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Design Week, la Milano post Expo e 10 posti da vivere

Design Week, la Milano post Expo e 10 posti da vivere

Da Cattelan a Chipperfield ecco la Unconventional Guide to Milan di Domus

02 aprile 2017, 20:57

Redazione ANSA

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La Libera ©domus/Maurizio Montagna. - RIPRODUZIONE RISERVATA

La Libera ©domus/Maurizio Montagna. - RIPRODUZIONE RISERVATA
La Libera ©domus/Maurizio Montagna. - RIPRODUZIONE RISERVATA

Cosa è Milano oggi? Cosa ha e cosa le manca? Se è vero che nel post Expo ha subito notevoli trasformazioni, quali di queste hanno segnato con più forza e positività il volto della città? E pensando al domani, cosa merita di diventare? A pochi giorni dall’apertura della Design Week 2017, ecco una Unconventional Guide to Milan. Domus - la rivista internazionale di architettura e design con quasi novant’anni di pubblicazione alle spalle ha dato vita ad una sorta di sondaggio corale coinvolgendo quindici rappresentanti del mondo della cultura, dell’arte, del design e dell’architettura.

I designer Ronan Bouroullec, Naoto Fukasawa, Ross Lovegrove, Jasper Morrison, gli architetti David Chipperfield, Benedetta Tagliabue e Jacques Herzog, l’artista Maurizio Cattelan, il fashion designer Marco De Vincenzo, la gallerista Lia Rumma, il fotografo Mimmo Jodice sono solo alcune delle quindici firme d’autore cui sono stati chiesti giudizi, posti, desideri. Ne risulta la percezione di una città architettonicamente dinamica, come spiega Benedetta Tagliabue “Milano è una città che è sempre stata dinamica, che non è bloccata dalla troppa monumentalità, che può permettersi di avere icone nuove. Può permetterselo e ne ha anche bisogno. In questo momento lo sta facendo con la Fondazione Feltrinelli, la Fondazione Prada e può fare in modo che si venga a visitare la città anche per la sua architettura contemporanea. Gli aspetti positivi della trasformazione sono dare ai cittadini una buona considerazione di sé stessi e di entrare nello spirito di desiderare cose migliori per la propria città” e urbanisticamente solida come afferma David Chipperfield “credo che sia una gran qualità. La struttura urbanistica di Milano è così nitida che i vari edifici vi si integrano in modo molto convincente. Non è una città esuberante, ma mi pare che abbia una solidità eccezionale”. Condivisa dalla maggioranza dei contributors la qualità prodotta dalle opere di matrice privata come Fondazione Feltrinelli di Herzog & de Meuron e Fondazione Prada di Koolhaas/OMA che risultano essere le architetture recenti che più di altre hanno segnato positivamente il volto della città, seguite dal complesso di Porta Nuova (ad esempio per Maurizio Cattelan) dalla riqualificazione dell’Hangar Bicocca (per Lia Rumma) e dal progetto del Bosco Verticale (per Mimmo Jodice).

“Uno dei nuovi edifici più notevoli è la Fondazione Feltrinelli di Herzog & de Meuron. La trasparente libertà dell’architettura migliora la zona circostante con la stessa bellezza e la stessa generosità con cui l’editoria letteraria agisce nei confronti della società. D’altra parte l’esperienza della Fondazione Prada Milano è un mondo diverso. Non solo si vede una grande arte contemporanea, ma lo spazio stesso pare trascendere la realtà. Quando si attraversano i nudi cortili sotto il sole di mezzogiorno ci si sente proprio come in un quadro di Giorgio De Chirico. È uno spazio d’arte che fa da punto di riferimento, pensato per trasformare la zona a livello locale, ma fa anche di Milano una meta al di là del Salone del Mobile” (Studio Swine).

Più eterogenee invece le visioni sul futuro della città e in particolare sul cosa oggi manca: se per Rumma e Gioni la differenza la farebbero dei luoghi istituzionali dedicati all’arte e alla cultura contemporanea come una Galleria Nazionale, per Tagliabue – come per Herzog e Jain - Milano dovrebbe investire sulle aree verdi e sulle parti d’acqua “Mi piacerebbe una città dove emergessero di più tutte le parti d’acqua – perché Milano è una città d’acqua – e dove ci fossero più cinture verdi collegate tra di loro che consentano movimenti piacevoli. Io penso che se impariamo dall’acqua – cosa che stiamo facendo con il progetto Scali Milano – avremmo una sorpresa perché Milano è collegata con l’acqua attraverso tutto il suo entroterra che è ormai densamente popolato – uno dei posti più densamente popolati d’Italia – e si potrebbero seguire queste linee d’acqua. Dobbiamo riscoprire le linee d’acqua che esistevano, appoggiarci a esse perché possono diventare un’occasione per un altro tipo di mobilità in città”.

