Food

Non solo Chianti e prosecco, agli stranieri piace il vino italiano 'naturale'

Cracco, Oldani e Vissani, dai ristoranti il trend è sui 'dinamici'

Vino rosso, tra gli stranieri cresce, secondo una ricerca, la richiesta di vino italiano biologico naturale. foto franckreporter iStock. © Ansa

62 milioni di turisti stranieri in Italia e secondo una ricerca consumeranno circa 73 milioni di bottiglie (l'anno scorso sono stati circa 70 mln). La stima è ricavata dai dati Iri per l'Osservatorio Vinitaly 2018, secondo cui in totale sono stati venduti 352 milioni di litri di vino lo scorso anno in Italia. Lo studio è stato effettuato dall'agenzia di comunicazione Klaus Davi & Co. in occasione del recente Vinitaly, su un campione di 500 turisti stranieri tra i 21 e i 50 anni, e prevede che ci sarà un forte consumo di vino italiano, confermato dal +6,5% del mercato vendite nel primo trimestre 2018 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno . Su un totale di quasi 352 milioni di litri di vino DOC e DOCG consumati in Italia nel 2017 (pari a 469 milioni di bottiglie da 0,750 litri), la ricerca stima che circa 70 milioni di bottiglie di vino le abbiano consumate gli stranieri presenti in Italia lo scorso anno (analisi basata sui dati IRI per l'Osservatorio Vinitaly 2018).

La top 5 dei Paesi più attratti dall'enoturismo vede in testa la Germania, seguita dagli Stati Uniti, dalla Francia, dagli inglesi e dagli svizzeri (https://www.enolo.it/enoturismo-in-italia-osservatorio-vino/), ma non mancano naturalmente i mercati emergenti come quello asiatico, in particolare Cina e Giappone, e quello sudamericano, con i brasiliani in testa.

Ma quali sono i marchi vinicoli italiani preferiti dai turisti stranieri nei nostri ristoranti? Di seguito la top ten:

1. Chianti (San Giusto a Rentennano) (19%)

2. Brunello (Soldera Case Basse) (17%)

3. Prosecco (Bianca Vigna) (16%)

4. Passito (Bukkuram) (14%)

5. Franciacorta (Cà del Bosco) (11%)

6. Barolo (Monfortino) (8%)

7. Barbaresco (Bruno Giacosa) (6%)

8. Bolgheri Doc (Ornellaia) (4%)

9. Aglianico (Radici) (2%)

10. Sagrantino (Caprai) (1%)

 A conferma di queste tendenze, tre dei più importanti chef di casa nostra hanno risposto specificando quali sono gli andamenti turistici e le scelte vinicole nei loro ristoranti. A partire da Carlo Cracco, ex giudice di Masterchef e apprezzatissimo cuoco italiano: "Tra i turisti stranieri, al primo posto ci sono gli americani, poi gli asiatici (dalla Cina al Giappone ma anche altri Paesi), i brasiliani / sudamericani, i tedeschi e i francesi. Oltre ai grandi vini citati nella top ten, va sottolineata la scoperta di tutta la parte dei nostri vini "naturali", delle cantine che si occupano del nuovo segmento della produzione vinicola definito 'Tripla A'". Gli fa eco un altro top player nostrano, Davide Oldani: "Al primo posto ci sono sicuramente gli asiatici, seguiti da americani, spagnoli, francesi e inglesi. Gli asiatici sono attirati maggiormente dai rossi importanti e strutturati che hanno un nome altisonante. Alla fine però si trovano meglio con vini più leggeri e scoprono di preferire un vino più fresco e più facile, anche tra i bianchi". Chiude un personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni, Gianfranco Vissani: "I turisti stranieri sono alla ricerca di una cucina più regionale e oggi sono più attenti al prezzo. Il trend va verso i vini dinamici, che non hanno la legnosità della botte e privi di eccessiva forza. Devono essere vini buoni e semplici affinché il cliente li possa prendere più serenamente".

