Arriva dizionario della Terza Repubblica

In "Piove governo ladro"'fil rouge' linguaggio politico italiano

(di Francesco Bongarrà) (ANSA) - ROMA, 4 DIC - ETTORE MARIA COLOMBO, "PIOVE GOVERNO LADRO" (EDIZIONI ALL AROUND, 348 PP., 18 EURO).
    Un Dizionario di Politica della Terza Repubblica, senza dimenticare le altre: è la definizione più giusta di "Piove governo ladro", l'ultima fatica letteraria di Ettore Maria Colombo. Davanti ad una politica italiana che cambia volto e forma freneticamente, ma mantiene alcune costanti, alcuni miti e riti che si perpetuano, nel modo di viverla, di usarla e anche di comunicarla, è arrivata l'ora di mettere ordine tra le parole più importanti e significative che hanno segnato la storia della Repubblica, quella in corso, la cosiddetta 'Terza' Repubblica, senza dimenticare le altre, la mitica 'Prima Repubblica' ma anche la 'Seconda'.
    La politica italiana, sostiene l'autore, è passata da un linguaggio aulico e alto a modi di comunicare bassi e volgari, ma non ha mai perso il filo di un discorso comunicativo che è sempre stato, allo stesso tempo, ammiccante e forbito, colloquiale e gergale ma anche ricco di richiami e suggestioni storiche, alto e basso. La formula del 'dizionario' è la più semplice e, insieme, la più utile per padroneggiare una materia vasta e complicata come la politica italiana.
    Il primo capitolo ("Tanto qui è tutto un magna magna") è dedicato alle "Frasi fatte" e ai "Luoghi comuni" della politica, quelle più recenti e più in voga. Si va da "aiutiamoli a casa loro" (gli immigrati) ad "ammucchiata", dal rischio di "finire come in Grecia" a "ce lo chiede l'Europa". Poi ci sono gli slogan coniati dai politici. Matteo Renzi è diventato famoso per aver inventato "asfaltare" come per gli altrettanto celebri "gufi e rosiconi", "professoroni" e "pop-corn" o l'hastag "enrico stai sereno". Il governo, "gialloverde" o "giallorosso" è sempre "del cambiamento" ed è sempre guidato dall'"avvocato del Popolo" (Giuseppe Conte), per dire dei termini più nuovi. Ma non vanno dimenticati "bunga bunga", "cene eleganti", "discesa in campo" e "contratto con gli italiani", "inciucio" e "teatrino della politica" che hanno caratterizzato l'era di Berlusconi o il "celodurismo" e "Prima il Nord" di Bossi. "Onestà! Onestà!", "Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno" e la strategia del "Vaffa" hanno segnato l'irrompere sulla scena di Beppe Grillo e dell'M5S così come "E' finita la pacchia", "sbruffoncella" e "zingaraccia" hanno caratterizzato il predominio di Matteo Salvini che è passato dal "prima gli italiani" a chiedere "pieni poteri". Nel secondo capitolo, "Il Dizionario del Politichese", vengono analizzati i termini, le definizioni e le parole più astruse e oscure della Politica che sono passate indenni, pur se a volte cambiando di significato e di riferimento, da un era politica all'altra. Craxi si definiva "ago della bilancia" e oggi lo dice di sé Di Maio. La "cabina di regia" si invocava ai tempi del Pentapartito e lo si fa ancora oggi. La "politica dei caminetti" si faceva ai tempi della Dc e non ha mai smesso di farla il Pd. I "cavalli di razza" erano Fanfani e Moro, ma lo si è detto anche di Salvini e Di Maio. Il "manuale Cencelli" si usa sempre, per fare i governi. Le "convergenze parallele" di Moro non sono mai passate di moda così come la "politica dei due forni" di Andreotti. Il "Palazzo" di Pasolini equivale alla "Casta" dei nostri giorni. Infine, nel terzo capitolo, "Chi lo ha detto?", ci sono le parole, le frasi più famose e i tormentoni dei più importanti leader politici italiani dal dopoguerra ad oggi. Nenni era un formidabile battutista ("Piazze piene e urne vuote", "la stanza dei bottoni", il "vento del Nord"), Saragat resterà alla memoria per "il destino cinico e baro", De Gasperi per il "discorso della stanga" e Moro per il suo "non ci faremo processare nelle piazze" mentre le battute fulminanti di Andreotti sono davvero tante. Rino Formica ha coniato perle ("nani e ballerine", riferita al suo PSI, e "la politica è sangue e merda"), Craxi discorsi memorabili. Di Pietro ha inventato un modo di parlare, il "dipietrese", e Bersani il "bersanese", linguaggi provinciali ma sapienti, D'Alema folgorava l'uditorio con battute taglienti.
    Berlusconi e Beppe Grillo, ma anche Umberto Bossi, hanno collezionato iperboli, insulti e invettive di ogni tipo. Poi sono arrivati Renzi, Di Maio e Salvini e hanno cambiato tutto.
    Il linguaggio politico e il modo di comunicare della politica da 'alto', è diventato 'basso' così come da 'astruso' è diventato 'smart' e 'social'. Senza giudicare, ma con un pizzico di ironia, il libro vuole aiutare a capire, e a ricordare, cos'era e cosa è diventata la politica italiana. (ANSA).
   

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