Referendum costituzionali, i 3 precedenti 2001, 2006 e 2016

La riforma del Titolo V ottiene il sì, stop invece per quelle di Berlusconi e Renzi

Nel 2001, 2006 e 2016 ci sono stati i tre precedenti di referendum costituzionale confermativo nella storia della Repubblica. Il primo è quello del 7 ottobre 2001 quando si tiene il referendum per confermare o meno la riforma del Titolo V della Carta, approvata dalla maggioranza dell'Unione negli anni dei governo Prodi, D'Alema e Amato. Passa con il 64,2% di voti favorevoli anche se l'affluenza si ferma poco oltre il 34%. Essendo un referendum confermativo e non abrogativo il quorum però non è previsto.
    Il 25-26 giugno 2006 gli italiani sono chiamati a votare sulla riforma costituzionale varata dal governo Berlusconi (su ispirazione della Lega di Umberto Bossi e con Roberto Calderoli ministro delle Riforme): è la cosiddetta 'devolution' che viene bocciata con il 61% mentre i votanti raggiungono il 52%. Il 4 dicembre 2016 è la volta del terzo referendum costituzionale nella storia repubblicana: la maggioranza dei votanti respinge il disegno di legge costituzionale della cosiddetta riforma Renzi-Boschi, approvata in via definitiva dalla Camera ad aprile 2016 e che puntava al superamento del bicameralismo perfetto, alla revisione del riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni, all'eliminazione dal testo costituzionale del riferimento alle province e alla soppressione del Cnel. A dire no alla riforma è il 59,11%, contro il 40,89% di sì. La tornata referendaria del 2016 registra un'affluenza record: a votare è quasi il 69% degli elettori con percentuali bulgare al Nord. Ben al di sopra dei risultati del 2001 e superiore anche a quelli del 2006 sulla devolution con un'affluenza del 53,6%. Prima conseguenza politica della bocciatura della riforma le dimissioni del governo Renzi.

   

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