di Lorenzo Attianese
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Pentacamorra, il nuovo ordine

Da Milano a Palermo, le vecchie mafie battono in ritirata dalle strade della malavita classica e lasciano spazio ad organizzazioni criminali più primitive: ce ne sono almeno cinque, che ora sono diventate adulte e hanno preso il nuovo controllo dei territori

A Ballarò la piazza dello spaccio è in mano ai nigeriani: uno dei mercati simbolo di Cosa Nostra è caduto in mano ai Cultisti. In Puglia la Società Foggiana spara contro i blindati della polizia e minaccia gli ispettori. Nella zona est di Milano i panni sporchi ora si lavano in famiglia, tra le gang di latinos. Dopo Prato, i negozi cinesi vanno in fiamme anche a Massa Carrara. A Bari alcune agenzie di spedizioni pagavano il pizzo all’ Organizacija georgiana. Bastano cinque istantanee della nuova scena criminale italiana, per illustrare il completamento della mutazione criminale nel nostro Paese, dove mafia, camorra e ‘ndrangheta battono in ritirata strategica. Non più la strada, ma i piani alti. Dunque intere praterie di denaro sporco lasciate libere e dove adesso i braccianti delle nuove organizzazioni criminali raccolgono i frutti.

Cinque diversi poteri criminali, che acquistano la droga importata dalle mafie classiche, ancora in affari con i cartelli sudamericani di Colombia e Messico. Vagoni di cocaina che i nuovi protagonisti barattano con armi dai Paesi dell’Est attraverso i porti pugliesi, per potenziale l’arsenale della nuova Pentacamorra. E’ su queste cinque nuove organizzazioni in ascesa che si concentra l’attenzione del Servizio Centrale Operativo della polizia italiana, alla luce degli ultimi episodi di violenza: sotto i riflettori c’è soprattutto la Puglia. La nuova mala torna alle origini e - anche se la percezione della criminalità è maggiore nelle metropoli - Latina, Foggia e Caserta restano le piazze di scambio più pericolose. Un ritorno al passato con nuovi protagonisti sulla scena criminale, dove i vecchi clan diventano il collante: è la Pentacamorra, che nasce sugli scarti e gli avanzi delle piazze lasciate vuote da chi ormai ha sistemato i panni sporchi di sangue nel cassetto.

 

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Pentacamorra, il nuovo ordine


Cultisti nigeriani, i boss del voodoo

Cultisti nigeriani

Berretti neri o sciarpe azzurre con vestiti trendy e in macchina asce e bastoni per punire i traditori. A volte basta un’unghia, un capello e una foto per arruolare col voodoo un esercito di sfruttati. Le sette dei cultisti della Nigeria, dopo aver colonizzato la criminalità piemontese e pugliese, puntano al salto di qualità in Sicilia con i picciotti nigeriani. Sono specializzati nello spaccio, nel racket e nello sfruttamento della prostituzione: solo per quest’ultima attività il giro d’affari calcolato è di quasi due miliardi, reinvestiti nell’acquisto di armi e droga. A Ballarò uno dei loro gruppi, i ‘Black Axe’, è il braccio armato della Cosa Nostra palermitana: le loro spedizioni sono a colpi di asce e bottiglie e solo qualche mese fa sono arrivati i risultati di una prima operazione che ne ha decimato i vertici.

I cultisti hanno un’organizzazione piramidale protetta da una rete di omertà rafforzata da suggestioni esoteriche e minacce di ritorsioni: in cima ci sono i ‘lord’, che rappresentano i vertici nazionali, divisi in ‘consigli degli anziani’ e dai ‘direttori operativi’. I ‘butchers’, i cosiddetti macellai, sono invece i picchia duro impegnati nei ‘match’: irruzioni a colpi di bastone, machete e torture. Alle donne il ruolo di maman per la gestione delle prostitute, oltre diecimila in Italia, e dei ‘boys’ tuttofare. Parole d’ordine, simboli, punizioni corporali, riti di affiliazione attraverso il voodoo. Dietro quest’aurea magica mischiata a sangue e paura, ci sono banali ladri e rapinatori nigeriani ricercati nel proprio Paese, che in Italia hanno acquisito, attraverso il cultismo, il grado di boss delle proprie bande di connazionali. La mafia ha intuito la loro ascendenza: li rifornisce e si sporca le mani attraverso di loro. E pensare che i gruppi più temibili, come i Black Axe e gli Eiye, erano nati quarant’anni fa come confraternita religiosa di studenti nell'università del Benin.


