Vera e Giuliano Montaldo, un colpo di fulmine lungo 60 anni

Ritratto coppia di vita e a artistica in docu a Festa di Roma

Quasi 60 anni d'amore e di partnership artistica in giro per il mondo dal Brasile alla Cina, per un percorso che comprende opere come Sacco e Vanzetti, Giordano Bruno, L'Agnese va a morire, lo sceneggiato Marco Polo, Gli occhiali d'oro, I demoni di San Pietroburgo, L'industriale. Un legame simbiotico animato da due persone di straordinario talento e intelligenza, indipendenti e libere, che uniscono forza di carattere e humour. E' il ritratto delle coppia che offre il documentario Vera & Giuliano di Fabrizio Corallo, al debutto nella sezione Omaggi della Festa del Cinema di Roma.

Un progetto, quello del film non fiction su di loro che "è stato coinvolgente - spiega Montaldo, classe 1930 -. Raccontare il nostro amore per noi è normale, ma è ancora più bello raccontare quello insieme al nostro percorso lavorativo. L'abbiamo fatto con gioia e divertendoci". In questi anni "non ci siamo mai annoiati - aggiunge Vera Pescarolo Montaldo - parlare di noi è stato emozionante e divertente". A unirli il colpo di fulmine che Montaldo sentì al primo incontro con Vera a inizio anni '60 nell'ufficio del produttore Leo Pescarolo, fratello della sua futura moglie. "Con i suoi meravigliosi occhi azzurri era come un principe azzurro, anche se con lo sguardo un po' da matto" racconta Vera, che a differenza del regista non è stata subito 'folgorata'. "Avevo lo sguardo da matto perché avevo visto una creatura bellissima - aggiunge Montaldo : ero un principe stregato e quel colpo di fulmine dura da 60 anni".

Attraverso un tesoro di immagini tra vita e set, il film non fiction racconta questa coppia straordinaria anche attraverso altri sguardi di famiglia, quelli della costumista Elisabetta Montaldo, che Vera Pescarolo ha avuto da un precedente matrimonio e Giuliano Montaldo ha adottato, e il nipote Inti Carboni, assistente alla regia e produttore. "Hanno due energie opposte che si sostengono anche nel conflitto, due personalità molto forti che sono sempre state in grado di combattersi apertamente finendo sempre in un abbraccio - spiega Elisabetta Montaldo -. Sono persone meravigliose che si compensano come lo yin e yang. Lui è stato uno dei più giovani partigiani e lei è stata sempre biologicamente una rivoluzionaria. Quando ha incontrato Giuliano ne ha sposato l'impegno con estrema facilità".

Una tensione intima e creativa che emerge nelle conversazioni tra moglie e marito, che ripercorrono i loro anni di cinema tra ricordi, aneddoti e incontri come l'incursione nella loro camera da letto d'albergo in piena notte di Gian Maria Volonté, che chiese alla coppia come facesse a dormire pensando che il giorno dopo lui sarebbe finito al rogo (in Giordano Bruno, ndr): "Alla fine Gian Maria si mise vicino a me e dormì fino alla mattina". O lo straordinario rapporto creato anche con i componenti cinesi della troupe durante le riprese di Marco Polo: "Sono capaci di comunicare e avere empatia con tutti - commenta il nipote dei Montaldo, Inti Carboni . Li spinge una grandissima curiosità e rispetto verso tutti quelli che incontrano". "Sul set ci fidiamo assolutamente uno dell'altro, poi Giuliano quando gira dipinge, e io m'incanto. E' un artista, ma non lo sa perché vorrebbe fare l'attore" racconta Vera Pescarolo, riferendosi anche alla grande passione del regista per la recitazione. "Quando l'ho conosciuta mi sono innamorato - sottolinea il cineasta - e questo amore continua perfetto anche se a volte mi fa arrabbiare... senza di lei non avrei fatto questo mestiere".

      RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

      Video ANSA




      Modifica consenso Cookie