San Bevignate, chiesa-tesoro dei Templari a Perugia

L'impegno dell'assessorato comunale al Turismo per il rilancio

Redazione ANSA

SAN BEVIGNATE - La presenza dei Templari a Perugia e in particolare la chiesa di San Bevignate sono tra i "tesori" che caratterizzano le proposte turistiche del capoluogo umbro.
Quella di San Bevignate è la più grande chiesa templare d'Europa. Un luogo unico per la sua storia, per le sue leggende, tanto che punta ad inserirsi all'interno di un itinerario internazionale per arrivare a collegarsi, soprattutto con la Francia, in un circuito turistico unico nel suo genere. Così si pone il complesso monumentale di San Bevignate un patrimonio storico, artistico e culturale che l'Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia sta rilanciando con iniziative che lo coinvolgono nel circuito dei siti templari.


Un luogo simbolo appena fuori le mura della città: nel contado di porta Sole, nei pressi del cimitero monumentale di Monteluce, si conserva quasi perfettamente integra quella che è considerata una "eccezionale testimonianza" dal punto di vista architettonico e iconografico della presenza dell'Ordine del Tempio. La chiesa di San Bevignate (http://turismo.comune.perugia.it/pagine/san-bevignate-e-i-templari) fu concepita infatti allo scopo di ricordare agli abitanti delle campagne perugine la missione svolta in Terrasanta dalla Militia Templi, l'ordine creato a Gerusalemme intorno al 1119 per iniziativa del cavaliere francese Hugues de Payns. Pauperes commilitones Christi Templique Salomonis, militia Templi Salomonis, milites Templi: così i monaci-cavalieri del primo ordine religioso-cavalleresco, ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa, vengono ricordati dalle fonti letterarie.


La chiesa, riaperta alla visita nel 2009 dopo i lavori di messa in sicurezza, consolidamento e restauro avviati in seguito al terremoto del 1997, si posiziona lungo il crinale che dalla città scende al Tevere, percorso già in antico da un importante asse viario costeggiato da aree di necropoli etrusco-romane (materiali esposti al Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria, http://polomusealeumbria.beniculturali.it/).
La stessa chiesa sorge in un'area occupata in epoca romana da un laboratorio artigianale destinato alla lavorazione di tessuti, impiantatosi sopra una villa suburbana della metà del primo secolo a.C. I recenti scavi archeologici dei resti della fullonica sono visibili al disotto dell'attuale pavimentazione, tramite un camminamento sotterraneo. Dell'antico impianto restano cinque vasche in cocciopesto, di cui una con concavità circolare sul fondo, che doveva fungere da bacino di raccolta o da pigiatoio, e canalizzazioni in muratura. Si tratta di un'officina artigianale attiva tra la metà del I sec. a.C. e il V-VI sec. d.C., in cui venivano svolte le diverse fasi della lavorazione dei tessuti. Qui veniva eseguito sia il lavaggio e la smacchiatura degli abiti già usati, come avviene nelle moderne lavanderie, sia la preparazione e il trattamento dei tessuti nuovi. Per la lana, ad esempio, le fasi di lavorazione comprendevano la follatura, il candeggio e la garzatura o cardatura. Un'altra pratica era quella legata alla tintura delle vesti con sostanze coloranti organiche, sia di origine vegetale che animale; la colorazione veniva spesso svolta in officine specializzate (officinae tinctoriae), dove i tessuti erano fatti bollire in apposite caldaie di piombo insieme alle sostanze coloranti.
La fullonica a sua volta si era impostata sui resti di una villa del I sec. a.C. testimoniati da pavimentazioni a mosaico geometrico a tessere bianche e nere conservati nell'area della facciata della chiesa.
Il complesso di San Bevignate costituisce una delle testimonianze monumentali più significative e meglio conservate di quella rete di commende dell'Ordine del Tempio che, grazie anche a un gran numero di lasciti e donazioni, si diffuse capillarmente in Europa (anche la chiesa di San Giustino d'Arna, a una quindicina di chilometri da Perugia, nella piana fra il Chiascio e il Tevere nei pressi di Piccione, http://www.arnatemplare.it/index.html).


La chiesa si caratterizza per il notevole sviluppo verticale e per la pianta a navata unica, scandita da pilastri addossati in due ampie campate con volte a crociera delineate da un cordolo prismatico in pietra, il cui peso è bilanciato da robusti contrafforti esterni che rafforzano le mura perimetrali. L'abside (rettilinea, aggettante e leggermente rialzata rispetto al livello della navata) è affiancata sul lato destro da una torre campanaria a pianta quadrata, che in origine ebbe probabilmente la funzione di residenza del primitivo nucleo della comunità. In corrispondenza di ciascuna campata e nella terminazione piatta dell'abside si aprono finestroni ogivali, mentre sulla facciata, che ha come unico elemento decorativo un bel portale in pietra bianca ornato con due fiori della vita, si apre invece un oculo di grandi dimensioni.


La ricchezza di risorse idriche della zona, sfruttate già in epoca romana, avrebbe peraltro indotto i committenti della chiesa a incanalare l'acqua tramite il pozzo ancora oggi visibile nella zona absidale dietro l'altare, in modo da poterne disporre comodamente al livello superiore dell'edificato, che previde fin dal principio anche un piccolo spazio ipogeo in corrispondenza della cella absidale, destinato ad accogliere il corpo di Bevignate (http://turismo.comune.perugia.it/pagine/storia-san-bevignate-agiografia-e-iconografia), al quale i Templari decisero fin dal 1256 di intitolare la nuova chiesa fatta edificare nella città di Perugia.
Gli affreschi della zona absidale preceduta dall'arco trionfale, su cui è realizzato un vario repertorio con combinazione di elementi simbolici scanditi da riquadri e cornici contenenti motivi ornamentali, oltre a sviluppare soggetti relativi all'iconografia e alla simbologia dell'Ordine del Tempio, accolgono importanti riferimenti al movimento penitenziale dei Disciplinati (http://turismo.comune.perugia.it/pagine/storia-i-disciplinati) e alla tradizione agiografica perugina relativa a San Bevignate. Altre scene si riferiscono all'Ultima Cena, con la Maddalena penitente e i protomartiri Stefano e Lorenzo, e al Giudizio Universale con la monumentale figura del Cristo dalle braccia aperte, circondato dai simboli della Passione. La decorazione è impostata intorno alla bifora centrale, ai cui lati sono presenti i quattro animali simbolici raffiguranti gli evangelisti, come connotazione simbolica della luce che penetra dalla finestra aperta da Oriente. La devozione dei Templari nei confronti della Vergine, eletta fin dalle origini a loro protettrice, si trova invece rappresentata in alto a sinistra nella scena della Madonna in trono con il bambino, posta fra gli arcangeli Gabriele e Michele.

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