di Lorenzo Attianese
ANSA MagazineaMag #031
Nuova frontiera del traffico d'organi

Africa take away

Cresce il fenomeno in Africa: i migranti sono costretti a vendere i propri reni per saldare il debito quando non possono pagare gli scafisti. Clienti in tutto il mondo (anche italiani) pagano fino a 200mila dollari

Una linea lunga una manciata di centimentri, tracciata da una penna su un assegno, da un dito che scorre su una cartina, da un bisturi sulla pelle. E tre mani diverse: quelle di un compratore, di una vittima e di un chirurgo. E' la grafia atroce del contratto di vendita di un rene, in cambio della fuga dal proprio Paese. Nuovi modi per pagare i viaggi di sola andata. Una leggenda metropolitana del passato che oggi è diventata realtà globale del mondo povero, dove il Mediterraneo è diventato un punto di riferimento. L'Africa è il fornitore in ascesa in un business che oggi coinvolge 50 nazioni. Tanto che l'Organizzazione mondiale della sanità ha stimato che, tra i reni trapiantati ogni anno, quasi il 10% viene procacciato illegalmente nel Secondo e Terzo Mondo. Scafisti eritrei, beduini del Sinai, trafficanti della Nigeria e broker in giro per il mondo lavorano all'ombra di alcuni di quei 63mila trapianti di rene stimati ogni anno.

   I farmaci antirigetto hanno fatto enormi passi in avanti, aumentano i livelli di diabete del tipo 2 e le malattie del cuore. Non è un caso quindi se si allungano le file di pazienti, tra cui quelli pronti a spostarsi in qualsiasi continente per un trapianto illegale. Per questo l'offerta criminale si adegua alla domanda con i suoi punti di forza: prezzi variabili e rapidità per i richiedenti, pronti a sborsare fino a 200mila dollari per pagare tutta la filiera nel caso di un 'donatore' di rene uomo tra i 20 e i 30 anni. Un lavoro facile se aiutato dalle razzie al supermarket della disperazione. Ed in questo l'Africa non può che rappresentare un commercio all'ingrosso. Briciole per gli scafisti e i 'traghettatori via terra', che intascano percentuali del 10%. Si tratta soltanto di una catena di manovalanza, che fa parte di un un universo formato da chirurghi, dottori, tecnici di laboratorio o agenti di viaggio. I fiumi di denaro arrivano da facoltosi malati di rene dal Giappone, Italia, Israele, Canada, Taiwan, Stati Uniti e Arabia Saudita.

Traffico organi, esperto lancia allarme


L'Italia della speranza e lo stoccaggio dei pezzi di ricambio

Tauberg Gedalya, un ex ufficiale israeliano, trafficante di organi umani, latitante dal 2010,  arrestato dalla Polizia all'aeroporto di Fiumicino (Roma), 6 giugno 2013

Le popolazioni del Sud, povere ma cariche di una ricchezza inestimabile per i bisognosi dei trapianti, vendono pezzi di ricambio all'Occidente malato. E i siti di stoccaggio degli esseri umani sono a metà strada tra i due mondi. L'Italia potrebbe essere un luogo di raccordo. Al momento una serie di frammenti, tra intercettazioni e stralci di indagine, fanno passare dal nostro Paese la scia del network made in Africa. Gli investigatori non lo escludono. Le indagini sugli sbarchi di Lampedusa hanno portato qualche settimana fa agli arresti di cinque eritrei a Roma e un'ordinanza in cui si parla di consegne e scambi di migranti, anche come eventuali donatori di organi. Tutto dipende da come intendono saldare il debito per il viaggio. Itinerario con partenza da Tripoli. Passando per Malta, tappa in Italia, stipati in qualche appartamento. Poi altrove, dove si perdono le tracce. La tratta aveva prezzi stracciati: 1.500 euro, ma in caso di insolvenza c'è anche l'opzione per la donazione di organi. Nessuna vendita o intervento in Italia è stato accertato finora. Ma un rene a volte può sostituire i soldi che mancano per raggiungere l'altra parte delle coste del Mediterraneo. L'Italia è la meta, mentre gli affari sporchi accertati al momento restano nei continenti a Sud.

   Altri segnali arrivano ripercorrendo indietro gli anni. Nel gennaio 2009, l'allora ministro degli Interni, Roberto Maroni, lanciò un allarme durante l'assemblea pubblica dell'Unicef a Roma. Secondo Maroni c'erano "evidenze di traffici di organi di minori che sono presenti e sono stati rintracciati sul territorio". L'Aido, l'associazione italiana per la donazione di organi, smentì il fenomeno. Ma secondo l'ex ministro le "evidenze" del traffico derivavano dall'analisi incrociata dei dati sui ragazzi extracomunitari scomparsi dopo esser arrivati a Lampedusa, circa 400 su 1.328 nei 12 mesi precedenti, e le segnalazioni relative al traffico d'organi inviate dai paesi d'origine alla polizia italiana tramite Interpol. Qualche mese dopo i carabinieri dei Ros conclusero con successo una maxi operazione sulla tratta di esseri umani nell'aprile 2009, in stetta cooperazione con la polizia olandese, nei confronti di un network di matrice nigeriana con base a Castelvolturno, responsabile della tratta di centinaia di donne nigeriane sfruttate sessualmente negli stati dell'area di Schengen. Nell'ambito di quell'inchiesta fu accertato il caso di un bambino proveniente da un orfanotrofio in Nigeria e le pratiche per portarlo illegalmente in Italia. Una pratica che sembrava collaudata ed abbastanza semplice per le organizzazioni, capaci di prelevare i bambini da quell'orfanotrofio con una certa facilità e senza una necessaria destinazione specifica.

