Gramsci, in mostra Quaderni e riviste

Alla Biblioteca Malatestiana di Cesena fino al 31 marzo

Redazione ANSA CESENA

CESENA - Arricchita di contenuti nel tempo, e nei passaggi da una città all'altra, arriva alla Biblioteca Malatestiana di Cesena la mostra 'Gramsci. I quaderni del carcere e le riviste ritrovate', realizzata dalla Fondazione Gramsci con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e del Comune e organizzata dall'associazione MetaMorfosi.
    In questa edizione, fino al 31 marzo, ai 33 quaderni scritti fra il 1929 e il 1935 si aggiungono i due ricevuti a Turi nel 1933 lasciati in bianco, mai esposti in precedenza, e alcune riviste ritrovate recentemente a Ghilarza. Un'ulteriore integrazione è costituita dai libri provenienti dalla biblioteca che Antonio Gramsci aveva messo insieme da giovane e da alcuni foglietti superstiti di un ampio schedario bibliografico che aveva compilato negli anni del liceo e dell'università. I collegamenti che si possono stabilire fra manoscritti del carcere, riviste, libri e schede retrodatano agli anni trascorsi in Sardegna la conquista di una già significativa maturità culturale.
    Gramsci ottenne il permesso di scrivere nel gennaio 1929, mentre era recluso nel carcere di Turi dove scontava la condanna a oltre vent'anni inflittagli il 4 giugno 1928 dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Inaugurò il primo quaderno già l'8 febbraio 1929 e, fino al novembre 1933, quando lasciò Turi per una clinica di Formia, compilò 21 dei 33 quaderni di annotazioni, traduzioni, appunti miscellanei, consegnando ad essi le riflessioni sulle cause che avevano condotto alla vittoria del fascismo e su una lunga serie di 'quistioni' filosofiche, storiografiche e politiche: l'apogeo e la crisi dello Stato-nazione, l'industrialismo, il rapporto dirigenti e diretti, la funzione degli intellettuali, le tensioni derivanti dall'unificazione internazionale dei mercati a fronte di una politica chiusa nei confini nazionali, la guerra mondiale e la nascita della società di massa, la funzione dei partiti e l'emancipazione delle classi subalterne. Alla sua morte i quaderni furono inviati a Mosca dalla cognata Tatiana Schucht e tornarono in Italia nel marzo 1945.
    All'inizio del 2018, poi, nella soffitta della casa di Ghilarza abitata fino alla morte da Teresina Gramsci Paulesu, sorella prediletta di Antonio, è stata trovata un'intera collezione di riviste, circa 280 numeri di sette testate (Il Marzocco, Le Cronache letterarie, La Lupa, Piemonte, La Voce, Patria. Giornale dell'idea liberale, L'Unità. Problemi della vita italiana) risalenti al periodo 1907-1914. Sono periodici ai quali Gramsci era abbonato negli anni in cui frequentava il Ginnasio di Santu Lussurgiu, il Liceo Dettori di Cagliari e la Facoltà di Lettere dell'Università di Torino. In mostra sarà pure possibile sfogliare e ingrandire le pagine dei manoscritti attraverso schermi touch screen; anche riviste, libri e schede bibliografiche saranno riproposti in formato digitale. (ANSA).
   

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