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Isis, cinque arresti 'non eseguibili' a Torino

Isis, cinque arresti 'non eseguibili' a Torino

Impedimento per motivi procedurali. Gli accertamenti sono nati da controlli su false dichiarazioni di studio all'Università di Torino

TORINO, 16 novembre 2017, 15:38

Redazione ANSA

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A destra Labidi Wael, monitorato a Torino e morto in Siria, e il selfie con il terrorista noto per aver catturato un pilota giordano nel 2014 - RIPRODUZIONE RISERVATA

A destra Labidi Wael, monitorato a Torino e morto in Siria, e il selfie con il terrorista noto per aver catturato un pilota giordano nel 2014 - RIPRODUZIONE RISERVATA
A destra Labidi Wael, monitorato a Torino e morto in Siria, e il selfie con il terrorista noto per aver catturato un pilota giordano nel 2014 - RIPRODUZIONE RISERVATA

La Procura di Torino ha ottenuto cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere per altrettanti giovani tunisini indagati per terrorismo internazionale. Le misure però non possono essere eseguite a causa di questioni di procedura. I cinque sono sospettati di avere formato in Italia un gruppo collegato all'Isis. Tre di loro si trovano agli arresti domiciliari per droga. Gli altri due invece sono liberi, uno dei quali è già stato espulso nel 2016.

La procura di Torino aveva chiesto gli arresti il 17 maggio, ma un gip, il 21 giugno, aveva respinto l'istanza. Il pm Andrea Padalino ha fatto ricorso al tribunale del riesame del Piemonte, che nei giorni scorsi gli ha dato ragione. L'ordinanza dei giudici, però, non è esecutiva perché gli indagati possono ancora ricorrere in Cassazione. L'arresto, quindi, non può scattare.

Ci sono anche i nomi di due tunisini morti in Siria nell'inchiesta. I due 'foreign fighters' erano formalmente indagati dalla procura: dopo un soggiorno in Italia erano andati a combattere in Medio Oriente e, alla loro morte, i compagni li avevano salutati come "martiri" con dei post su Facebook.

Gli accertamenti sono nati da controlli su false dichiarazioni di studio all'Università di Torino presentate da stranieri per ottenere permessi di soggiorno. I militari hanno individuato i sospettati e hanno scoperto che nel frattempo si erano stabiliti a Pisa per dedicarsi allo spaccio di stupefacenti.

Non è un cavillo, non è un errore e non è nemmeno il prodotto di qualche ricorso pretestuoso: è la procedura penale a non permettere, dopo l'ordinanza del tribunale del riesame di Torino, l'arresto immediato. Dal momento del deposito in cancelleria del provvedimento (in questo caso il 10 novembre) la difesa ha dieci giorni di tempo per interpellare la Cassazione. Solo dopo la pronuncia della Corte sarà possibile portare gli indagati in carcere.

Se invece a decidere fosse stato il gip (che il 17 maggio aveva respinto la richiesta degli arresti) si sarebbe proceduto immediatamente. La difesa può ricorrere in Cassazione non per contestare le accuse della procura, ma per questioni di legittimità di una ordinanza che, in questo caso, è di 37 pagine. Anche le ordinanze dei gip sono impugnabili ma, a differenza di quelle dei tribunali del riesame, sono subito esecutive. "Questo perché - viene spiegato all'ANSA in ambienti giudiziari - la natura giuridica dei due provvedimenti è diversa".

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