Omertà e 'balentia' mali di Sardegna

Codice barbaricino dietro omicidi di Orune e Nule

Balentia e omertà: ruotano attorno al vecchio codice barbaricino i due fatti di sangue che per un anno sono rimasti avvolti nel mistero nel centro Sardegna. La svolta solo grazie ad un meticoloso lavoro investigativo che non ha avuto, però, nessuna collaborazione da parte della comunità. Vittime e assassini tutti giovanissimi, ancora legati a vecchi schemi comportamentali che prevedono di lavare col sangue sgarri e offese mai digeriti.

Oggi molti adolescenti sardi, pur connessi col mondo globale grazie a internet e ai social, riproducono atteggiamenti propri di nonni e bisnonni arrivando sino a portarsi dietro la pistola in una festa di paese. Gli arresti di Paolo Enrico Pinna, 18 anni di Nule (Sassari) e all'epoca dei fatti minorenne, e di suo cugino di Ozieri (Sassari) Alberto Cubeddu, 21 anni, accusati degli omicidi di Gianluca Monni, studente 19enne di Orune (Nuoro) e di Stefano Masala, 28enne di Nule, confermano quanto il codice barbaricino continui ad essere presente anche nella società del terzo millennio.

"La balentia - spiega il prof. Gianfranco Bottazzi, docente di Sociologia economica all'Università di Cagliari - è un residuo di una società arcaica che un tempo poteva avere anche un valore regolativo. Era associato a concetti anche positivi, come il coraggio. Ma oggi non ha più senso, è assolutamente fuori da ogni logica e da ogni giustificazione. Poteva servire, ripeto un tempo, per difendere i beni e i valori di un certo tipo di società. Ma certo oggi con la balentia non si risolve una controversia per una fila".

Per la prof. Antonietta Mazzette, responsabile dell'osservatorio sulla criminalità in Sardegna e ordinario di Sociologia urbana all'Università di Sassari, più che di balentia "bisognerebbe parlare di balordaggine: non si capisce - spiega - come ad un'età cosi giovane ci si debba rifare a modi di comportamento di ottanta-cento anni fa, quando tutto nel frattempo è cambiato". Per quanto riguarda l'omertà, osserva: "Forse sarebbe il caso di rivolgere un faro verso certi tipi di comunità, in certe aree e chiedersi perché l'omertà sia così forte. Tutti la immaginano legata alle regioni in cui esiste la criminalità organizzata.

E invece no: c'è omertà anche in Sardegna. Lo vediamo anche con il triste fenomeno degli attentati. I motivi? La paura, innanzitutto: in certe aree ci si sente controllato dalla comunità. E ci sono episodi del passato che raccontano che chi ha parlato è stato costretto a fuggire".

Non solo paura. "Anche indifferenza - spiega la prof. Mazzette - come dire che la cosa non riguarda chi non è stato protagonista. Dimenticando però che la partecipazione attiva della comunità è un deterrente perché episodi del genere si possano ripetere. Se non si parla, invece, e se si è sicuri che nessuno parli, allora è anche più facile colpire".

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