Marta, rinata dopo l'osteosarcoma grazie alla montagna

Sono tornata a gareggiare e riconquistare le cime delle Dolomiti

Redazione ANSA ROMA

 "Non mollare mai" è sempre stato il motto di Marta, da quando, da piccola partecipava alle gare di corsa e sci nordico tra le montagne delle Dolomiti. Ma la gara più difficile ha dovuto affrontarla combattendo contro un osteosarcoma che l'ha colpita a 22 anni. Oggi Marta di anni ne ha 42 e lo sport estremo è ancora la sua passione.
    "Sono una montanara di Lozzo di Cadore, un piccolo paese immerso nelle Dolomiti, ai piedi delle Marmarole, cresciuta tra corsa campestre e sci nordico", racconta. Nel 1999, all'età di 22 anni, "la mia vita è cambiata da un giorno all'altro". I dolori iniziarono al bacino e al femore sinistro, ma girando tra un medico e l'altro i mesi passavano e la sofferenza aumentava.
    Solo a distanza di circa 7 mesi dai primi dolori, quando a causa di fitte acute finisce al pronto soccorso, le viene fatta una radiografia, il cui risultato non lascia presagire nulla di buono. E Marta viene mandata all'Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna (Ior), dove le viene diagnosticato un osteosarcoma al bacino e femore sinistro, un tipo di tumore raro e aggressivo, spesso diagnosticato tardi poiché confuso con altri problemi ossei.
    "Ad uno smarrimento iniziale, è seguita la consapevolezza che dovevo lottare per vincere questa sfida. Grazie al sostegno della mia famiglia e pochi amici, dopo 9 mesi di terapie, interventi di ricostruzione (innesto osseo di mezzo bacino e protesi d'anca), la chemio tra Bologna e Ravenna, e tanti trasferimenti tra ospedali e casa, mi sono resa conto che ero sopravvissuta: avevo vinto io". Inizia così la 'nuova vita' di Marta, da diversamente abile, in cui lo sport fa parte del passato. Al suo posto hobby casalinghi, cucina, ricamo, fai-da-te. E nel 2009 la gioia della nascita di un bimbo, "che in tanti momenti non avrei mai pensato di poter avere", racconta. Una vita 'quasi normale' ma senza la sua grande passione, quella dello sport. Fino a quando, nel 2015, dopo l'ennesimo intervento, a causa di un'artrosi avanzata al ginocchio sinistro, il destino le regala la possibilità di ricominciare a rivivere le montagne che per 16 anni ha guardato dal basso verso l'alto. "Lo stimolo è arrivato casualmente incontrando un altro disabile che utilizzava le stampelle per camminare in montagna. Quindi mi sono detta: perché non provare? Così ho colto l'occasione al volo e, con zaino in spalla, stampelle in mano, la gioia nel cuore, sono tornata all'avventura. Ho ricominciato con piccole conquiste sui sentieri semplici, ma tre mesi dopo, ridendo e scherzando, mi sono ritrovata a indossare il pettorale nella mia prima gara in salita".
    Oggi Marta si cimenta con camminata in montagna, arrampicata su roccia, sci di fondo. Partecipa anche a gare per chi non ha disabilità, "per il piacere di farle", lasciando spesso parecchie persone a bocca aperta. "Nell'inverno 2017/18 ho partecipato alle gare di Coppa del Mondo Paralimpiche, dove ho avuto la fortuna di incontrare persone di tutto il mondo, con decine di disabilità diverse, e tutte agguerrite nella sfida contro gli avversari e il cronometro. Loro mi hanno insegnato che niente è impossibile e che si può vivere la propria disabilità in assoluta normalità". La prossima grande sfida è a marzo 2020: tagliare il traguardo della gara di sci di fondo più lunga del mondo, la Nordenskiöldsloppet, in Svezia. Nel mezzo ci saranno mesi di allenamenti e altre gare, con l'obiettivo di sfidare i propri limiti e divertirsi. Ma il pensiero va anche a alle Olimpiadi e delle Paralimpiadi 2026 a Milano-Cortina: "avrò l'opportunità di rincontrare e tifare 'a casa mia' qualche atleta con cui ho gareggiato in passato".
    "Quello che penso spesso - conclude Marta - è che non riesco a immaginarmi una vita senza l'osteosarcoma. Lo sport mi ha aiutato a crescere come persona, a lottare, a non mollare, perché la vita è una continua serie di cime da affrontare". E questo è anche il messaggio che Marta ha voluto lanciare a tutti, decidendo di aprire un sito web che racconta la sua storia, nato dal desiderio di "essere da stimolo a chi ha voglia di provare a superare i propri limiti". 
   

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