Francesca, sul palco per raccontare che 'di cancro si vive'

Dagli ottimisti agli ansiosi, con gli amici affrontata la chemio

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 26 NOV - Vestita di bianco, con un sorriso radioso, Francesca racconta la sua storia sul palcoscenico del teatro, avvolta da un incredibile energia. E non si può che restare ad ascoltarle in silenzio."Sono trascorsi poco meno di sette anni da quando ho scoperto il primo tumore al seno. Non sapevo, allora, che sarebbe stato il primo atto di una lunga storia. Era il giorno del mio compleanno, quello in cui la dottoressa, con una voce tranquillizzante, ci ha detto che quel piccolo nodulo era un sospetto cancro. Da lì è iniziata una storia piena di incontri e connessioni, ma anche lunghe, lunghissime attese per ottenere i risultati di Tac, scintigrafia, Pet, risonanza. Per non parlare delle ore passate in ospedale, aspettando di fare la chemioterapia". Economista, ricercatrice e docente presso la Scuola Nazionale di Amministrazione Pubblica, Francesca ha 48 anni e ha due figli. Con passione insegna imprenditorialità ai docenti delle scuole e ai rifugiati. "Ho sempre avuto in mente l'ideale di una società attenta alla felicità delle persone, per questo indago la realtà sociale cercando di capire come renderla migliore, unendo ricerca teorica ed esperienza sul campo". E' forse questo spirito, attento a potenziare le relazioni tra le persone e allenato con gli anni, che le è venuto in aiuto, quando ha scoperto di essere malata. "La prima cosa che ho fatto, dopo la diagnosi, è imparare a chiedere aiuto alle persone care. E ho visto allora come ciascuno trova consolazione attraverso suoi meccanismi: Clara aveva appena otto anni e mi chiedeva conferma che non sarei morta… Mattia, che di anni ne aveva serie e già mostrava il suo pensiero scientifico razionale, mi chiese: mamma ma tu sai qual è la probabilità che una persona malata come te muoia? Mio marito Walter era bravissimo a tranquillizzarmi dicendomi che sarebbe andato tutto per il meglio ma, senza dirlo a nessuno, si svuotava scatole di calmanti. Il mio amico Walter, invece, indagava da buon napoletano sul mercato delle parrucche usate".
    La chemioterapia, presso il policlinico Gemelli di Roma, è stata una "maratona di amore", "un rito sempre identico a se stesso" se non per l'accompagnatore, sempre diverso, che di volta in volta passava la staffetta a qualcun'altro, per non lasciarla sola. "Gli amici li possiamo suddividere in due categorie: gli ottimisti pronti a suggerire nuovi alimenti da sperimentare, curcuma in tutte le versioni e bacche di goji in ogni salsa, zenzero; gli ansiosi, che avrebbero voluto sapere cosa sarebbe successo non domani o dopodomani, ma nei prossimi vent'anni. E poi c'è chi, con un fare discreto, era pronto a nascondersi per ore nel bagno dell'ospedale pur di starmi accanto". Segue la radioterapia, il ritorno ad una normalità presunta, le metastasi. Ma anche l'incontro con l'associazione Italiana Malati di Cancro (Aimac), in cui ha trovato supporto informativo, relazioni umane e grande generosità. Ed è proprio attraverso Aimac che Francesca e' stata scelta, insieme ad altri pazienti, per raccontare la sua esperienza nell'opera teatrale "I fuorisede": una galleria di storie per raccontare al mondo che "di cancro si vive". Scritto da Maria Teresa Carpino con Gigi Palla e Giacomo Perini, lo spettacolo ha debuttato a Roma e sarà messo in scena, nei prossimi mesi, in diverse città italiane.
    "L'insegnamento più importante di questi anni - racconta oggi Francesca davanti al pubblico che la guarda ammutolito - è che la vita continua dopo il tumore, più e meglio di prima. Ma dobbiamo credere profondamente di poter cambiare noi stessi, perché non esistono due momenti in cui noi siamo uguali, siamo un continuo work in progress. E così cambiando noi stessi, possiamo cambiare la realtà che ci circonda".(ANSA).
   

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