Le luci di Fasnacht a Basilea, l'ultimo atto del Carnevale europeo

Si chiude oggi la più grande festa popolare della Svizzera

Fabrizio Cassinelli BASILEA

Il Carnevale di Basilea ha due anime, entrambe straordinarie, che emergono dalla netta divisione tra la magia della notte e la gioia del giorno. Se, infatti, la parata notturna, il famoso Morgenstreich, è il regno delle luci multicolori, le 'lanterne' che squarciano il buio, nel silenzio e nel rigore di una parata musicale a cui i basilesi si preparano per tutto l'anno, la sfilata delle 'qlique' che parte una volta giunto il giorno, e prosegue fino alla notte del 21 febbraio, è un'esplosione di maschere colorate, scherzi, lazzi che coinvolgono ogni anno 20 mila persone.

Su tutto, ovunque, il suono dei pifferi, che non lascia il visitatore nemmeno quando, lontano dalla città, si troverà a fischiettare qualcuna delle marcette ascoltate per giorni. Per tre giorni la città dell'arte, con 40 musei nel solo centro cittadino, della farmaceutica, con la sede di due delle più grandi e potenti multinazionali del mondo, e della multiculturalità, con Germania e Francia egualmente vicine, al limitare della metropoli, diventa per tutti e solo la città del 'Fasnacht', "patrimonio immateriale dell'Unesco", come ha ricordato Felix Rudolf von Rohr, portavoce della commissione per la candidatura Unesco, uno degli uomini-simbolo del Carnevale di Basilea. "Beh potremmo dire che il nostro è diverso da quello brasiliano perché qui la gente è vestita", ha detto ironicamente ricordando le temperature rigide che complicano non poco la vita dei tanti partecipanti. Eppure nei tre giorni dell'evento le attività di Basilea sono tutte chiuse proprio per permettere la grande partecipazione che ogni anno si registra, con intere famiglie, divise in specie di contrade, che si allenano per tutto l'anno a marciare e a suonare pifferi, tamburi e grancasse con abilità da professionisti. Oltre 200 le clique iscritte, dalla famigliola all'associazione culturale con decine di figuranti, che mettono in scena 14 chilometri di sfilate musicali.

Tutto comincia, anzi ricomincia, dal 1376, il lunedì successivo al mercoledì delle ceneri. Alle 4 del mattino i rintocchi delle campane annunciano il Morgenstreich e il centro storico della città si spegne di colpo. Per ore, fino all'alba, le uniche luci saranno le lanterne, alte due metri e più, illuminate dall'interno, e quelle, più piccole, che tutti i partecipanti alla sfilata indossano sul capo o tengono a mano, come una sorta di stendardo. Poi alle 13.30 comincia la sfilata diurna, che da quel momento non si fermaerà più fino alla tarda serata del mercoledì, prima inquadrata e poi disarticolata in mille siparietti nelle piazze e nei vicoli. Nei mesi precedenti il Carnevale, viene scelto un determinato tema di cui in quel giorno si faranno parodie attraverso costumi e maschere, con versi scritti sulla lanterna e sui biglietti distribuiti agli spettatori. Nel corso delle due serate di festa inoltre, i partecipanti, singolarmente o, appunto, all'interno di gruppi detti 'clique' (che è vietatissimo intralciare negli spostamenti), si spostano da locale a locale per commentare l'anno appena passato con versetti cantati e caricature, noti come 'Schnitzelbänken'. Quest'anno il tema ufficiale - quello che dà l'iconografia alla 'spilla del carnevale', il pin che tutti, ma proprio tutti, hanno addosso - è stata la chiusura dell'ufficio postale centrale, con le maschere che escono da una busta da lettera. Ma tra le lanterne non sono mancati richiami alla satira internazionale: la Merkel, i black-block, la Corea del Nord, Trump...

Difficile inquadrare le origini della festa, che si perdono nella notte dei tempi. Probabilmente il carnevale di oggi è il risultato di realtà politiche e sociali diverse, come la persecuzione del protestantesimo (Basilea è la città protestante per eccellenza della Svizzera), l'affermazione delle gilde delle corporazioni, la divisione della città in quartieri e soprattutto in due cantoni, quello cittadino e quello della campagna circostante. Di certo è ancora oggi una manifestazione che richiama decine di migliaia di persone, elvetici e turisti stranieri, perché a distanza di secoli, e nonostante il freddo, ha ancora la capacità di scaldare i cuori.

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