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Allevatori e lupi, a scuola di convivenza nel Parco Majella

Allevatori e lupi, a scuola di convivenza nel Parco Majella

Dal Tirolo austriaco per conoscere segreti della Montagna Madre

PESCARA, 17 ottobre 2020, 16:22

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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Dal Tirolo austriaco in visita al Parco Nazionale della Majella per cogliere i segreti della difficile, ma possibile, convivenza con il lupo. Una delegazione di allevatori e operatori economici delle montagne austriache ha visitato, insieme a esperti della European Wilderness Society, a una ricercatrice dell'Eurac, istituto di ricerca con sede a Bolzano, e all'Ufficio Veterinario del Parco, pascoli e allevamenti monticanti nel territorio del Parco, per comprendere in che modo gli allevatori della Montagna Madre abbiano saputo rielaborare e consolidare il loro rapporto di convivenza con i grandi predatori. I lupi sono di recente tornati in Austria, provenienti dall'Appennino, da Slovenia e Germania e trovano nei pascoli tirolesi greggi non particolarmente protette. La lunga assenza del predatore da quelle montagne ha fatto dimenticare, per generazioni, l'uso di condurre gli animali al pascolo sotto la custodia continua del pastore e dei cani e l'utilizzo di stazzi protetti per la notte, come invece è sempre accaduto in Abruzzo. In questo contesto, gli studi multidisciplinari, effettuati dai tecnici dell'Ente (Uffici Veterinario, Monitoraggio e Conservazione fauna selvatica e Monitoraggio e Conservazione della biodiversità vegetale) sugli habitat di pascolo della direttiva 43/92/CEE presenti nel territorio del Parco, hanno fornito una base di informazioni unica a livello nazionale. Agli allevatori va riconosciuto il merito di aver non solo ripreso la tradizione antica della buona gestione delle pecore al pascolo, ma anche di aver collaborato con il Parco perché la tradizione venisse rinforzata nelle nuove aziende e presso i giovani allevatori. Grazie a loro, gli oltre 100 lupi della Majella 'si servono' degli animali domestici solo per il 5% della loro dieta perché c'è ampia disponibilità di prede selvatiche, come cinghiali, cervi e caprioli, ma soprattutto perché gli allevamenti ben custoditi: il lupo teme l'uomo e preferisce starne lontano. Gli amici austriaci sono rimasti colpiti nell'ascoltare i racconti degli allevatori e dei pastori della Majella, che hanno garantito di non avere nessun problema con il lupo, o almeno che le rare predazioni non costituiscono il problema principale per l'economia dell'azienda. I visitatori hanno potuto osservare come i pastori conducono le greggi al pascolo, insieme ai cani da pastore abruzzesi e ai sistemi di protezione, tra i quali recinzioni elettrificate o metalliche, consegnate dal Parco proprio per consolidare queste strategie di prevenzione. La visita è stata anche una buona occasione di discussione su temi come l'importanza ecologica del mantenimento di attività di pascolo sostenibili, la qualità dei prodotti, la biodiversità agroalimentare e la necessità di più attenzione istituzionale ai piccoli allevamenti che deve venire dalla prossima programmazione, con la PAC 2021, spesso "troppo orientata" sui modelli di allevamento intensivo.
   

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