Solo un teste su 40 conferma alibi Binda

L'uomo è accusato di aver ucciso la studentessa nel 1987

(ANSA) - MILANO, 25 GEN - Soltanto "uno" dei quaranta testimoni, sentiti nell'ambito dell'inchiesta della Procura Generale di Milano che ha portato in carcere Stefano Binda per l'omicidio di Lidia Macchi del 1987 in relazione all'alibi fornito dall'ex compagno del liceo della studentessa, "ha ricordato" che l'uomo quel giorno, il 5 gennaio di 29 anni fa, si trovava a Pragelato (Torino) per una gita in montagna organizzata da Gioventù studentesca, gruppo legato a Comunione e Liberazione. E' quanto emerge dagli atti dell'indagine, condotta dalla Squadra mobile di Varese e coordinata dal sostituto pg Carmen Manfredda. La testimonianza, però, stando agli atti degli inquirenti, presenterebbe molte lacune e contraddizioni e lo stesso teste, l'unico sui quaranta sentiti in relazione alla gita, avrebbe confermato l'alibi dell'arrestato ma senza "particolare convincimento".

Binda chiede scarcerazione a Cassazione
Stefano Binda, l'uomo arrestato dieci giorni fa per l'omicidio della studentessa Lidia Macchi, avvenuto 29 anni fa, ha presentato, tramite il suo legale, un ricorso con cui chiede alla Cassazione la scarcerazione. Da quanto si è saputo, l'ex compagno di liceo della ragazza ha rinunciato a chiedere la revoca della misura cautelare al Tribunale del Riesame di Milano e ha preferito ricorrere direttamente alla Suprema Corte, puntando su un giudizio di insussistenza delle tre esigenze cautelari contestate: il pericolo di fuga, quello di inquinamento probatorio e quello di reiterazione del reato.
In questo modo i giudici della Cassazione, che hanno 30 giorni di tempo per decidere, non dovrebbero entrare, più di tanto, nel merito delle accuse.

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