/ricerca/ansait/search.shtml?tag=
Mostra meno

Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.

Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy.

Puoi leggere tutti i titoli di ANSA.it
e 10 contenuti ogni 30 giorni
a €16,99/anno

  • Servizio equivalente a quello accessibile prestando il consenso ai cookie di profilazione pubblicitaria e tracciamento
  • Durata annuale (senza rinnovo automatico)
  • Un pop-up ti avvertirà che hai raggiunto i contenuti consentiti in 30 giorni (potrai continuare a vedere tutti i titoli del sito, ma per aprire altri contenuti dovrai attendere il successivo periodo di 30 giorni)
  • Pubblicità presente ma non profilata o gestibile mediante il pannello delle preferenze
  • Iscrizione alle Newsletter tematiche curate dalle redazioni ANSA.


Per accedere senza limiti a tutti i contenuti di ANSA.it

Scegli il piano di abbonamento più adatto alle tue esigenze.

Coronavirus: Rezza, il virus morirà a giugno? Non credo

Coronavirus: Rezza, il virus morirà a giugno? Non credo

'Alcuni colleghi hanno dono preveggenza, se succederà faremo festa'

ROMA, 04 maggio 2020, 19:28

Redazione ANSA

ANSACheck

Giovanni Rezza, direttore Dipartimento Malattie Infettive Istituto Superiore di Sanità - RIPRODUZIONE RISERVATA

Giovanni Rezza, direttore Dipartimento Malattie Infettive Istituto Superiore di Sanità - RIPRODUZIONE RISERVATA
Giovanni Rezza, direttore Dipartimento Malattie Infettive Istituto Superiore di Sanità - RIPRODUZIONE RISERVATA

"Se ci sono colleghi stimati che hanno dono della preveggenza, benissimo. Se morirà a giugno faremo una grande festa". Così Giovanni Rezza, direttore dipartimento malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), durante la trasmissione Agorà, su Rai Tre, risponde commenta le affermazioni di colleghi che prevedono che il virus a giugno sarà morto.

"Anche io vorrei che scomparisse ma non credo questo sogno possa realizzarsi molto presto. Dobbiamo quindi raddoppiare, triplicare gli sforzi per arginarne la diffusione". Lo stato d'animo nel primo giorno della Fase 2, riassume, è di "preoccupazione". "Se da una parte c'è bisogno di riaprire il Paese, vediamo anche che questo virus sta ancora circolando". "I cittadini, quindi, - aggiunge Rezza - devono aver comportamenti responsabili: distanziamento, lavaggio delle mani, mascherine in luoghi pubblici. Dall'altra parte la sanità pubblica deve esser pronta a intercettare a livello territoriale un possibile ritorno in campo del virus".

Il direttore ha poi fatto sapere che lo studio con gli anticorpi presenti nel plasma dei guariti utilizzata in via sperimentale contro il Covid in alcuni ospedali, come a Mantova, "sta dando apparentemente risultati promettenti", "attendiamo con ansia e speranza prove scientifiche di efficacia". 

La plasmaterapia, ha spiegato, è un metodo che "si pratica da tempo, con successi alterni, è stato usato anche per Ebola. Ma non è un semplicissimo: bisogna trovare donatori, che hanno superato la malattia e sono convalescenti, perché hanno molti anticorpi". "Difficilmente può esser praticato su larghissima scala perché prende tempo, ma può dar vita a altre forme di trattamento, come gli anticorpi monoclonali. Perché gli anticorpi che proteggono nella plasmaterapia possono essere prodotti in laboratorio, dando meno effetti collaterali e rendendone possibile un utilizzo su larga scala".

"Per evitare un secondo lockdown  che sarebbe un disastro per il Paese - ha aggiunto Rezza - dobbiamo mantenere comportanti responsabili e agire tempestivamente nel contenere i focolai sul territorio. Convivere col virus significa anche continuare a combatterlo".

L'aumento delle terapie intensive era "un atto dovuto, ma il fatto di averne di più ora non significa che dobbiamo riempirle. La Germania che ne ha molti più di noi, ma fa in modo che le persone non ci arrivino. Per farlo serve un grande lavoro sul territorio", ovvero "individuare casi, rintracciare contatti, testarli anche da asintomatici".

Rispetto alla diversità regionali nelle riaperture: "Un provvedimento nazionale serve" ma "adattamenti a livelli regionali di un provvedimento nazionale sono la cosa più giusta" e ci sono "sempre stati in questo paese".
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Da non perdere

Condividi

Guarda anche

O utilizza