COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale CONSIGLIO REGIONALE VENETO

CRV - Seminario di approfondimento sul futuro delle politiche di Coesione UE e le Regioni.

Oggi a Venezia, a palazzo Labia

CONSIGLIO REGIONALE VENETO

Europa - A Venezia, un seminario di approfondimento sul futuro delle politiche di Coesione UE e le Regioni.

(Arv) Venezia 15 giu. 2018 - “Europa post 2020: quale futuro per le Regioni nelle Politiche di Coesione UE?”. È questo il tema affrontato oggi a palazzo Labia, sede della Rai del Veneto, nel corso del seminario di approfondimento organizzato dal gruppo di lavoro sulle politiche di coesione della CALRE, la Conferenza delle Assemblee Legislative Regionali d’Europa, di cui è coordinatore il Presidente del Consiglio regionale del Veneto Roberto Ciambetti che ha aperto i lavori introducendo il programma e presentando i relatori; al suo fianco, l’Assessore regionale alla programmazione, fondi UE, turismo e commercio estero Federico Caner. Al tavolo dei relatori, in particolare, Rossella Rusca, esperto delle politiche di coesione e fondi strutturali della rappresentanza permanente dell’Italia a Bruxelles, presso l’Unione Europea, e Luca Ferrarese, direttore del Programma Central Europe con sede a Vienna.

“Forte è la preoccupazione circa il futuro dei fondi di coesione - ha ricordato in apertura il Presidente Ciambetti - e delle prerogative delle regioni. I trattati fondanti dell’UE individuano proprio nelle regioni il sistema delle autonomie che dev’essere chiamato a gestire questi fondi. Assistiamo invece a un processo diretto al taglio di questi fondi e a una progressiva centralizzazione di queste politiche. Noi vogliamo analizzare a fondo la situazione che si sta creando e informare di ciò tutti i rappresentanti istituzionali, dalle regioni fino agli organismi politici dell’Unione. Chiediamo che le regioni restino le protagoniste della gestione dei fondi comunitari”.

“Il settennato 2021-2027 - ha aggiunto l’Assessore Caner - sarà incentrato sul fatto che tutti i territori avranno la possibilità di ricevere i frutti delle nuove politiche di investimento da parte dell’Unione Europea, e questo è un fatto positivo, ma sarà importante, come Regione del Veneto, definire all’interno delle politiche nazionali quante risorse l’Italia riceverà e come saranno distribuite al proprio interno. La nota negativa: dovremo capire quale sarà la percentuale di risorse che la Regione del Veneto dovrà prevedere a bilancio per compensare la diminuzione dei trasferimenti a livello europeo”.

“Il fatto che il prossimo settennato possa essere caratterizzato dalle riduzioni non costituisce una buona base di partenza - ha dichiarato il Consigliere segretario dell’Ufficio di Presidenza Simone Scarabel (M5S) - l’Italia dovrà farsi valere in ogni sede affinché le risorse giungano nel nostro territorio. Le regioni, dal conto loro, dovranno assicurare che quanto stanziato venga effettivamente speso; non sono infrequenti infatti le situazioni in cui i fondi stanziati non sono spesi nella loro interezza: in questo campo è necessario lavorare in maniera seria e obiettiva per soddisfare i bisogni dei cittadini”.

“Ci sono anche buone notizie dal fronte europeo - sottolinea il Capogruppo del Partito Democratico Stefano Fracasso - perché la nuova programmazione destinata ad arrivare fino al 2027 vede anche una crescita nell’assegnazione dei fondi assegnati all’Italia: in questi casi servono maggiori capacità di progettazione, di spesa e di individuazione degli obiettivi strategici che non possono essere che quelli di uno sviluppo sostenibile e inclusivo per la nostra regione”.

“Sarà un bilancio difficile, il prossimo, in un quadro complicato dove non sarà semplice trovare un equilibrio - ha affermato Rossella Rusca - perché il contesto economico, pur proiettato oltre il 2025, sconta ancora i lasciti di una crisi profonda che ha cambiato la geografia economica europea e che ha colpito non solo gli stati periferici del sud, come Italia, Grecia e Spagna, ma anche, e forse un po’ a sorpresa, pure i paesi del nord, come la Finlandia. I paesi dell’Europa centrale, pur restando al di sotto degli standard europei in materia di qualità della vita, presentano un’economia in crescita. È fondamentale trovare un nuovo equilibrio tra le varie esigenze e in questo scenario le Regioni dovranno evolversi, sia approfondendo il tema della sussidiarietà, sia comprendendo che le Regioni non si esprimeranno più solamente attraverso le politiche di coesione: questa sarà la sfida”.

“Il prossimo settennato - ha dichiarato Luca Ferrarese - sarà senza dubbio caratterizzato da una certa enfasi al ruolo dei territori; al tempo stesso, tuttavia, sull’obiettivo della cooperazione territoriale altrimenti detto Interreg, si registreranno comunque un cambiamento di impostazione e un taglio sostanzioso alle risorse assegnate: bisognerà capire come dovranno adattarsi e la parola d’ordine sarà fare di più con meno. Alcuni programmi, ad esempio i transfrontalieri marittimi o transnazionali come Central Europe (che comprende anche il nord Italia) sono a rischio. Bisogna far capire che c’è ancora bisogno di una piattaforma in cui paesi dell’est e dell’ovest, del nord e del sud europei possono lavorare insieme e collaborare, e questo solo Central Europe riesce a farlo in Europa”.

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