Un concetto in parte ripreso ed esteso da Morrison che immagina un giardino botanico di livello mondiale all’interno del Parco Sempione. Per Chipperfield invece il punto debole della Milano d’oggi è l’assenza della pianificazione urbanistica: “Forse Milano dovrebbe guardare a come affrontava la modernità negli anni Sessanta e Settanta invece che stare a guardare come Londra o altre città se la cavano con gli investimenti. Oggi la grande sfida di tutte le città sta nel come fare a venire a patti con gli investimenti in assenza di una pianificazione urbanistica forte. E mi pare che sia un problema, per Milano, perché finora non ci si è costruito molto”. Più visionaria il punto di vista del designer Ross Lovegrove: “Milano trarrebbe vantaggio da certe fantastiche sculture pubbliche, da un sistema di tram elettrici ipermoderno e da fonti energetiche condivise per la purificazione dell’aria e l’illuminazione della città”. Raccogliendo le varie testimonianze Domus cerca di ritracciare, aggiornandole, le “tappe” fondamentali di un percorso cittadino. Nascono così cinque itinerari - The Monumental Milan, The Mineral City, The Rising City, A Stroll for Flâneurs, The Polycentric Centre - che rendono protagonisti sia i quartieri più centrali facilmente attraversabili a piedi sia alcuni angoli più isolati cosiddetti “extra” ovvero grandi quartieri residenziali e terziari realizzati nel corso degli ultimi quarant’anni, in zone ambigue a cavallo tra l’essere e il non essere in centro. 

Immancabili, in questa sorta di sondaggio corale d’autore, i ricordi legati ai cosiddetti “posti” del cuore, luoghi che i quindici contributors hanno citato come “familiari”, luoghi legati ad un acquisto, ad un assaggio o semplicemente ad una pausa quotidiana tanto amata. Una tappa che ciascuno di loro fa, ogni qualvolta torna in città. Tra questi, ci sono dieci bar e pasticcerie storiche, posti ricordati e apprezzati per una pausa dolce o salata, per una colazione mattutina o un aperitivo serale.


AL CAMPARINO Atmosfera di una milanesità d’altri tempi, lo storico bar aperto è stato aperto da Davide Campari nel 1915 in Galleria Vittorio Emanuele II.
inserito nell’itinerario di Domus The Monumental Milan viene citato da Jasper Morrison

BASTIANELLO l’Architetto Benedetta Tagliabue ne parla così: "La familiarità più grande per un tema di comodità è sempre stato Bastianello che per me significa ritornare in Italia e prendersi un cappuccino buonissimo”.

JAMAICA Nato nel 1911, a pochi passi dall’ingresso della Pinacoteca, negli anni Sessanta era il “Caffè degli artisti”, oggi mantiene, nonostante gli anni, il proprio fascino. Inserito nell’itinerario di Domus, The Monumental Milan viene citato da Mimmo Jodice e Lia Rumma

CANTINE ISOLE La gallerista Lia Rumma ne parla così: “Non potrei fare a meno di Luca e della sua enoteca Cantine Isole dove il mio staff e io ci rifugiamo dopo giornate di lavoro che sono una guerra, per annegare in un buon bicchiere di vino rosso le tensioni quotidiane”

PASTICCERIA MARCHESI Nel 2024 si celebrerà il duecentesimo anniversario della pasticceria simbolo di eccellenza meneghina recentemente acquisita dal Gruppo Prada. Il cioccolato e le praline sono specialità rinomate. Nei nuovi spazi di via Monte Napoleone e in Galleria Vittorio Emanuele II, è stata affiancata una selezione ancora più ampia dei suoi prodotti racchiusi in preziose confezioni. Citata da Marco De Vincenzo e Jasper Morrison
BAR LUCE Interni carichi di atmosfera da tipico caffè della vecchia Milano, disegnato dal regista Wes Anderson per il caffè della Fondazione Prada. Inserito nell’itinerario di Domus, A Stroll of Flaneurs – citato da Alice Rawsthorn

BAR BASSO Qui siamo alla cronaca degli immortali. Il bar che più descrive la milanesità di ieri e di oggi. Tra i 500 possibili cocktail non puoi sopravvivere a Milano senza aver provato lo storico Rossini di Mirko Stocchetti o il Negroni sbagliato®. Inserito nell’itinerario The Mineral City citato da Jasper Morrison

BOTANICAL CLUB Dopo il successo dello speakeasy di Via Pastrengo quelli del Botanical hanno aperto un locale grande, bello e metropolitano in via Tortona. La prima microdistilleria di gin a Milano contribuisce a rendere molto speciale questo locale che piace a giovani hipsters, managers e design freaks. Pranzo e cena sorprendono sempre. Anche per conoscere volti nuovi della Milano creativa.Inserito nell’itinerario di Domus, A Stroll of Flaneurs

PASTICCERIA CUCCHI, inserito tra i Locali Storici d’Italia, si trova da sempre allo stesso indirizzo, all’angolo tra Corso Genova e Piazza Resistenza Partigiana, nel cuore di Milano. Fondata nel 1936 come “caffè concerto” da Luigi Cucchi e dalla moglie Vittorina, è da sempre uno dei ritrovi alla moda di Milano. Inserito nell’itinerario di Domus, A Stroll of Flaneurs e citato da Jasper Morrison

PASTICCERIA SISSI –I croissant dolci e salati sono tra i migliori della città. Inserito nell’itinerario The Mineral City e citato da BijoyJain from Studio Mumbai

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