I buchi neri

di Riccardo Agazzotti, III B, Itis 'E. Fermi', Modena

Redazione ANSA

Viene definito buco nero una regione dello spazio caratterizzata dalla gravità infinita in quanto nulla al suo interno può uscirne; il nome buco perché nessuna particella può sfuggirgli e l'aggettivo nero è legato al fatto che non emette luce.

I buchi neri in genere si sviluppano attorno a corpi celesti estremamente densi, si formano dal collasso gravitazionale che talvolta accompagna la morte di una stella. Nell'Universo ne esistono alcuni giganteschi, con massa milioni di volte più grande di quella del Sole.
Questo fenomeno accade, in quanto la velocità di fuga necessaria ad un corpo per allontanarsi da esso, è maggiore della velocità della luce; con la velocità di fuga intendiamo la velocità minima iniziale con cui un oggetto deve muoversi per allontanarsi indefinitamente da un campo gravitazionale; se questa velocità è maggiore della velocità della luce, l’ allontanamento risulta impossibile visto che non esiste nessun corpo in grado di viaggiare a questo tipo di velocità.

L'esistenza dei buchi neri è una delle predizioni fondamentali della teoria della relatività generale formulata da Albert Einstein nel 1915. Solo negli anni sessanta le osservazioni astronomiche mostrarono che la vita di una stella di massa sufficientemente grande può culminare in un’esplosione.

I buchi neri non sono visibili direttamente, perché neanche la luce può sfuggirgli; si possono studiare indirettamente grazie ai fenomeni che avvengono vicino ad essi in quanto emettono radiazioni elettromagnetiche. Le osservazioni astronomiche indicano che al centro di molte galassie, inclusa la nostra, si trovano buchi neri giganteschi: hanno massa milioni di volte maggiore di quella solare, e si sono formati e ingranditi catturando gas e stelle.

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