"Le nuove mafie avanzano con il benestare della criminalità classica." Renato Cortese (Questore di Palermo)


Organizacija Georgiana, i ladri diventano manager

Mafia georgiana

Il loro passamontagna nasconde acrobati con tatuaggi di lupi, che grazie al grimaldello hanno creato la multinazionale del furto, con sedi in tutta Europa. Gli accademici del saccheggio, provenienti dalla Georgia, hanno fatto crescere le radici della loro Organizacija nel Lazio e in Puglia. I boss sono i ‘ladri in legge’ (vory v zakone) e da anni fanno affari principalmente con la ‘ndrangheta. Gran parte dei bottini dei maxicolpi – messi a segno con tecniche rapide ed efficaci - confluiscono nel fondo di investimento di ogni clan, chiamato obshak. Il secondo passo spetta poi alla componente esperta in finanza, che ricicla miliardi all’estero: è una sorta di succursale della mafia russa, che fa affluire soldi attraverso compagnie di spedizioni o società di agenzie turistiche collegate a Mosca, tanto che alcuni loro investimenti hanno coinvolto in passato le compagnie di tycoon russi. Ma le decisioni spettano sempre solo al consiglio criminale della shodka.

Sono criminali dalla doppia vita, molti provengono dalle carceri russe e portano il proprio ruolo e storia tatuati sul corpo, nel linguaggio della fenya: spesso le indagini degli investigatori partono proprio dai segni di inchiostro sui cadaveri o gli arrestati. In Italia ogni anno a decine finiscono in manette, ma l’organizacija georgiana è tutt’altro che debellata e si sta moltiplicando: i ladri in legge, gli unici ad avere le stelle tatuate sul petto, hanno assunto la reggenza dei clan composti ognuno da un centinaio di persone in varie città italiane, dove spesso nel mirino dei furti ci sono ville e abitazioni lussuose. Non solo ruberie in casa. La nuova frontiera è il campo informatico, con il phishing e le frodi finanziarie: i ladri sono diventati anche hacker, che minacciano siti di e-commerce costretti a pagare per evitare di essere attaccati. Dopo le serrature, ora i ‘topi dell’Est’ aprono conti bancari in Russia, tanto che - da quanto emerso in una recente operazione - il membro di uno dei clan aveva un albero di Natale addobbato con banconote.


"La Società Foggiana è la quarta mafia dopo Cosa Nostra, camorra e 'ndrangheta". Franco Roberti (Procuratore Nazionale Antimafia)


Società Foggiana, i gangster del ventunesimo secolo

incendio a Peschici

Tra i suoi padri spirituali c'è Raffaele Cutolo, ma la banda sanguinaria è sorta proprio sulle ceneri di alcuni affari della camorra campana andati in fumo. La Società Foggiana semina il terrore in Puglia, con le sue rapine spettacolari, la bombe intimidatorie, le minacce alle forze dell'ordine e gli assalti a portavalori attraverso dei commandi. Un ritorno al malaffare primitivo, che ricorda i gangster degli anni '30 ma che da anni ha ormai consolidato la presenza a Foggia ed ha i suoi quartieri generali nella provincia, a Cerignola e San Severo, fino ad espandersi annettendo anche la cosiddetta mafia del Gargano. E' una sorta di federazione di criminali spietati, sviluppatasi negli anni '80 e cresciuta come succursale dei clan del casertano. Ma che ora taglieggia i commercianti, utilizza kalashnikov per colpi da milioni di euro, minaccia gli imprenditori edili, cerca connivenze nelle amministrazioni locali. E non è estranea a fasi di lotte interne, con omicidi e spargimenti di sangue per la leadership tra le varie famiglie rivali come i Trisciuoglio, Palumbo, Di Tommaso, Sinesi-Francavilla e Moretti-Pellegrino-Lanza, ognuna con le sue 'batterie'.

