Al Cairo l'Italia salva i papiri

Nel laboratorio di restauro nato col sostegno di Siracusa e Mae

di Rodolfo Calò IL CAIRO

IL CAIRO - E' nata grazie all'Italia la struttura che quotidianamente affronta l'immane e delicatissimo compito di restaurare e conservare all'Umanità i papiri del Museo egizio del Cairo salvandoli dall'azione demolitrice del tempo o ricomponendoli, come in un folle puzzle, quando la macina dei millenni li ha sbriciolati in migliaia di frammenti.
    A ricordare che il "Laboratorio di restauro dei papiri" del museo cairota é stato allestito dall' "Istituto internazionale del papiro - Museo del papiro" di Siracusa con l' "aiuto" finanziario della Provincia siciliana nel 2004 é una targa dorata all'interno delle sue porte aperte per l'ANSA dal suo direttore, Moamen Othman.
    Un contributo rilevante come noto è venuto però dal programma 'commodity aid' della Cooperazione italiana che consentì l'acquisto di strumenti ad alta tecnologia: fra l'altro un laser per la "fotoablazione" (per la pulitura di superfici estremamente delicate senza l'uso di prodotti chimici) ed uno spettrometro portatile Fluorescenza a Raggi X per le indagini non invasive che consente l'identificazione degli elementi chimici caratterizzanti un pigmento o qualsiasi altro materiale.
    La collezione del museo, custodita anche in celle climatizzate donate sempre dall'Italia per conservare i pezzi più delicati a 18-22 gradi di temperatura e 35-45 di umidità relativa, comprende "più di 20 mila" papiri di cui solo circa 12 mila inventariati, ha stimato Moamen.
    Provengono da scavi situati soprattutto nel centro e sud dell'Egitto, aree più calde e secche rispetto a quella del delta del Nilo la cui umidità ha distrutto quasi tutti questi fragili supporti di scrittura.
    Le priorità di intervento del laboratorio sono i papiri esposti al museo e il tipo é quello "conservativo, non-estetico", teso quindi a "rispettare l'originalità" senza "mai aggiungere" colori o tratti, ha spiegato il direttore in perfetto italiano appreso fra l'altro all'Opificio di pietre dure di Firenze nei primi anni 2000.
    Un esempio di questo approccio é un papiro che viene restaurato in queste settimane e che riporta alcuni capitoli di un "Libro dei morti" risalente a circa 3.200 anni fa.
    Appena restaurati ed esposti nel novembre scorso al termine di tre mesi di lavori sono i 20 metri del "Papiro di Yuya e Tuya", probabilmente bisavoli di Tutankhamon, il quarto più lungo al mondo dopo quello di 40 metri conservato a Londra, uno di 30 esistente a Torino e uno di 25 metri del Metropolitan Museum of Art di New York.
    Inoltre "stiamo esaminando il piccolo rotolo di Hemaka, il più antico papiro non-scritto mai rinvenuto", risalente alla prima dinastia, quindi a prima del 3.000 a.C., ha segnalato Moamen, i cui cinque collaboratori stanno restaurando anche i papiri di "Wadi el-Jarf", i più antichi 'iscritti', rinvenuti nel 2013 sul Golfo di Suez e datato a circa il 2.600 a.C.
    Uno di questi è una specie di foglio excell ante-litteram, nelle cui precisissime celle sono riportati fra l'altro salari di lavoratori, mentre su un altro si nota anche un "cartiglio" (un ovale) contenente il nome di Cheope, il faraone della più grande a antica delle tre piramidi di Giza.
    Restaurato da Corrado Basile e Anna di Natale, i fondatori del museo siracusano, al Cairo spicca anche il papiro Gebelein, risalente all'Antico Regno, prima metà del III millennio a.C., rinvenuto da una missione del Museo Egizio di Torino, e che fino alla scoperta di quelli di Wadi el-Jarf era il più antico conosciuto al mondo. E' stato esposto per la prima volta nell'agosto scorso in occasione della visita al Cairo del ministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi.
    Nel caleidoscopio di geroglifici, simboli, animali, divinità, faraoni, tenui colori e quant'altro resta sui papiri in lavorazione al laboratorio o esposti al museo, l'altro giorno impressionava la scatola di frammenti grandi al massimo come scuri coriandoli e molti della consistenza di polvere: provengono viene da Saqqara, a sud del Cairo, e in sei mesi gli specialisti di Moamen contano di ricomporlo.(ANSA).
   

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