   Dalle organizzazioni criminali ai broker, uno dei quali era arrivato in Italia l'anno scorso. Nel giugno 2013 era appena atterrato Tauber Gedalya all'aeroporto di Fiumicino, un ex alto ufficiale israeliano di 77 anni su cui pendeva un mandato di cattura internazionale emesso dallo stato brasiliano di Pernambuco, dove era stato già condannato all’ergastolo per traffico di organi umani. Dal gennaio 2002, nello Stato del Pernambuco Gedalya, avrebbe organizzato l’asportazione di organi umani di almeno 19 cittadini della zona nord est del Brasile. Dopo aver sottoposto i donatori a esami medici, li faceva uscire dal Paese diretti in Sud Africa per l'espianto, quasi sempre di reni. Per l’intervento ogni 'donatore' riceveva tra 6 e 12mila dollari. Viaggiava da solo, era arrivato a Roma da Boston ed è stato bloccato dalla Polaria. Finora non è stata accertata la motivazione della sua presenza in Italia né quali fossero i suoi interessi nel nostro Paese.


Traffico organi, Marino: clienti in cella


Cicatrici nel deserto, dai riscatti al bazar delle cornee

Guanti sporchi di soldi fino al confine tra Asia e Africa, dove stavolta le rotte si allargano al Medio oriente. Il sogno diventa incubo passando per il Sinai, ad Est dell'Egitto. Per i profughi eritrei, sudanesi, somali e maliani, la promessa dei trafficanti sudanesi è quella di procurare un lavoro in Israele dopo aver varcato il confine. Alla frontiera alcuni vengono venduti ai beduini anche attraverso poliziotti corrotti. Il primo passaggio è la richiesta di riscatto alle famiglie. Se non arrivano i soldi anche qui la minaccia è il sacrificio di organi. Che è diventata realtà, secondo le testimonianze di Alganesh Fessaha, attivista impegnata in operazioni di salvataggio che collabora con la Ong 'Gandhi'. "Dal deserto del Sinai, in obitorio arrivano corpi a cui mancano cornee e reni, basta osservare le cicatrici", racconta. "Per loro chiedono riscatti da 50mila euro, li torturano cercando di soffocarli con sacchetti di plastica bruciata. E se non arriva il denaro dalle famiglie si passa ai test di compatibilità e alla vendita di reni e cornee - spiega Alganesh . "Guadagniamo di più - dicono nelle loro minacce i 'predatori' - E con un soggetto compatibile si arriva fino a 75mila euro".
   C'è anche un testimone chiave, un giovane sottoufficiale eritreo di 33 anni fuggito dalla dittatura di Isaias Afewerki - poi liberato grazie ad Alganesh - che era stato intercettato dai predoni poco prima di superare il confine sudanese. Durante la sua prigionia ha parlato del prelievo di un rene di un suo compagno di cella agonizzante e portato via conl'auto, con la collaborazione di un medico compiacente. Anche a lui era stato chiesto di 'vendere' per essere liberato. Episodi che gettano ombre su un bacino di 'clienti' in Israele. La stessa ricercatrice antropologa Nancy Scheper Hughes, esperta mondiale del fenomeno e attivista di Organs Watch, cita diversi israeliani nella lista degli acquirenti di organi.


L'oasi delle cliniche e lo scambio del futuro

Il tour del trapianto illegale è un carosello di orrore, misto al dramma dei pazienti emodializzati, pronti a sborsare grosse cifre per il rene di uno sconosciuto, obbligato dalla miseria. Le vittime-donatrici a volte si spostano per il mondo nella clinica più riservata e comoda per broker e chirurghi, che spesso mettono in piedi nuovi siti temporanei per facilitare i trapianti illeciti velocemente e per un breve periodo di tempo, anticipando la polizia, il governo o interventi internazionali - come spiega l'antropologa ricercatrice di Berkley e fondatrice di Organs Watch, Nancy Scheper Hughes, una sorta di attivista che veste i panni di una 007 pronta a stanare broker e clienti in tutto il mondo.

   Negli anni scorsi sono stati accertati 109 trapianti illeciti solo nell'ospedale di Saint Augustine a Durban, in Sud Africa, tra cui cinque minorenni - spiega Hughes - In seguito ad una retata della polizia ci furono molti patteggiamenti di vari brokers e loro complici. Hughes ha analizzato i profili dei broker di organi in vari Paesi. Sono loro i veri registi dei network criminali: organizzano la logistica, coordinano i malati di reni disposti a viaggiare grandi distanze, venditori di reni e chirurghi criminali. Che hanno accesso alle infrastrutture necessarie come ospedali (i migliori del continente sono in Sud Africa), centri di trapianto, compagnie di assicurazioni mediche come anche cacciatori locali di reni e spesso anche polizia compiacente. Ma il giro si fa sempre più sofisticato e le cliniche del futuro assomiglieranno - secondo Hughes - sempre di più alla vicenda di Ji-Hun, uno studente diciannovenne, immigrato del Sud Corea che non poteva permettersi il costo dei corsi, libri, affitto e che temeva di essere rimpatriato se fosse finito fuori corso. Ha venduto il suo rene per 20mila dollari ad un facoltoso imprenditore statunitense in procinto di dialisi ma che non riusciva ad accettare l'idea di dover 'attaccarsi ad un macchina per tre ore alla settimana'. Il trapianto è avvenuto in un famoso 'ospedale per le star di Hollywood' a Beverly Hills. Agevolati da internet, i fornitori di organi attingeranno localmente dal largo bacino di nuovi immigrati, rifugiati e lavoratori senza documenti. Dialisi e disperazione, due angosce diverse che si appoggiano l'una sull'altra per la sopravvivenza, dove l'unica via d'uscita è incisa dalla lama affilata di un bisturi.