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Assegno di divorzio: un nuovo scenario, ci spiega cosa cambia l’avvocato Carlo Riela.

Ad oggi l’assegno va calcolato in base agli anni di convivenza, l’investimento e i sacrifici compiuti nel progetto matrimoniale medesimo e non piu’ sul tenore di vita. Analizza il significato di questo nuovo provvedimento giurisdizionale, l’ Avv. Carlo Riela, uno degli esperti di punta del diritto matrimoniale in Italia.

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Alcuni mesi fa un pronunciamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione ha stabilito che l’assegno divorzile non è più diretto, come in passato, ad assicurare al coniuge economicamente più debole l’agiatezza goduta nel corso della via matrimoniale, ma a compensare l’investimento compiuto dal coniuge nel progetto matrimoniale medesimo. 

Secondo l’avvocato Carlo Riela, esperto in diritto di famiglia e avvocato matrimonialista, la sentenza in questione, precisamente la n. 18287/2018, costituisce il massimo sforzo ermeneutico possibile operato dai supremi giudici per armonizzare l’istituto dell’assegno divorzile con il comune sentire e con la percezione dei legami familiari nella società contemporanea.

E’una sentenza storica e avrà ripercussioni su tutti i divorzi d’Italia?

Per quasi trent’anni la giurisprudenza ha affermato il carattere esclusivamente assistenziale dell’assegno divorzile, individuandone il presupposto nell’inadeguatezza dei mezzi a disposizione del coniuge istante a conservargli un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio. Con il recente intervento le Sezioni Unite sono intervenute a dirimere un contrasto sorto a seguito di alcune sentenze, relative tra l’altro a vicende giudiziarie di personaggi noti, che sulla scorta del principio di auto-responsabilità hanno inteso valorizzare il diverso criterio dell’autosufficienza economica.Quindi bilanciando il principio di auto-responsabilità con quello di solidarietà, l’organo nomofilattico ha affermato che l’assegno divorzile svolge una funzione non solo assistenziale, ma in pari misura anche perequativa e compensativa.

Quali sono i parametri ai quali i giudici dovranno attenersi nel riconoscere  l’assegno divorzile?

Nel riconoscimento dell’assegno divorzile assume rilievo la durata dell’unione e la disparità economica, se essa è conseguenza delle scelte concordate per la ripartizione dei ruoli, e dei sacrifici fatti per la famiglia. Il nuovo parametro indicato dalla Suprema Corte in materia di assegno divorzile tiene conto delle peculiarità e specificità tipiche di ogni matrimonio con la conseguenza che il giudice, nel caso concreto, dovrà operare un’analisi ed un bilanciamento del contributo che ciascun coniuge ha dato alla conduzione della vita familiare, in considerazione delle singole scelte, della durata del matrimonio, dell’età dei coniugi e delle loro potenzialità reddituali – lavorative future. E’ evidente che tali effetti irreversibili devono necessariamente essere compensati mediante il riconoscimento di un contributo che non può che essere un assegno perequativo.Solo attribuendo rilevanza alle scelte e ai ruoli sulla base dei quali si è impostata la relazione coniugale e la vita familiare si può accertare in concreto se la condizione di squilibrio economico venuto a crearsi a seguito dello scioglimento del vincolo sia da ricondurre eziologicamente alle scelte comuni e ai ruoli endofamiliari che ciascun coniuge ha scelto di attribuirsi in relazione alla durata del matrimonio e all’età del richiedente l’assegno.

Avvocato Riela, potrebbe dirci come potrà essere adesso determinato l’ammontare dell’assegno divorzile?

Il riconoscimento dell’assegno di divorzio richiede da parte del giudice l’accertamento della inadeguatezza dei mezzi o comunque della impossibilità per il coniuge istante di procurarseli per ragioni oggettive attraverso l’applicazione dei criteri previsti dall’art. 5, comma 6, della legge 898/1970.

Hanno peso l’età, le fonti di reddito e  le  concrete possibilità di reinserimento nel lavoro ?

Tale giudizio di adeguatezza dei mezzi ha anche un contenuto prognostico riguardante la concreta possibilità per il coniuge debole, una volta sciolto il vincolo matrimoniale, di recuperare il pregiudizio economico e professionale derivante dall’assunzione di un impegno diverso, rilevando ancor di più l’età del richiedente per verificare la concreta possibilità di un ricollocamento adeguato nel mondo del lavoro.

Quanto detto vale anche per l’assegno di mantenimento?

Sappiamo che l’assegno di separazione o di mantenimento è tendenzialmente destinato a breve vita e cioè fino al conseguimento del diverso status di coniuge divorziato. La stessa Corte di Cassazione ha precisato che i nuovi criteri di accertamento dell’assegno divorzile non si applicano in sede di separazione, ove rileva invece il tenore di vita matrimoniale, poiché durante la separazione il dovere di assistenza materiale è ancora attuale.

 

Alla luce di questa innovativa sentenza è possibile, dopo il divorzio, chiedere una modifica in merito all’assegno divorzile?

“Il mero mutamento di giurisprudenza non è sufficiente a mio avviso, in assenza di elementi di fatto che incidano sulle condizioni economiche, per ottenere la revisione delle disposizioni in merito alla misura dei contributi da corrispondere all’ex coniuge Tuttavia, salvo i casi di accordo, anche mediante il ricorso alla negoziazione assistita, in alcuni casi è possibile adire il Tribunale per richiedere la revoca o la modifica o dell’importo dell’assegno divorziale.

Potrebbe farci alcuni esempi?

Ad esempio nel caso di costituzione di nuova famiglia o convivenza stabile da parte del coniuge percettore dell’assegno o nell’ipotesi di sopravvenuto pensionamento o perdita del lavoro o riduzione dell’orario del coniuge tenuto al versamento e, in  generale, nel caso di cambiamento delle condizioni economiche ovviamente in senso peggiorativa ovvero per motivi di salute.

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