizzazione che poi dovrà essere esaminata da Regione e Soprintendenza. Con quest'ultima chiamata a istruire la pratica e a pronunciarsi entro 45 giorni dalla stessa richiesta.

"La premessa - spiega all'ANSA il Soprintendente ai beni architettonici e paesaggistici Fausto Martino - è che le sentenze vanno immediatamente rispettate. Si tratta del riconoscimento di illegittimità di autorizzazioni pregresse. Non si tratta di un fatto nuovo, come sappiamo: la vicenda si trascina da anni. Caso particolare, ma non unico in Italia: esistono già situazioni complicate come questa". C'è un punto di partenza in apparenza favorevole. "È già intervenuto - spiega Martino - il Consiglio di Stato in situazioni analoghe, cioè nei casi in cui la realizzazione di opere sia stata effettuata con autorizzazioni vigenti, perché in realtà il Codice dei beni culturali non prevede in generale un'autorizzazione successiva.

L'avvocatura dello Stato nel dossier presentato ha chiarito questo: "non è impedito il rilascio di un'autorizzazione postuma". E ora? I problemi partono da qui: "Quando la pratica sarà istruita (ma per partire occorre che qualcuno chieda questa autorizzazione, ndr)- spiega Martino - di concerto tra Regione e Soprintendenza bisognerà effettuare la valutazione innanzitutto sulle normative vigenti".E tenendo conto del giudicato amministrativo: cioè dei motivi che indussero Tar e Consiglio di Stato a intervenire. Le sentenze mettevano in evidenza come le opere autorizzate fossero incongruenti con le finalità di tutela del vincolo che grava sulla zona. E dovremmo porci nella condizione psicologica di valutare le opere come se fossero opere a farsi. Sapendo però che la situazione è stata già alterata2.

Queste le competenze della Soprintendenza: "Noi siamo preposti - chiarisce Martino - alla valutazione dell'interesse della tutela. Ma si potrà probabilmente andare a una valutazione comparata. Noi non possiamo effettuare una valutazione comparata tra tutela del paesaggio e interessi pubblici. Su quest'ultimo versante nel nostro ordinamento c'è chi può fare queste valutazioni, la presidenza del Consiglio dei ministri". 
   

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