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Djokovic: 'Berrettini ha talento, è difficile batterlo'

I complimenti di Mancini: 'Ora cuore a Wimbledon e Wembley'

"Speriamo che sia una bella partita e che l'Italia possa vincere solo la sera...": Novak Djokovic sdrammatizza con una battuta, in un'intervista a Sky, il match di domani che alle 15, sul campo centrale di Wimbledon, lo vedrà opposto a Matteo Berrettini, primo italiano a raggiungere un simile traguardo, alla sua prima finale in un slam in carriera. "E' la prima finale per in uno slam per lui - dice Djokovic - la trentesima per me, spero che l'esperienza mi possa aiutare, ma lui sta giocando il miglior tennis della sua carriera, ha uno dei migliori servizi nel mondo".

La croata Marija Cicak diventerà domani la prima donna ad arbitrare la finale maschile del torneo di Wimbledon. L'All England Club, che ospita il torneo sin dalla sua prima edizione nel 1877, ha confermato che Cicak arbitrerà la partita tra Novak Djokovic e Matteo Berrettini. Cicak, 43 anni, ha già arbitrato la finale femminile del 2014 tra Petra Kvitova ed Eugenie Bouchard, così come quella del doppio femminile nel 2017. Nativa di Zagabria, ha guidato gli incontri durante le ultime 15 edizioni di Wimbledon, ma anche alle Olimpiadi in Atene, Londra e Rio nel 2016, dove ha arbitrato la finale femminile. Il torneo di Wimbledon, spesso considerato il tempio delle tradizioni del tennis, è l'ultimo dei quattro tornei del Grande Slam a scegliere una donna come arbitro di sedia della finale maschile. Agli US Open, la greca Eva Asderaki-Moore ha fatto la storia nel 2015 arbitrando la finale vinta da Novak Djokovic contro Roger Federer, e la francese Sandra de Jenken ha fatto strada nel 2007 durante le finali dell'Australian Open e Roland-Garros.

Domani sarà una giornata memorabile per lo sport italiano, con la finale di Wimbledon che dalle 15 vedrà sfidarsi Matteo Berrettini e Novak Djokovic, e per questa occasione straordinaria Sky Sport ha scelto di aprire a tutti gli italiani le porte del Campo centrale con la diretta della finale anche in chiaro su TV8, per tifare tutti insieme l'azzurro.

E' Novak Djokovic l'ostacolo che domenica si troverà di fronte Matteo Berrettini in finale a Wimbledon. Il serbo, numero uno del mondo e del tabellone del torneo, ha battuto in tre tiratissimi set (7-6, 7-5, 7-5) il canadese Shapovalov. Djokovic giocherà domenica contro il tennista italiano la sua trentesima finale in un torneo del grande slam e andrà a caccia del suo ventesimo titolo nei quattro tornei più importanti, nonché il sesto a Wimbledon

"Complimenti a Matteo Berrettini, domenica tutti col cuore a Wimbledon e Wembley, Italia!". Cosi' Roberto Mancini, su twitter, applaude il tennista romano che ha conquistato la finale del torneo di tennis londinese, che si giochera' nello stesso giorno della finale degli azzurri del calcio contro l'Inghilterra, per Euro 2020. Wimbledon e Wembley distano poco meno di 15 chilometri nella Grande Londra e domenica saranno il centro del mondo, un luogo da sogno, di sicuro per lo sport italiano. La finale del torneo del Grande Slam vedrà in campo per la prima volta nella storia un azzurro, Matteo Berrettini, e quella di Euro 2020, con l'Italia che affronta l'Inghilterra per vincere un titolo che manca dal 1968.

Matteo Berrettini ha per lunghi tratti dominato la partita, grazie soprattutto al suo micidiale servizio (22 ace), che non ha mai ceduto all'avversario. Il polacco ha provato ad opporre resistenza nei primi giochi, poi l'azzurro ha dilagato, vincendo 11 giochi di fila, e imponendosi nel secondo set con un secco 6-0. Nel terzo set Hurkacz è stato però bravo a reagire: ha cominciato a servire meglio e a salire a rete con continuità: il terzo set si è chiuso al tie-break, nel quale il polacco si è imposto grazie a un paio di errori di Berrettini. Nel quarto, però l'italiano è riuscito a strappare il servizio in apertura all'avversario, poi ha amministrato il resto del set con un servizio perfetto.

"Domenica sarà una grande giornata, spero che andrò ancora meglio: porto con me la bandiera dell'Italia, devo crederci". Sono le prime parole da finalista di Wimbledon Matteo Berrettini. Lo ha detto sul campo centrale di Wimbledon al termine della partita con Hurkacz. "Non avrei mai nemmeno sognato una cosa del genere, perché è un sogno troppo grande e invece ci sono. E non ci sono altre parole". Lo ha detto Matteo Berrettini, riferendosi alla vittoria in semifinale che gli ha aperto le porte della finale di Wimbledon, primo italiano della storia. "Non ho parole - ha detto a fine match - mi serviranno un paio d'ore per capire quello che è successo, ho giocato una grande partita, è arrivata la mia famiglia, c'è tutto quanto il team. Quando si gioca a questi livelli io cerco di essere al meglio dal punto di vista mentale, fisico, tattico, tecnico, pensavo di vincere il terzo set e l'ho perso, mi sono detto: bisogna reagire e la reazione è arrivata". Berrettini ha ricordato anche la sua prima partita sul campo centrale di Wimbledon, persa contro Federer. "Quella partita - ha detto - mi ha aiutato a tornare qui oggi. Adesso guarderò l'altra semifinale, ma ora ho bisogno di un giorno di riposo".

Berrettini fa la storia


Il percorso di Berrettini a Wimbledon è stato imperiale: solo tre set persi, sempre padrone di ogni incontro. Domenica però, contro il numero uno del mondo, sarà, ovviamente, tutta un'altra storia. Per la prima volta non sarà il favorito: non fosse altro perché Berrettini è alla sua prima finale di un torneo del grande slam, mentre Djokovic ne ha giocate 29 e vinte 19 (cinque a Wimbledon), due delle quali nel 2021 quindi con la possibilità ancora aperta di completare la quadrupla corona dello Slam nello stesso anno, impresa che non riesce a nessuno da più di mezzo secolo, ovvero dal magico 1969 di Rod Laver. Se quello che si è visto fin qui a Wimbledon è stato il più forte Berrettini di sempre, lucido, preciso, solido, forte e spietato, per insidiare il trono di Djokovic (che ha battuto non senza fatica il canadese Denis Shapovalov in tre tiratissimi set, 7-6, 7-5, 7-5) ne servirà uno ancora migliore. E per l'Italia sarà il primo piatto di una domenica in cerca di gloria, almeno nello sport.   

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