Ma perché il vino italiano attira così tanto gli stranieri? Direttamente dal Vinitaly ecco i pareri di alcuni tra i produttori vinicoli italiani più influenti intervistati da Klaus Davi per un documentario sulle principali aziende vinicole italiane, a partire da Alessio del Savio, consigliere delegato di Mionetto Spa, secondo il quale la qualità passa anche per l'innovazione: "I nostri consumatori possono stare tranquilli per quanto riguarda la qualità che trovano all'interno della bottiglia ma siamo anche bravi a stare al passo con le loro esigenze puntando sull'innovazione, che rientra nel nostro DNA". Sulla stessa linea d'onda Massimo Poloni, Direttore Generale di Valdo Spumanti: "Penso che il segreto stia nella sperimentazione, facciamo moltissime analisi sul terreno e sulla materia prima proprio per cercare di mantenere il nostro standard qualitativo costante durante tutte le vendemmie". Difficile far meglio all'estero per Annalisa Botter, Direttore Marketing di Botter Spa: "L'anno scorso è stato molto buono, quest'anno sarà più difficile per le problematiche legate alla materia prima e ad alcuni mercati, come l'Inghilterra con la Brexit, la Russia che è abbastanza ferma e anche la Cina, che ha un po' rallentato". "Il segreto del successo – spiega Ettore Nicoletto, AD di Santa Margherita Gruppo Vinicolo – è riuscire a mantenere la continuità e la coerenza sul piano qualitativo. Questo si fa con i vigneti ma anche con la distribuzione, col commercio e con la comunicazione dei prodotti". Qualità anche per Giancarlo Lechthaler, Direttore Tecnico del Gruppo Collis: "Alla fine il segreto del nostro successo è un rapporto qualità/prezzo eccezionale perché abbiamo tutti prodotti di ottima qualità e riusciamo con i nostri numeri e con le nostre capacità a proporci sul mercato con prezzi interessanti per tutti". Migliorare la comunicazione per Carlo Favero, Direttore Consorzio Vini Venezia: "In Italia abbiamo migliaia di vini che raccontano la nostra storia, chi siamo e dove siamo. Siamo deboli nel comunicarlo, i Francesi sono molto più efficaci di noi". Entusiasmo invece da parte di Giannola Nonino, delle Cantine Nonino: "Il segreto è tanto amore, tanta passione e soprattutto sacrificio, voglia e desiderio. Il primo obiettivo non è il denaro, bensì raggiungere la migliore qualità". L'ospitalità italiana è importante secondo Marcello Lunelli, Vicepresidente di Cantine Ferrari: "È un'emozione e un orgoglio incredibile essere rispettati e ammirati da tutto il mondo: l'Italia è un sogno universale, anche per il vino e per l'esperienza unica di gustare un pasto irripetibile nella tipica ospitalità e convivialità che solo stare attorno a una buona tavola sa infondere". Pietro Mastroberardino, Presidente di Mastroberardino, elogia il carattere del territorio: "Siamo un puzzle di territori e ciascuno è bravo interprete e allo stesso tempo ambasciatore della propria terra. È una capacità istintiva che può essere il segreto del futuro potenziamento del nostro sistema produttivo". Il territorio è centrale anche per Sandro Sartor, AD di Ruffino: "Il territorio ci dà la qualità e la possibilità di parlare del sogno dell'Italia, tanto amato e apprezzato dagli stranieri che quando scelgono il nostro vino fanno un piccolo viaggio con la loro fantasia nel nostro Paese". Roberta Corrà, Direttore Generale di GIV (Gruppo Italiano Vini): "Il segreto è il lavoro ma soprattutto la coerenza: noi dobbiamo essere autorevoli nei confronti dei consumatori e dar loro la qualità che meritano. Tutto il mondo ci invidia e riconosce che facciamo le cose bene". Giancarlo Moretti Polegato, Presidente di Villa Sandi, ribadisce che "senza governo non si va da nessuna parte e non si può riuscire nemmeno a contare di più a Bruxelles perché il patrimonio vinicolo Italiano è unico al mondo e va tutelato". Infine Francesco Zonin, Vicepresidente di Zonin 1821, guarda al mercato: "È stato un 2017 buono, i grandi mercati di sviluppo del vino italiano si sono confermati Nord America, Germania e Inghilterra. La Cina rimane un punto di domanda per la capacità di penetrazione e di promozione. Credo che il nostro comparto vini non sia ancora all'altezza della sfida che lo attende".

 

 

 

TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE:
  • Redazione ANSA
  • 09 maggio 2018
  • 00:49

Condividi la notizia