Il nucleo criminale è composto da qualche centinaio di persone, ma continua a fare proseliti tra i giovani. E' una delle organizzazioni criminali che spaventa di più ed ha all’attivo già quasi un centinaio di omicidi. Affrontano le forze dell’ordine con gli Ak-47 puntati e sfidano agenti e investigatori: nel 2016 progettavano di uccidere Angelo Sanna, ispettore capo della squadra mobile di Foggia e solo un anno dopo, nel marzo 2017, diversi colpi di arma da fuoco sono stati sparati contro i blindati della polizia del Reparto mobile a San Severo. Oltre alla droga e alle estorsioni, le nuove frontiere commerciali sono quella edile e vitivinicola, come documentano alcune operazioni degli ultimi anni. Tutto al riparo dalle influenze della Sacra Corona Unita, che perde terreno ed è relegata a fenomeno del Salento. La sfida allo Stato a colpi di mitragliatrice è lanciata: un’arroganza criminale che ha pochi precedenti.


Gang sudamericane, dai tirapugni alle pistole

Gang latinos

L’unione fa la forza e l’importante è appartenere a un gruppo. Che sia l’uno o l’altro. Molletta, pistola, un minuto di calci e sei dentro: nei Barrio 18, nei Mara Salvatrucha o nei Latin King. La criminalità degli ispanici in stile americano, che da anni ha contagiato anche il Nord Italia, è diventata adulta a Milano e in Liguria. Da qualche anno le pandillas – i singoli gruppi all’interno dell’organizzazione, formati da decine di persone – investono nelle rapine e nello spaccio di droga. I soldi guadagnati vengono gestiti dai ‘re’ della bande, i capi. E ci si arma anche con qualche pistola rimediata, fino ad allargare il giro ai non latinos: al supermarket del degrado è facile arruolare anche filippini, marocchini e italiani.

Si entra nel gruppo con una gara di resistenza ai calci sferrati dai membri per qualche minuto e poi si giura fede alla propria banda e odio agli avversari. I regolamenti di conti sono all’aperto, in metropolitana o in ferrovia, dove un paio di anni fa un capotreno ha rischiato di rimetterci la vita, ritrovandosi un machete affondato nel braccio. Se si sfugge alla punizione, un membro della famiglia rischia grosso con stupri e violenze. Se prima sembravano gang di ragazzini attratti dall’appartenenza malavitosa nello stile dei bassifondi newyorkesi, adesso i capibanda entrano a contatto con livelli criminali più alti. Già in un’intercettazione telefonica del 2015, uno dei membri si procurava le armi da un amico appartenente alla mafia. Dopo le risse, la micro delinquenza organizzata adesso controlla i quartieri a Milano, nell’hinterland e nel Genovese: i ragazzini stanno diventando uomini d’onore.


Mafia cinese, la scalata della Triade

Cinesi

Il dragone impenetrabile che striscia in Italia non porta solo merce contraffatta, ma droghe sintetiche, immigrazione clandestina e gladioli rossi per chi viene sentenziato a morte. La metanfetamina, che prima circolava solo all’interno della comunità, viene adesso assunta anche dagli italiani ed è arrivata alla vendita di 300 euro al grammo: lo confermano i sequestri e gli arresti, i più recenti di qualche mese fa nella Chinatown di Milano. Ma l’affare di sempre è il gioco d’azzardo gestito dalle bische cinesi, spesso divise in stanze che distinguono clienti cinesi e italiani. E poi c’è il commercio, la prostituzione e il racket interno: alcuni mesi fa gli incendi che hanno devastato una serie di negozi cinesi a Massa Carrara hanno acceso le ipotesi sulle possibili infiltrazioni della mafia orientale nel territorio apuano, ma anche in Lombardia e Lazio oltre alla Toscana.

L’impero tricolore con gli occhi a mandorla si espande, aumenta gli incassi a livelli esponenziali e da qualche tempo punta ad avere una sua banca a San Marino: tra le perplessità degli investigatori ci sono alcuni nomi che figurano tra gli investitori di questo progetto, collegati alla vecchia inchiesta dal nome Money2Money su una maxi-evasione fiscale. E’ recente la condanna in primo grado per un italiano, imputato per riciclaggio, e la relativa confisca di 14 milioni di euro, in relazione al trasferimento di denaro illecito della criminalità cinese in Toscana attraverso il money transfert. Nonostante tutto gli episodi non trovano sempre collegamenti tra loro, così come una serie di omicidi irrisolti nella comunità a cui non viene data risposta. Colpa dei gladioli rossi recapitati a casa, simbolo delle minacce di morte che spingono gli immigrati di Pechino al silenzio.