Covid: Abruzzo si sveglia in zona rossa, città si svuotano

Ieri 729 positivi, occupato il 43,7% posti terapia intensiva

(ANSA) - PESCARA, 18 NOV - Non è la città deserta che si vedeva durante il primo lockdown, ma sicuramente ci sono meno traffico e meno caos. Appare così il centro di Pescara nel primo giorno in cui l'Abruzzo è in zona rossa per effetto di un'ordinanza regionale del governatore Marco Marsilio. Le maggiori restrizioni sono scattate dalla mezzanotte. Il presidente di Regione, con il provvedimento firmato lunedì sera, ha disposto su tutto il territorio le misure previste dall'articolo 3 del Dpcm del 3 novembre.
    L'ordinanza si è resa necessaria alla luce degli ultimi, altissimi, dati. In attesa di quelli odierni, ieri son stati 729 i nuovi casi. Aumentano, in particolare, i ricoveri, con il 43,7% dei posti letto di terapia intensiva che è già occupato.
    Fortissima, dicono gli addetti ai lavori, la pressione sugli ospedali. Dopo aspre polemiche - il Gruppo tecnico scientifico regionale (Gtsr) aveva chiesto la chiusura totale delle scuole - si è deciso di seguire l'impostazione del Dpcm: restano in presenza le attività didattiche delle primarie e delle prime medie. Intensificati, in tutta la regione, i controlli da parte delle forze dell'ordine. 
   Pescara, nel primo giorno di lockdown, si muove a ritmi più lenti. Al mercato della 'strada parco' del mercoledì sono attivi solo gli operatori che vendono generi alimentari e i clienti fanno acquisti in modo ordinato e composto. Poca gente in centro, nonostante i numerosi negozi che possono rimanere aperti. Su corso Umberto, principale strada dello shopping cittadino, sono in azione gli operai per l'installazione delle luminarie di Natale. Pochi clienti anche nei bar che lavorano con l'asporto. Più affollato il lungomare, scelto da molte persone per praticare attività motoria e sportiva, consentite dal Dpcm. In ogni caso i negozi aperti sono pressoché vuoti. Non mancano le lamentele degli esercenti che non avranno diritto ai ristori. "Questa mattina si è vista una sola cliente - afferma Nadia Rosini Di Mascio, responsabile di due negozi di abbigliamento di via Parini, uno per bambini, aperto, e uno per adulti, chiuso - Mi chiedo quale possa essere una motivazione ragionevole per cui posso tenerne aperto uno e non l'altro. Il negozio chiuso, inaugurato a luglio con spese ingenti per adeguarci ai protocolli Covid-19, ha tre dipendenti, che da oggi sono in cassa integrazione a tempo indefinito. L'azienda titolare dei negozi, che ha investito molto in queste attività, ha anticipato la cassa integrazione per me e la collega che lavoriamo nell'attività rimasta aperta: quella di marzo e aprile dallo Stato non è ancora arrivata".
   "Siamo in una zona centralissima che però pare dimenticata dal Comune - aggiunge - di notte, vista la presenza dei portici, viene usata come riparo dai senzatetto e la mattina dobbiamo provvedere noi alla pulizia della strada. Da due settimane abbiamo cambiato il nostro orario e abbiamo deciso di fare il continuato chiudendo alle 18, ma non sappiamo quanto possa servire ora, dato che c'è poco movimento". (ANSA)

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