'Sistema esiste ma no prove su Penati'

Così il Tribunale di Monza nelle motivazioni dell'assoluzione

L'istruttoria dibattimentale, "a parere del Collegio, ha provato l'esistenza del cosiddetto 'Sistema Sesto', ma "all'esito dell'istruttoria il Collegio non ritiene raggiunta la prova dell'ipotesi accusatoria e, cioè, che Filippo Penati, nella sua qualità di Presidente della Provincia di Milano" abbia "compiuto in cambio di denaro o altra utilità atti contrari ai doveri d'ufficio per favorire l'imprenditore ed (ex) amico Piero Di Caterina". Lo scrive il Tribunale di Monza nelle motivazioni dell'assoluzione.

L'ASSOLUZIONE - Lo scorso 10 dicembre i giudici del Tribunale di Monza hanno infatti assolto Penati, ex presidente della Provincia di Milano, e altri dieci imputati, tra cui l'ex braccio destro di Penati, Giordano Vimercati, nel processo per il cosiddetto 'sistema Sesto'. Le accuse erano, a vario titolo, corruzione e finanziamento illecito dei partiti. Per Penati la Procura aveva chiesto 4 anni di carcere e per gli altri pene comprese tra due anni e mezzo e un anno e quattro mesi e la confisca di 14 milioni di euro alla società Codelfa, poi assolta. I giudici nelle motivazioni, in primo luogo, "premettono che questo processo non ha avuto a oggetto, se non in modo marginale, il cosiddetto 'Sistema Sesto', cioè quel 'sistema' di illecito finanziamento della politica e di mercimonio delle funzioni pubbliche, riferito dagli imprenditori sestesi Piero Di Caterina e Giuseppe Pasini e afferente, a loro dire, i progetti di riqualificazione urbanistica ed edilizia delle aree industriali dismesse Falck e Marelli". Per questa vicenda, infatti, con al centro l'accusa di concussione e che era il 'cuore' dell'indagine, era già stata dichiarata la prescrizione per Penati ed altri, mentre per alcune posizioni, tra cui quella dell'ex assessore comunale di Sesto Pasquale Di Leva, ci sono già stati patteggiamenti. 

'TESI SU FONDI NERI NON PROVATA' - Gli inquirenti "hanno compiuto approfondite indagini patrimoniali su Filippo Penati e sui suoi familiari alla ricerca di fondi illeciti detenuti dallo stesso per sé o per il Partito Comunista Italiano prima e Democratici di Sinistra poi", ma "hanno avuto esito negativo". Lo scrive il Tribunale di Monza nelle motivazioni dell'assoluzione dell'ex presidente della Provincia di Milano definendo "originale" la tesi della Procura per la quale "l'esito negativo delle molteplici rogatorie internazionali esperite proverebbe non l'inesistenza di quei fondi, ma solo il fatto che gli stessi non siano stati trovati dagli inquirenti per la scaltrezza del principale imputato e dei suoi accoliti nell'occultarli". Per il collegio, che parla di indagini "lacunose", "un simile ragionamento" è "estraneo al nostro sistema penale e costituzionale", "in contrasto con il principio della presunzione d'innocenza" e con il "processo accusatorio secondo cui è la pubblica accusa a dover provare la colpevolezza".

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