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Consorzio Chianti, superata crisi 2010, ora vale 400 milioni

Consorzio Chianti, superata crisi 2010, ora vale 400 milioni

Busi, con il rinnovamento del 70% dei vigneti produzione cresce

ROMA, 17 giugno 2019, 19:31

Redazione ANSA

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Consorzio Chianti al Mipaaft, a sinistra Luigi Polizzi, al centro l 'esperta di Wine Monitor-Nomisma, a destra Giovanni Busi, presidente Consorzio Vino Chianti - RIPRODUZIONE RISERVATA

Consorzio Chianti al Mipaaft, a sinistra Luigi Polizzi, al centro l 'esperta di Wine Monitor-Nomisma, a destra Giovanni Busi, presidente Consorzio Vino Chianti - RIPRODUZIONE RISERVATA
Consorzio Chianti al Mipaaft, a sinistra Luigi Polizzi, al centro l 'esperta di Wine Monitor-Nomisma, a destra Giovanni Busi, presidente Consorzio Vino Chianti - RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Chianti si presenta in forma al ministero delle Politiche agricole: "Il Chianti - ha detto il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi - ha superato la crisi di prezzo e di produzione del 2010 e del 2011.

Da quel momento il percorso di rilancio della nostra grande denominazione ha visto togliere gli impianti obsoleti con il rinnovamento - ha sottolineato Busi, al Mipaaft - del 70% del vigneto, che porterà ad un aumento della produzione, oggi attestata a circa 100 milioni di bottiglie. A questi punti dobbiamo cercare nuovi mercati dove dovremmo insegnare cosa è la nostra storia e la nostra denominazione che vale 400 milioni di euro.

Da qui l'importanza del Chianti Academy, la prima scuola dedicata a professionisti del settore per diventare esperti del vino Chianti Docg già avviata in Cina e ora anche in America Latina. "Di dove venite?" ci chiedevano dieci anni fa in Cina e non avevano idea né dell'Italia e neanche della Toscana. In nove anni che andiamo oltre la Grande Muraglia il mondo del vino in Cina è cambiato di molto: le differenze tra i diversi vini vengono ora apprezzate, e vengono apprezzate la produzioni più leggere".

Il settore, secondo il dirigente Mipaaft Luigi Polizzi, "mostra vivacità d'impresa nella consapevolezza delle future sfide. Prima fra tutte il cambiamento climatico da affrontare con l'innovazione tecnologica. Importante la protezione della denominazioni e gli accordi commerciali: in arrivo - ha annunciato Polizzi - quello con Singapore con una ventina di denominazioni in via di registrazione".

Sulla stessa linea Busi: "Fondamentale - ha concluso - per essere competitivi sono gli accordi bilaterali. Alla politica, a Roma e a Bruxelles, chiediamo anche la sburocratizzazione del sistema. Molte aziende associate sono Pmi, e lamentano oneri e un costo diretto troppo alti. Il registro telematico non ci aiuta perché manca la banda larda. Occorre dare infrastrutture nelle campagne prima di chiedere servizi innovativi agli imprenditori" ha concluso Busi nella prima di un ciclo itinerante di conferenze stampa che porterà il Consorzio a Milano e a Firenze questa settimana.

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