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Favola di Anna in fuga dal nazismo, una storia vera

Dal 28 Quando Hitler rubò il coniglio rosa da bestseller di Kerr

Una storia vera e poco nota ma che oggi con l'invasione russa in Ucraina e i drammi per la popolazione civile a cui assistiamo con dolore ci tocca ancora di più: è l'infanzia da rifugiati di Judith Kerr, costretta con la famiglia a peregrinare per l'Europa dopo la messa al bando del padre famoso critico teatrale ebreo, tra gli intellettuali più in vista di Berlino negli anni '30. I suoi sentimenti di bambina 'senza casa', in pericolo, con mezzi economici sempre più esigui, con una difficile integrazione sociale ma pure con la voglia di non perdere speranza, somigliano a quelli dei bambini ucraini strappati dalla guerra alle loro abitudini, alla scuola, agli amici, in una solitudine dolorosa.
    Tratto dal best seller degli anni '70, arriva in sala dal 28 aprile Quando Hitler rubò il coniglio rosa dalla regista premio Oscar (per Nowhere in Africa), Caroline Link distribuito da Altre Storie. Nel romanzo che scrisse nel 1971 (premiato nel '74 con il German Children's Literature Award) la Kerr rivive i suoi ricordi di bambina di nove anni in fuga da Berlino nel 1933. Nel libro così come nel film i nomi sono cambiati: lei si chiama Anna Kemper (una deliziosa Riva Krymalowski), il fratello Michael di pochi anni più grande è Max (Marinus Hohmann), la madre Julia è stata chiamata Dorothea (Carla Juri) mentre il padre Alfred è Arthur (Oliver Masucci). La regista del film, Caroline Link, lo aveva letto a scuola e ha contattato la Kerr per l'adattamento cinematografico. "Anche da bambina, rimasi sorpresa dalla leggerezza della storia", dice la regista. "Si raccontava la fuga dalla Germania nazista, ma il tono era ottimista, quasi spensierato". Parlando con Judith Kerr al telefono, Link ha scoperto il motivo: "Mi ha detto che i ricordi di quegli anni in Svizzera e a Parigi sono per lo più positivi.
    Per lei e suo fratello sono stati anni di avventura. Lo stretto rapporto con i genitori, e in particolare con il suo meraviglioso papà, ha avuto un grande impatto su di lei e le ha dato grande forza". Dopo un primo periodo tra le alpi svizzere la famiglia Kerr andò a Parigi ma ristrettezze economiche e scarsa possibilità di lavoro costrinsero i genitori con i due ragazzi ad un nuovo trasferimento, questa volta definitivo a Londra.
    "I bambini non devono aver paura di questa storia. Non è crudele o spaventosa, racchiude molti aspetti positivi nonostante la malinconia dovuta alla perdita della loro casa, la lontananza dalla tata che li aveva cresciuti, la confisca dei beni, a causa del nazismo". Al di là del pericolo accorso (ma di cui i ragazzi forse non erano del tutto consapevoli) e del cambiamento sociale da famiglia benestante e con servitù a Berlino a stanze minuscole in cui si cenava con zuppa di patate, il film mette al centro la famiglia, la forza motrice del nucleo famigliare nel superare ogni difficoltà. E non manca affatto umorismo e leggerezza in Quando Hitler rubò il coniglio rosa, un film d'avventura che piacerà ai piccoli spettatori, una storia di coraggio, perseveranza, tenacia e infine di formazione, sulla capacità di adattarsi alle sfide che la vita ci pone davanti.
    "Il film - spiega la Link - racconta cosa significa essere profughi, ma, nonostante l'oscurità che avvolge i protagonisti, è anche un film sulla fiducia, la curiosità, l'ottimismo e mostra l'immenso potere che la famiglia può dare. 'Tutto è possibile finché restiamo insieme', questo era il motto di Judith Kerr ed è anche il tema che ha ispirato il film, dice la regista. Sarebbe piaciuto alla Kerr : l'autrice del romanzo è deceduta il 22 maggio 2019 all'età di 95 anni. La Sommerhouse Produktion ha fatto convergere sul film la partecipazione di varie società cinematografiche tedesche, svizzere, italiane (Rai Cinema), oltre a Warner Bros . (ANSA).
   

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