A Chios per scoprire la Masticha e il suo splendido Museo

Tra le specialità i pomodori 'anidro', non hanno bisogno di acqua

di Patrizio Nissirio

CHIOS - Le luci rosse intermittenti che di notte segnalano le pale eoliche della vicina costa turca dicono che siamo ai confini d'Europa: a Chios, Egeo orientale, una delle ultime isole greche dove il turismo non ha ancora travolto tutte le millenarie attività locali. Anzi, uno dei suoi motivi di maggiore attrazione - accanto a spiagge paradisiache, 91, per l'esattezza - è proprio la sua più antica produzione, che risale a circa 3.000 anni fa: la masticha, ovvero la resina dell'albero del lentisco che solo qui, a causa del clima, racchiude straordinarie proprietà medicinali, cosmetiche, di gusto da aggiungere a cibi e bevande, alcoliche e non.

Contesa dall'inizio della Storia per queste 'gocce' miracolose e per la sua strategica posizione di avamposto - qui si sono avvicendati persiani, romani, bizantini, veneziani, genovesi ed ottomani, prima che si unisse allo stato greco nel 1912 - Chios, dove si narra sia nato Omero e dov'è nato di certo il celebre compositore Mikis Theodorakis, continua infatti a sfornare circa 50 tonnellate all'anno di masticha. Una produzione che avviene nel sud dell'isola, in 24 villaggi (detti 'mastichochoria', ovvero villaggi della masticha) e che passa rigorosamente attraverso l'Associazione dei produttori (Emx) fondata nel 1939 che la vende, la pubblicizza, e la cui storia è raccontata dal 2016 nello splendido Museo della Masticha, progettato dallo studio greco Kizis. Nella struttura contemporanea, su un'altura che domina una valle punteggiata dai lentischi, si può conoscere la storia, la lavorazione, le alterne sorti della resina e della storia di Chios che ad essa è strettamente legata. A poca distanza dal museo incontriamo lavoranti albanesi che stanno raccogliendo la resina con uno strumento che la raschia dai tronchi, la fa cadere a terra da dove viene poi raccolta e setacciata. La pulizia viene poi affidata in molti casi alle esperte mani di donne che vivono nei villaggi circostanti. Come a Pyrgì, caratterizzato dalle case decorate con geometrie bianche e nere (dette xystà) e dove nelle porte aperte è facile intravedere anziane signore intente a pulire il prezioso raccolto. E dove sui balconi si vedono grappoli di pomodori 'anidro'(ovvero che non hanno bisogno d'acqua), identici in tutto e per tutto ai grappoli 'cugini' del mezzogiorno d'Italia, raccolti d'estate e buoni fino a Natale.

Ma a Chios, sede anche di importanti attività marinare e terra di armatori (in particolare la vicina isola di Oinousses), l'offerta per il visitatore dura tutto l'anno e va molto oltre l'affascinante e sconosciuto mondo della masticha. Si possono ad esempio ammirare le fortezze costruite dai genovesi (il dominio di Genova durò dal 1363 al 1566), o le loro ville agricole nell'incantevole area di Kampos, terra di agrumi. Ci sono resti ottomani come l'hammam nella città di Chios, o il piccolo cimitero islamico poco distante. Oppure Anavatos, il villaggio fantasma nel nord dell'isola dove c'è una sola residente. E se si ha interesse per l'intreccio tra storia e religione ortodossa, ci sono sempre l'imponente monastero di Nea Monì o la chiesa di San Giorgio nel villaggio di Agios Georgios Sikousis (San Giorgio dei fichi, importante raccolto locale). Negli ultimi anni l'isola è stata però nelle cronache soprattutto per la crisi migratoria, che la accomuna alle vicine Lesbos e Samos. I migranti sono in tutto circa 2000, meno che altrove, molti alloggiati nell'ex fabbrica di alluminio Vial, poco fuori dalla città principale, avvertiti come un serio problema dalla popolazione locale (circa 52.000 persone). Tuttavia il turista non se ne accorge nemmeno, a parte veder qualche gruppetto di siriani o iracheni in giro per il centro. ''E' un problema non di Chios, non greco, ma europeo - dice all'ANSA Nikos Niktas, vicegovernatore della regione dell'Egeo settentrionale - Qui i migranti vivono anche in case o in alberghi ospitati dalle autorità locali. Ma molti, i più, non vogliono restare qui, ma andare in altri paesi europei''. Davanti al palazzo Giustiniani (XIV secolo), situato all'ingresso del centro-fortezza di Chios, incontriamo una coppia di giovani iracheni: ''Io studio - dice il ragazzo - e stiamo cercando casa. Qui ci troviamo bene''. Nel negozio di spezie ci sono invece nigeriani che fanno spese. Anche loro sono accolti col sorriso, e parlando inglese, dai negozianti. Perché a Chios, come nel resto del Paese, quello che fa la differenza è sempre la 'filoxenia', la leggendaria ospitalità ellenica.

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