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Lusso made in Italy vola nei paesi emergenti, ma i falsi pesano 1-2% Pil

Top premium Cina che è anche principale produttore mondiale beni contraffatti

Borse false foto iStock. © Ansa

Nei prossimi sei anni l'export di prodotti italiani d'alta gamma verso i nuovi mercati potrebbe crescere del 75%, toccando i 18 miliardi. A dirlo è lo scenario più ottimistico del rapporto 'Esportare la dolce vita' del Centro studi di Confindustria e Prometeia. Lo studio però sottolinea anche una criticità: i mercati emergenti 'top premium' per il lusso italiano sono Cina, Russia ed Emirati Arabi Uniti. Ma la Cina è anche il "principale produttore mondiale di beni contraffatti", mentre "Hong Kong, Emirati Arabi Uniti e Singapore sono "l'hub globale" del commercio di prodotti falsi. Un problema che pesa per circa 35 miliardi di euro sull'Italia, stando ai conti fatti dall'Ocse su dati 2013, quando il valore stimato dei beni italiani piratati venduti nel mondo ha appunto superato i 35 miliardi, con un impatto dell'1-2% sul Pil in termini di mancate vendite, e un danno per il fisco italiano di 10 miliardi.
    Nel mirino dei falsari ci sono ovviamente i prodotti del 'bello e ben fatto' italiano: moda, arredo, design e lusso, ma anche alimentare. Un settore che, per lo studio di Confindustria-Prometeia, l'anno scorso valeva il 20% delle esportazioni della manifattura italiana. E che vede nei nuovi mercati (oltre ai 'premium', anche Arabia Saudita, Messico, Malesia o Tailandia e Brasile) il suo sbocco privilegiato del futuro. Visto anche che in quelle aree i 'nuovi ricchi' saranno 660 milioni nel 2023, cioè 174 milioni di clienti potenziali in più rispetto ad oggi per 'bello e ben fatto' italiano.
    Ma all'orizzonte per lo studio ci sono anche altri fattori di rischio: primi tra tutti i dazi, col timore di una spirale protezionistica tra Usa e partner commerciali. O il possibile inasprirsi di tensioni geopolitiche in Medio Oriente e Asia, e le sanzioni alla Russia. Infine, avverte il Rapporto Confindustria-Prometeia, il successo del Made in Italy si basa anche sulla "sua capacità di evocare nel consumatore mondiale un insieme di valori positivi" che sono "fortemente legati all'immagine che l'Italia proietta all'estero". Ciò richiede alla politica "un approccio integrato" che sappia valorizzare "le forti complementarità che esistono tra manifattura e gli altri settori dell'economia, a partire dall'industria della cultura e del turismo". 
   

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