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Lei vegetariana, lui no: in tribunale per alimentazione figlio

Lei vegetariana, lui no: in tribunale per alimentazione figlio

Genitori divorziati in lite per alimentazione dodicenne

MILANO, 28 maggio 2015, 09:34

Redazione ANSA

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(di Gioia Giudici)

Senza arrivare agli estremi di 'Hungry hearts', il film di Saverio Costanzo dove papà Adam Driver è costretto a rimpinzare il figlio neonato di prosciutto sui banchi di una chiesa, di nascosto dalla mamma vegana oltranzista Alba Rorhwacher, sono molte le coppie che scoppiano proprio per l'alimentazione dei figli, con le donne, più consapevoli e orientate al bio, in lotta con i compagni meno informati e attenti, pronti a viziare la prole con lecca lecca e patatine. E c'è anche chi, per difendere le proprie convinzioni in tema di alimentazione, si è rivolto al tribunale.

E' il caso di una coppia, invero già divorziata, di genitori di Bergamo, arrivata ai ferri corti per colpa di una bistecca. Con la mamma, con cui il 12enne vive, il ragazzo mangia soprattutto riso bollito e verdure, mentre con il papà si fa delle abbuffate da Mc Donald's durante il weekend. La madre del ragazzino dal 2006 non mangia carne e ha adottato un'alimentazione macrobiotica, che ha imposto anche al figlio. Quando il padre lo ha saputo l'ha accusata di non essere stato coinvolto in questa scelta che, a suo avviso, metterebbe a rischio la salute del giovanissimo. Inizialmente ha tentato di risolvere la cosa rimpinzando il figlio di carne, latticini e dolci nel weekend. O almeno così dice la moglie, lamentando il fatto che il 12enne, dopo ogni weekend passato con il padre, tornava a casa con il mal di pancia. Anche per effetto dei pranzi dalla nonna a base di polenta, gorgonzola e salsiccia, difficili da digerire per un organismo abituato a mangiare cibi più semplici e meno carichi di grassi.

Esasperato dalla lite e dal fatto che la donna avesse scelto per il figlio una dieta vegana anche a scuola, senza consultarlo, l'ex marito alla fine si è rivolto al Tribunale, per chiedere al giudice di assumere, "in mancanza di accordo fra i genitori, gli opportuni provvedimenti con riguardo al regime alimentare del minore". E il giudice ha stabilito che la madre debba mettere in tavola la carne almeno una volta durante la settimana, mentre il padre non deve proporla al figlio per più di due volte, nel weekend. Sarà poi difficile entrare tra le mura domestiche per controllare che la braciola finisca davvero in padella, così come è improbabile che la mamma si trasformi in detective per contare le porzioni di proteine animali assunte dal figlio quando non è con lei. Una scelta salomonica, quella del giudice di Bergamo, che invita i genitori a maggior tolleranza e apertura, come quella che mostrano tutte quelle mamme che, a fronte dei soldi spesi al mercatino bio, alle cotture al vapore e alle letture appassionate, non danno in escandescenze quando vedono i loro bimbi illuminarsi di fronte al lecca lecca gigante preso dal papà. Tanto poi il dolciume viene fatto sparire dalla fatina dei dentini, la stessa che invita il papà a leggere le etichette degli alimenti prima di fare acquisti incauti per la prole.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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